ABBANOA, IL PAPOCCHIO TRA SINISTRA E DESTRA PER FREGARE I SARDI

A RISCHIO LA GESTIONE PUBBLICA DELL'ACQUA

IL COLLEGIO SINDACALE DENUNCIA: SITUAZIONE FINANZIARIA FUORI CONTROLLO

LA BANCA EUROPEA DEGLI INVESTIMENTI CHIEDE CONTO DELLA SITUAZIONE

Il colpo di mano arriva durante la notte. Un Sindaco ormai del centrosinistra, ma già di area sardista, telefona al prode Presidente della Regione. A nome di tutti i sindaci (?) chiede lo slittamento dell'assemblea dei soci di Abbanoa.

L'intesa sullo slittamento va di lusso all'Amministratore Unico della società di sinistra (legato a Cabras ma con stretti rapporti con Oppi) che in un attimo recapita l'accordo con il presidente della Regione.

In un fonogramma, a 48 ore dall'assemblea fissata per ieri 25 novembre, comunica con enfasi: d'intesa con il presidente della regione l'assemblea degli azionisti è posticipata al giorno 9 dicembre. Luogo da stabilire. Considerata l'importanza dei punti all'ordine del giorno la star della giornata sarà il presidente della regione.

Il patto è racchiuso tutto in quella comunicazione. L'assessore che aveva messo nero su bianco il disastro della società dovrà stare a guardare.

Potranno mettere a tacere l'assessore ma la situazione non cambia e i Sindaci rischiano di farsi trasferire le quote azionarie di Abbanoa rischiando di mettere sul baratro i conti dei propri comuni.

Sì, perchè chiunque ha letto i bilanci e la relazione dei revisori capisce che sta per arrivare uno tsunami finanziario senza precedenti.

E' ovvio che tutto il tentativo è rivolto a coprire da una parte, e dall'altra scaricare su altri le responsabilità lasciando in sella coloro che hanno portato a questo scempio assoluto la gestione di Abbanoa.

E il tramite-sintesi di questa operazione non è l'amministratore unico, che certo ha il suo interesse a restare in sella, ma il direttore generale, capace con questi disastrosi risultati di restare in sella alternativamente con centrosinistra e centrodestra.

E così, come ho spiegato più volte, la voracità politica fa dimenticare le appartenenze quando di mezzo ci sono centinaia di assunzioni, di fatto senza controllo e tante altre prebende che costituiscono il più alto grado di clientela politica, alla pari solo della sanità!

Il papocchio a cosa serve? A proteggere il direttore generale che li tiene tutti in pugno e viceversa. E' l'artefice della disfatta della società ma è anche colui che ha ascoltato le esigenze politico-clientelari del sistema.

E ora che si giunti alla resa dei conti non si può non fare di tutto per salvare gli artefici del sistema clientelare da una parte e dall'altra tentare di ignorare le rilevantissime responsabilità nella gestione fallimentare di Abbanoa!

Entrerò nei dettagli nelle prossime ore, per soffermarmi ora sulla lettera del collegio sindacale, quello che deve controllare i conti e gli atti.

I signori revisori sono entrati in possesso del “Progetto-proposta Riorganizzazione Abbanoa S.p.A. – Conclusione PdR 2012 – 2019 - Piano di Sviluppo 2020 - 2025” e hanno scritto due pagine macigno.

Cifre e atti che non possono essere più ignorati ma che non si concludono come avrebbero dovuto.

In qualsiasi società se il collegio sindacale avesse scritto quello che hanno scritto i revisori di Abbanoa la scelta più complicata sarebbe stata quella di chi doveva aprire la porta e di chi dare la pedata.

In questo caso i revisori si limitano a scrivere che la società è sull'orlo del precipizio, ma imputano le responsabilità allo spirito santo e al sesso degli angeli.

Proprio loro che avrebbero dovuto essere chiari nelle responsabilità sparano nel mucchio senza mettere le mani, per esempio, sul disastro dell'appalto Vitrociset, gestito dal direttore generale, che ha portato allo sconquasso generale dei conti di Abbanoa!

Si imputa ad una surreale morosità volontaria, dimenticando lo screditamento generato dalle folli pretese della precedente gestione ( Ramazzotti Murtas) di rapinare i sardi, per esempio, con i conguagli pregressi bocciati anche oggi dalla Corte d'appello di Sassari.

Bollette pazze, bollette che non arrivano, bollette di 30 anni fa, bollette per case inesistenti!

Prima hanno screditato la gestione e dopo vorrebbero scaricare sui cittadini.

Dunque i revisori dicono che c'è il morto ma non si assumono l'onere, e il dovere aggiungo, di indicare l'omicida.

Saranno altri a farlo, nonostante le coperture politiche bipartisan.

