CAGLIARI BASE MILITARE PER LA LIBIA? FERMATE LA FOLLIA

Se l’annuncio non l’avesse fatto il capo di Stato maggiore della marina militare ci sarebbe stato da ridere. E, invece, tale malsano progetto è stato proferito ieri dall'eccelso numero uno della marina italiana davanti ad una platea di pochi affezionati e nostalgici.

La trasformazione di Cagliari in un porto militare, avamposto per le operazioni in Libia, è una follia, senza se e senza ma.

Roba per ammalati di militarismo acuto, per modesti personaggi che non distinguono funzioni e ruoli, competenze e poteri.

Questa fotografia divulgata dall'ufficio stampa della Marina è la rappresentazione plastica dello Stato in terra sarda.

Una recinzione alta 3 metri che vieta e sottrae a Cagliari, alla Sardegna e ai sardi un fronte mare straordinario per centinaia e centinaia di metri. 50.000, cinquanta mila metri quadri privati allo sviluppo dell'isola in uno dei fronti mare più suggestivi della Sardegna. Ad occupare quegli splendidi palazzi fronte mare poche decine di persone. Un indice di occupazione di 4/5 ad ettaro.

Nel cuore di Cagliari, 5 ettari per pochi eletti!

Un valore immenso tenuto in ostaggio dalla smania militare di occupare la Sardegna e dall'insulsa distrazione della politica, sempre pronta a frequentare i salotti dei comandi militari.

Dai baciamani alle first lady agli ossequiosi festini di Stato.

La foto è emblematica: un manipolo di ufficiali, pochissimi marinai, qualche parente stretto. Al massimo una cinquantina di persone fatte arrivare da ogni dove per omaggiare il capo.

Cavo Dragone, comandante in capo, parla come un novello conquistatore venuto per in terra sarda a recintare un altro pezzo di Sardegna.

E alla platea da quattro gatti, tutti sull’attenti, annuncia che Cagliari sarà la piattaforma logistica militare per le operazioni in Libia. Parole esatte:

"avamposto per le operazioni in Libia"!

Se non fossimo governati da inetti e incapaci sarebbero dovuti intervenire gli agenti della forestale per sciogliere l’adunanza sediziosa.

C'è da rabbrividire e indignarsi al solo pensare che un ammiraglio dello Stato italiano possa impunemente giungere in Sardegna per affermare che il porto di Cagliari è di fatto una base militare per le operazioni nel nuovo scenario geopolitico del Mediterraneo .

Il silenzio della politica e la sottovalutazione da parte degli organi di informazione, dinanzi a questa ennesima offesa non solo istituzionale ma sostanziale della Sardegna, è un fatto di gravità inaudita.

È impensabile che si possa accettare un simile sopruso e abuso da parte di un ammiraglio che non ha la più elementare cognizione della Sardegna e dei sardi.

Avevo cercato in tutti modi di fargli capire in commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito che la Sardegna non avrebbe più sopportato ulteriori spregiudicate invasioni dalle lobby militari e belliche. Non lo ha capito. O non mi sono fatto comprendere.

Ci riprovo.

La malsana idea di trasformare il porto di Cagliari in un avamposto militare per sconosciute missioni in Libia e nel Mediterraneo andrebbe rispedita al mittente con contrite ed efficaci emissioni sonore.

Invece niente, il presidente della regione insegue il niente, il sindaco Jennifer Lopez!

Nel frattempo non solo non liberano quegli immensi caseggiati dal molo Ichnusa a su Siccu, occupati di fatto abusivamente da qualche dipendente della marina, l'art.14 dello Statuto docet, che potrebbe trovare collocazione in ben altre realtà, ma si candidano a realizzare una vera e propria base operativa militare nel cuore di Cagliari.

Visioni urbanistiche militari da trogloditi della pianificazione territoriale.

Anche un bambino capirebbe che una base operativa militare non si piazza nel cuore di una città capoluogo e tantomeno abitata da centinaia di migliaia di persone.

Vi serve una base operativa per la Libia?

Fatevela in casino, non in Sardegna!

Istituire una funzione militare operativa, così come annunciato ieri dal capo di Stato maggiore della marina militare, senza che nessuno lo abbia ufficialmente autorizzato è follia dello Stato allo stato puro.

Una Sardegna in balia di trafficanti di rifiuti, militari protesi a mire espansionistiche, usurpazione e occupazione di una terra rimasta senza difesa e senza dignità.

Tutto questo con una classe dirigente prona ai poteri forti, incapace di intendere e volere, disposta ad ogni sopruso e abuso pur di non disturbare il manovratore di turno.

Sarebbe bastato un minimo di sale in zucca per cacciarlo via, senza troppi salamelecchi di palazzo!