CASCHI BLU, NANI & BALLERINE

Mi ero ripromesso di non cadere nella trappola della più imponente "distrazione" di massa mai messa in atto in Italia.

Per un attimo, ma solo per un attimo, contravvengo all'impegno che avevo assunto con me stesso.

Oggi, in mezza giornata, sulle coste del Sulcis, nell'area operativa del più vasto poligono Nato del Sud Sardegna, sono sbarcati 27 algerini.

Senza clamore e senza selfie. Senza Ong e senza capitani. Intercettati occasionalmente, ma senza telecamere al seguito, nel silenzio più assoluto di tg e potenti media italiani.

Non verranno mai rimpatriati, saranno espulsi. Un modesto decreto di espulsioni, senza verifica. Si faranno un giro in Italia dopo esser stati caricati in una nave per Civitavecchia.

Se mai dovessero ritornare in Algeria, tra qualche settimana riprendono un barchino e ritornano a Porto Pino. E' capitato tre giorni fa. Un affezionato del posto ha preso il barchino due volte in tre mesi. Sempre nel Sulcis, stesso punto della volta scorsa.

Rifletto a voce alta. Qualche mese fa spiegai che lo scenario libico avrebbe finito per aggravarsi come non mai.

Pensavo fosse scontato per un normale governo di un paese occidentale, come quello italiano, seppur costellato da incapaci e selfisti indefessi, assumere un'iniziativa seria e decisa in quello scenario.

Zero che zero. Appelli ridicoli e inutili ad una tregua auspicata come l'esortazione rivolta ad un gruppetto di ragazzotti che fanno a pugni nella piazzetta del paese. Roba da dilettanti allo sbaraglio.

Incapaci non solo di traguardare iniziative concrete in quel teatro di scontri ben più ampio ma ridicoli nella stessa proposizione di soluzioni da battaglia navale meritevoli del premio oscar per la stupidità.

C'è qualcuno che esorta il blocco navale. Non sanno di cosa parlano. Siamo dinanzi ad incompetenti, fieri di mostrarlo al mondo intero.

Per quale motivo il blocco navale è ridicolo? Semplice, non ci vuole uno scienziato per capirlo. Stiamo parlando, se tutto va bene, di 1.000 km di coste a rischio partenze sul fronte africano, dalla Tunisia, passando per l'Algeria e la Libia.

Mille km di navi piazzate a ridosso della battigia africana? Non diciamo cazzate! Tutte sparate funzionali a prendere per il culo un popolo che si lascia fottere come niente dal primo muso duro che alza la voce con i deboli e scappa con i forti!

Il blocco navale dovrebbe avvenire a dodici miglia dalla costa africana, ovvero nelle acque internazionali.

E dunque se un barchino parte da Annaba o da Tripoli e arriva a 11 miglia virgola 99 lo affondi a colpi di mortaio?

Suvvia, solo un cretino può pensare a queste stupidaggini.

Non ci sarà nessun militare, nessun marinaio con le stellette che sparerà mai ad un gommone carico di profughi, migranti o povera gente. Nessuno sparerà, anzi, è molto più probabile che li soccorreranno facendoli salire a bordo delle navi militari per portali in luoghi sicuri, non certamente nella costa africana.

Del resto in queste ore le motovedette di Stato hanno portato in terra italiana molti più migranti di quanti ne abbiano recuperato le Ong.

Dunque, questa storia del blocco navale è l'ennesima cazzata di coloro che devono solleticare la stoltezza umana per recuperare qualche voto di pancia.

Governare questi processi è cosa molto più seria che spararla grossa, una a pranzo e una a cena, a seconda dell'edizione del Tg2 o del Tg1.

Significa, per esempio, rendersi conto che l'ignavia del governo italiano nella vicenda libica, e in tutto il versante africano, renderà l'Italia sempre più vulnerabile. Sotto ogni punto di vista.

L'incapacità di governare e affrontare questi processi internazionali davanti a casa propria lascia comprendere che si passerà l'estate con mille sceneggiate come quelle di queste ultime settimane. E tutti a fare tifo per speronamenti e affondamenti, per capitani e capitane.

La realtà è ben diversa. Un paese responsabile se avesse un Capo dello Stato sarebbe messo dinanzi a scelte ben più solide e meno da avanspettacolo.

Purtroppo non c'è nemmeno un Capo dello Stato che, scevro da condizionamenti elettorali, avrebbe potuto esortare con atti propri un vero protagonismo italiano in Libia e nel Maghreb.

Protagonismo serio, non affidato a quattro bulletti di provincia.

Protagonismo politico, economico e sociale vero, fondato su atti concreti, incisivi e autorevoli.

Esortando, per esempio, l'arrivo in Libia dei caschi blu dell'Onu, per sottrarre l'iniziativa militare sottobanco e vigliacca ad un altro modesto nanetto come Macron.

I caschi blu, avrebbero un duplice compito, disarmare e favorire i corridoi umanitari. Fermare le ostilità, non a parole ma con interventi concreti e immediati.

E i caschi blu possono, loro sì, presidiare e bloccare le partenze dei migranti,quelli solitari e quelli ricattati dai trafficanti di uomini.

Presidi attivi sulle coste, pattugliamenti a terra, da Tripoli ad Annaba, prima che partano barche e barchini, svuotando i lager e attrezzando campi di accoglienza degni di questo nome direttamente in Africa.

Tutto questo non in chiave militare, da blocco navale dei miei stivali.

Serve un'iniziativa congiunta con gli Stati e i governi riconosciuti nel Maghreb e non solo.

Bisogna sganciare soldi veri, per essere chiari.

Pagare i governi africani, perchè possano congiuntamente ad un'Europa solidale e non di profittatori aiutare coloro che sono meno fortunati e più depredati.

Sì, depredati, dall'Eni, dalla Total, dalla Repsol spagnola alla tedesca Wintershall.

Gente che va, buca, prende petrolio a quattro soldi, riempie le casseforti e se ne fotte di tutti.

Loro per primi devono versare i propri profitti da rapina nel fondo mondiale per salvare l'Africa, per restituire serenità ad un popolo a cui abbiamo tolto tutto, anche la dignità di poter continuare a stare nella propria terra.

Insomma, occorre togliere di mezzo nani e ballerine, affondatori di barche e barchini e assumere iniziative serie e concrete, prima che sia davvero troppo tardi.

E se è vero come è vero che oggi nel Sulcis, nell'area operativa della base di Teulada, sono sbarcati 27 algerini senza colpo ferire significa che l'esercito è l'ultima soluzione.

Serve testa e lungimiranza, buon senso e senso di responsabilità.

Roba per Statisti, non nani e ballerine.