Il pateracchio tra sinistra e destra per coprirsi reciprocamente non può fare a meno di leggere quanto scritto dai revisori e per adesso mi limito a questo.

La comunicazione è austera:

Gentili soci, il Collegio ritiene opportuno portare alla Vostra attenzione alcune considerazioni e criticità emerse durante i lavori del Collegio.

"Risulta evidente che il principale problema della società riguarda la morosità cosiddetta “volontaria”, ossia quella relativa a consumi e fatture non oggetto di contestazione. Purtroppo tale morosità si attesta solitamente intorno al

60% (data scadenza fattura) e, nel corso del 2019, sono stati registrati degli incrementi fino all’80%".

Dunque i revisori dichiarano che l'80% dei sardi non sta pagando le bollette!!! Magari si sono dimenticati di esaminare le ragioni di quel caos bollettazione e via dicendo.

Ma il dato più sorprendente, quasi a nasconderlo, senza mettere cifre, riguarda proprio i gentili soci!

Dicono i revisori:

"Tra i soggetti morosi rientrano anche alcuni soci che alla data del 31.12.2018 hanno incrementato il debito nei confronti della società per diversi milioni di euro". Il dato potrebbe essere superiore ai 90 milioni!

E a questo punto i revisori sono netti:

"Il problema della morosità ha importanti conseguenze sulla gestione della società e sulla continuità aziendale. La società in assenza di flussi finanziari adeguati e costanti non è in grado, infatti, di far fronte alle spese derivanti

dall’attività corrente, dagli investimenti e dalla gestione del debito, la cui copertura può essere garantita solo dal puntale incasso delle fatture".

E per i revisori il rischio è il fallimento, non lo dicono ma lo fanno capire. A partire dal concetto saranno i soci a dover ripianare, a pagare. Come dire signori sindaci che volete le quote sappiate cosa vi aspetta.

Scrive il Collegio:

"Nel caso in cui la morosità c.d. volontaria persistesse e/o aumentasse, si andrebbe incontro a un nuovo acuirsi della situazione di crisi finanziaria della società, con effetti negativi di cui i soci sarebbero i primi a subire gli effetti.

Non sfugge al Collegio un preoccupante incremento della morosità, anche rispetto alle utenze private, registrato nel corso dell’ultimo periodo dell’anno".

Il passaggio successivo è legato al sesso degli angeli in cui si cerca di scaricare le responsabilità sul niente, sull'impercettibile, il sovrannaturale.

Scrivono i revisori:

"Purtroppo, tale incremento risulta concomitante anche con alcune posizioni assunte da alcuni soci rispetto all’amministrazione e alla governance della società. A tal proposito è opportuno segnalare che in considerazione di tale situazione di morosità e dei ritardi relativi l’approvazione dell’ultimo bilancio, così come le dichiarazioni rilasciate in assemblea, hanno determinato richieste di chiarimento da parte di alcuni fornitori e, soprattutto da parte degli istituti di credito che, si ricorda, già rispetto al piano di ristrutturazione 2012-2019 non avevano ritenuto di partecipare al medesimo per 120 milioni di euro".

Non soddisfatti aggiungono che grazie agli Ufo anche la banca europea degli investimenti sta chiedendo conto della situazione finanziaria:

"Anche per ciò che concerne il prestito BEI (200 milioni di euro), la stessa Banca Europea per gli Investimenti è entrata nel merito della situazione aziendale chiedendo specifici chiarimenti sul ritardo nell’approvazione del bilancio 2018".

E infine la minaccia. Se non fermate il trasferimento delle quote e nel contempo, senza dirlo, lasciate in carica gli attuali responsabili si rischia di perdere lo status di acqua pubblica:

".. il socio RAS successivamente non ha posto in essere alcun atto che consentisse di dare avvio al procedimento amministrativo attuativo della legge.

In considerazione di quanto espresso e dell’approssimarsi della scadenza, al fine di salvaguardare la continuità aziendale e il corretto svolgimento del servizio di affidamento in concessione, si invitano i soci ad assumere tutte le
iniziative opportune e/o necessarie al pieno rispetto dei termini e delle prescrizioni di cui alla Legge Regionale 4/2015. Si segnala che il mancato rispetto dei predetti potrebbe avere effetti sulla perdurante legittimità dell’affidamento in house. Sul punto il Collegio ritiene opportuno che la società compia un urgente approfondimento
giuridico, comunicando i risultati ai soci".

Come dire lo spettro è quello che l'acqua non sia più governata da un soggetto pubblico.

Ma non è da escludere che qualcuno ci stia pensando, giusto per replicare il caso dell'aeroporto di Alghero.

La compagine politica è la stessa: trasversale con personaggi border line che distruggono il pubblico per favorire l'arrivo delle banche amiche!

Ma con l'acqua sarà più difficile!