EPPURE CI VUOLE POCO PER CAPIRLO... LEONI IN CATALOGNA E CONIGLI IN SARDEGNA

Eppure ci vuole poco per capirlo: non si sta perseguendo il referendum per l'indipendenza, ma lo strumento, la strada per poterlo fare quando e se decideranno mai di indirlo (promuoverlo) il Consiglio Regionale o 100.000 sardi.

Ecco, sarebbe bastato soffermarsi su questo primordiale presupposto della proposta di legge costituzionale per evitare giudizi affrettati, stoltezze da dilettanti allo sbaraglio, o peggio affermazioni figlie della malafede da avanspettacolo.

Chiunque in questi giorni abbia espresso giudizi sulla nostra proposta senza partire da questo presupposto giuridico e sostanziale o è in malafede o è ignorante.

Si legge di pseudo indipendentisti leoni in Catalogna e conigli in Sardegna pronti a sparare a vista a chi si azzarda a proporre un passo in avanti rispetto alla palude fallimentare di un'autodeterminazione da salotto e gazzosara.

Certo, queste posizioni da perenne retromarcia non aiutano la nostra sfida e la nostra proposta, ma del resto sin dall'inizio sapevamo di non poter contare su cotanta balentia.

E oggi leggendo le cronache capita di vedere alleati i peggiori italianisti del diritto ottuso e primitivo con gli artefici delle marce sarde su Barcellona. Tutti schierati sul dogma: il referendum non si può fare e non si deve fare.

Ai primi, gli italianisti del referendum non si può fare, vorrei dire: la stoltezza dei vostri ragionamenti appartiene alla presunzione di avere la verità in tasca e l'arroganza di voler continuare a tenere la Sardegna sotto schiaffo di uno Stato che da un secolo almeno viola tutti i diritti doveri fondamentali, dal riequilibrio alla coesione, dall'equità fiscale a quella sociale. Siete servi del sistema e interpreti bui del diritto che vieta, che impone, che ordina. Non vi appartengo concetti elementari come sovranità del popolo, autogoverno e autodeterminazione, eliminazione di discriminazioni e oppressioni. Volete imporre la vostra malasorte ad un popolo e ad una terra seviziata da minorenne e oltraggiata da adulta.

Ai secondi, i leoni in Catalogna e conigli in Sardegna, vorrei schiettamente suggerire: se non avete capito la proposta fate ammenda. Leggetela, capirete che nessuno ha proposto che domani si faccia il referendum. Solo pensarlo è da idioti. Con quei giudizi trancianti, senza costrutto e senza lettura, abbracciate le tesi di chi vuole vietare ai sardi di decidere, oggi o domani. Quella che abbiamo proposto è una strada, l'unica strada, per adesso, realmente perseguibile. L'unica strada concreta proposta nel deserto assoluto. Spero che nessuno voglia illudersi che ci sarà una guerra civile in Sardegna per difendere diritti e conquistare l'indipendenza. Oggi che piaccia o non piaccia questa proposta di legge costituzionale è l'unica azione concreta che apre un minimo e umile varco giuridico e giudiziario per intraprendere un percorso. Che sarà lungo e difficile. Un viatico legislativo e giudiziario forse irripetibile visto che non saranno a spinte i futuri deputati sardi a presentare tale "oltraggiosa" proposta di autodeterminazione del Popolo Sardo.

Ai Sardi, invece, vorrei sommessamente confessare: bisogna alzare l'asticella. Lo devono fare anche i Sardi contro l'indipendenza. Lo devo fare sopratutto quelli contro, che sono certamente la maggioranza. Se i ricchi veneti e lombardi puntano a conquistare la specialità autonomistica alla pari della Sardegna e forse molto di più significa che avranno poteri e risorse decisamente superiori a quelle della Sardegna. Questo significa che anziché ridurre i divari questi si amplieranno maledettamente. Lo capisce anche un bambino: se la Lombardia e il Veneto rivendicano specialità e la Sardegna resta ferma non solo non ci sarà riequilibrio ma lo svantaggio competitivo sarà sempre maggiore. Se avessimo la possibilità di indire un referendum per l'indipendenza potremo minacciare lo Stato di andarcene e tentare di fare da soli, ma quello strumento non solo non lo abbiamo ma non ce lo vogliono nemmeno far accarezzare. Per lo Stato centrale dobbiamo restare succubi, poveri e in silenzio.

Ho proposto una legge che verrà quasi certamente dichiarata inammissibile proprio a dimostrazione che, secondo costoro, dobbiamo restare incatenati al guinzaglio di Stato.

Ma è quella dichiarazione di inammissibilità aprirà un contenzioso, almeno questo perseguiremo, a livello internazionale. L'unico contesto giudiziario che può aprire un varco, così come è successo per altre decine di casi nel mondo in condizioni anche più difficili.

Serve alzare l'asticella, serve alzare il livello del confronto-scontro. Per non restare schiacciati e sempre più ultimi.

I Sardi possono dividersi se perseguire l'indipendenza o la sudditanza, ma dovrebbero unirsi per perseguire uno strumento che gli consenta di scegliere.

Un Popolo è tale se può decidere del proprio futuro. Oggi i Sardi non lo possono fare. Ed è anche per questo che siamo maltrattati e discriminati. E' anche per questo che paghiamo l'energia il 40% in più degli altri cittadini italiani ed europei, paghiamo i trasporti il 40% in più di tutto il resto d'Italia e d'Europa e molto spesso siamo anche isolati.

Possiamo scegliere di diventare Italiani o ritornare ad essere Sardi padroni a casa nostra.

La forza di un Popolo, il suo rispetto, però, dipende dal poter esercitare questo diritto di scelta.

Infine, a quei quattro costituzionalisti da quattro soldi a servizio del Pd e di qualche potere di palazzo vorrei dire: la proposta di legge che ho presentato non solo è l'unico percorso costituzionalmente perseguibile ma è anche l'unico che trova fondamento in una proposta analoga per il Sud Tirolo a firma di un costituzionalista illuminato e non ottuso quale l'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. L'ha proposta dopo il settennato al Quirinale e il senato l'ha dichiarata ammissibile. Dunque basta con il cialtronesco dogma del non si può fare.

Alla Sardegna non servono conigli, costituzionalisti da merenda, o servi ottusi, servono coraggio, unità e idee chiare.

Noi un percorso serio, concreto e deciso l'abbiamo indicato. Per far rispettare la Sardegna, per rendere i Sardi protagonisti e artefici del proprio futuro. A schiena dritta, testa alta. E Unidos.