C'E' ERDOGAN DIETRO IL FURTO DEL MARE SARDO, PERICOLOSISSIMA OPERAZIONE TURCA DAVANTI A CASA

E' IL PRIMO MARZO DEL 2018 QUANDO ERDOGAN VOLA IN ALGERIA

Non è uno che si muove facilmente, ma quando si muove c'è un motivo preciso.

Recep Tayyip Erdoğan, il padre padrone della Turchia, a capo non per caso di una ormai monarchia di fatto, arriva ad Algeri con tutti i salamelecchi delle grandi occasioni.

Incontri fitti fitti, come se il nuovo messia ottomano dovessi dettare l'agenda e i confini del rinato impero turco.

Non è un caso, ovviamente, che sia in Turchia in quei giorni di stravolgimenti e proteste sociali.

Dove c'è crisi nei paesi arabi c'è Erdogan, davanti o dietro, lui c'è sempre.

Figuriamoci se si lascia sfuggire l'avamposto turco.

Sa bene che l'Algeria è un enclave decisivo per l'estensione delle sue mire sul Mediterraneo occidentale.

Conosce a menadito le norme che regolano i confini a mare, le ha sperimentate su tutti i fronti: chi prima arriva è padrone.

Se, poi, hai una potenza militare capace di bombardare senza richiedere l'autorizzazione di chicchessia il gioco è fatto.

Recep Tayyip Erdoğan e il decadente presidente algerino Abdelaziz Bouteflika si guardano negli occhi per ore.

I vertici militari italiani osservano e scrutano da lontano. Nell'ambasciata con il tricolore ad Algeri si osservano con discrezione, ma anche preoccupazione le mosse turche davanti a casa nostra.

Non trapela niente, ma certamente Erdy qualcosa porta in serbo.

Solo qualche giorno dopo si comprenderà che l'operazione ha una sigla sconosciuta all'Italia, EEZ, acronimo inverso di Zona Economica Esclusiva.

Significa che uno Stato che ha voglia di espandere le proprie attività economiche lo può fare sino a 200 miglia dalle proprie coste, sopratutto se mai nessuno ha rivendicato quegli specchi acquei.

L'Italia dorme da sempre in terra, figuriamoci a mare. Mai una richiesta in tal senso. Erdogan lo sa e suggerisce l'operazione sotto la sua egida.

Dice agli algerini: decretate la zona economica esclusiva, blocchiamo il Mediterraneo occidentale e proiettiamo il raggio d'azione sino al Tirreno.

Poco importa se nel Tirreno c'è la Sardegna e l'Italia.

Se ne fotte Erdogan. L'appoggio all'Algeria è totale. E sa come parlare la lingua dei petroldollari meglio di chiunque altro.

Il primo marzo del 2018, venti giorni prima dell'annessione delle acque internazionali davanti alla Sardegna, il leader turco anima il Business Forum Turchia-Algeria e dichiara: “Vediamo l'Algeria come un'isola di stabilità politica ed economica nella sua regione. Di fatto l'Algeria è il nostro più grande partner commerciale in Africa. Francamente, non troviamo sufficiente il volume degli scambi che vogliamo portare subito da 3,5 miliardi di dollari ad almeno a 5 miliardi ".

Recep Tayyip Erdoğan nella sua visita pre-scippo all'Algeria ha parlato direttamente agli uomini d'affari turchi e algerini al Forum delle imprese Turchia-Algeria.

"ABBIAMO ESTESO LE NOSTRE MANI ALLE PERSONE APERTE IN TUTTO IL MONDO"

Parla da imperatore e dichiara: la Turchia ha teso le sue mani alle persone oppresse in tutto il mondo con i suoi aiuti umanitari e allo sviluppo con 6 miliardi di dollari. Offriamo opportunità di istruzione in Turchia a 16.500 studenti, molti dei quali provenienti dall'Africa con borse di studio in Turchia. Con una spesa di 30 miliardi di dollari la Turchia ha ospitato quasi 4 milioni di persone che si sono rifugiate in Turchia a causa dei conflitti in Siria e Iraq.

La sua platea è selezionata: ci sono quasi 200 uomini d'affari turchi e quasi 600 algerini.

"Questo incontro - esorta Erdogan - dovrebbe essere annotato nella storia come un atto di solidarietà tra Turchia e Algeria".

"LA TURCHIA È APERTA A QUALUNQUE COOPERAZIONE CON L'ALGERIA SULL'AGRICOLTURA"

E poi annuncia: "Tra i due paesi sono stati firmati sette accordi tra cui quelli per rafforzare la cooperazione nel settore agricolo e preparare i futuri programmi per il settore turistico".

Dopo le favole ci sono poi gli affari veri:

“Siamo consapevoli - racconta Erdogan alla sua platea algerina - del fatto che la caduta dei prezzi dell'energia sta influenzando negativamente l'Algeria. Dovremmo compensarlo migliorando le nostre relazioni economiche in altri settori e procedere ulteriormente. Dobbiamo continuare le nostre iniziative volte a rafforzare gli scambi bilaterali nonostante tutte le sfide. Avremo l'opportunità di compiere passi più concreti e più rapidi in tutti questi settori dopo che l'accordo sulla protezione degli investimenti e la promozione reciproca sarà firmato a seguito dei negoziati. "

Ma le firme pesanti Erdogan le ha già messe qualche ora prima.

Nella stessa giornata ha firmato sette accordi di cooperazione in Algeria con la Sonatrach e due aziende turche investiranno un miliardi di dollari.

Sono sette, infatti, gli accordi bilaterali firmati dalla Turchia con l’Algeria in occasione della visita ad Algeri del presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

L'agenzia Juene Afrique racconta: si è trattato della quarta visita del leader turco nel Paese del Nord Africa.

L’Algeria è stata la prima tappa del tour di Erdogan in Africa occidentale.

Ad Algeri l’intesa più importante è stata firmata dall’azienda algerina Sonatrach e dalle due imprese turche Ronesans e Bayegan, che si sono impegnate a investire un miliardo di dollari nel settore petrolchimico nel sito di Yumurtalik, una zona franca nei pressi di Adana, nel Sud della Turchia.

L’impianto dovrebbe produrre 450.000 tonnellate di polipropilene l’anno, con l’impegno della Sonatrach a fornire la materia prima.

Erdogan fece la sua prima visita in Algeria nel maggio maggio 2006, un anno dopo aver ricevuto il presidente Abdelaziz Bouteflika ad Ankara, quando, ancora premier, firmò ad Algeri un accordo di amicizia e cooperazione.

Il volume degli scambi commerciali era allora di 2 miliardi di dollari, mentre oggi si attesta sui 3,5 miliardi, ancora lontano dai 10 miliardi di dollari auspicati da Erdogan.

Algeri rimane comunque il primo partner commerciale di Ankara in Africa e sono circa 800 le aziende turche presenti nel Paese africano, che danno lavoro a 28.400 persone.

Ed è sempre Erdogan il primo a precipitarsi in Algeria appena eletto il nuovo presidente, guarda caso supportato dai Fratelli musulmani di Erdogan.

Le sue parole celano l'abbraccio totale: "Vediamo l'Algeria come un paese amichevole e fraterno, nonché uno dei nostri partner strategici nel Nord Africa. L'Algeria è una delle porte più importanti della Turchia per il Maghreb e l'Africa "- ha detto Erdoğan.

"Credo che sarebbe felice iniziare i negoziati per un accordo di libero scambio per approfondire ulteriormente le nostre relazioni economiche".

Lo ha detto senza mezzi termini al nuovo Presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, facendo capire che il protettorato turco è lì,a sua disposizione.

Ed è proprio questa pressione della Turchia sul Mediterraneo a mettere in subbuglio le diplomazie.

L'Algeria non ha mezzi sufficienti per pattugliare la nuova zona economica esclusiva ma la Turchia sì.

E negli ambienti più riservati la preoccupazione non è per l'Algeria ma per ciò chi c'è dietro.

Erdogan ha confermato più volte di avere smania ottomana, imperialista per antonomasia.

E questa volta nelle sue ambizioni c'è il Mediterraneo occidentale e il Tirreno.

In Italia dormono, fanno finta che non esista nessun atto decisivo ma loro per primi sanno che non è così.

E lo sa anche Recep Tayyip Erdogan!