PILI: ESPOSTO ALLA PROCURA DI ROMA CONTRO LA PROROGA TIRRENIA - TRASMESSI ATTI ANCHE ALL’AUTORITÀ ANTICORRUZIONE

TRASMESSI ATTI ANCHE ALL’AUTORITÀ ANTICORRUZIONE

“La convenzione dello Stato con Cin-Tirrenia va rescissa e non prorogata. Chiunque del Ministero delle infrastrutture e trasporti dovesse perseguire la proroga dell’illegittima e illegale convenzione deve essere perseguito penalmente. Si tratterebbe di un illecito favoreggiamento e arricchimento ingiustificato e ingiustificabile di una società privata. Lo Stato aveva 8 anni per gestire la nuova continuità territoriale, arrivare all’ultimo momento per poi decidere una proroga significa aver palesemente perseguito il favoreggiamento della ex Tirrenia e di Onorato. Questa ipotesi non deve nemmeno essere presa in considerazione. Chiunque lo facesse deve essere perseguito anche sul piano erariale per un grave danno alle casse dello Stato”.

Lo ha dichiarato il leader di Unidos Mauro Pili e rappresentante della petizione che ha raccolto sino ad oggi quasi 64.000 firme certificate contro la convenzione con Tirrenia-Moby. Pili ha stamane presentato un formale esposto alla Procura della Repubblica di Roma e ha trasmesso una segnalazione all’Autorità nazionale Anticorruzione.

“Dopo il pronunciamento totalmente contrario dell’Autorità garante per la concorrenza per una proroga della Convenzione suonano come un annuncio di reato le parole dell’assessore regionale dei trasporti che avrebbe avuto garanzie per una proroga della convenzione. Se così fosse – dice Pili - la Procura deve indagare su chi sta assumendo comportamenti e atti tesi a impedire una nuova continuità territoriale che cancelli la convenzione attuale”.

Nell’esposto Pili richiama la gravità del rinnovo della convenzione:

“Considerato che sin dal 18 luglio 2012 il Ministero delle Infrastrutture e trasporti è a piena conoscenza della scadenza della convenzione con la Società Cin prevista per il 18 luglio 2020 risulterebbe di gravità inaudita che, come riferito dall’assessore regionale, il Ministero, attraverso indicazioni dell’organo politico e nella fattispecie il Ministro o un suo delegato, o per diretta iniziativa degli uffici, stesse perseguendo atteggiamenti e comportamenti tesi a favorire la proroga della Convenzione richiamata;

A supporto della valutazione sul siffatto possibile atteggiamento, oltre alle dichiarazioni dell’assessore regionale, va segnalato che la tempistica indispensabile per l’espletamento di una procedura di evidenza pubblica di tale portata, soprattutto per quanto riguarda il rilievo internazionale della necessaria competizione, appare già superata o in fase di superamento;

In tal senso si fa richiesta affinché l’Ecc.ma Procura possa accertare se il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti abbia attivato tutte le necessarie procedure al fine di evitare qualsivoglia ipotesi di illegittima e illegale proroga della Convenzione stessa;

In tal senso si chiede di valutare se siano stati compiuti o meno comportamenti o atti, o il ritardo degli stessi, che possa configurare reati di abuso di ufficio, salvo che il fatto non costituisca un più grave reato;

Si chiede inoltre di accertare se il Ministero delle Infrastrutture abbia predisposto o abbia compiuto atti tesi alla proroga della Convenzione richiamata che si configuri come grave violazione delle norme in materia di affidamento dei contratti attraverso procedure diverse rispetto a quelle ordinarie nonché il controllo sulla corretta applicazione della specifica disciplina derogatoria prevista per i casi di somma urgenza e di protezione civile;

il mancato esperimento di procedure ad evidenza pubblica, laddove previste come in questo caso, costituirebbe evidente danno per lo Stato e nel contempo arricchimento diretto di un soggetto terzo nella fattispecie la società Cin;

Tali «violazioni gravi» si configurano qualora si perseguano atti, come nel caso della proroga, facilmente prevedibili con congruo anticipo, in questo caso otto (8) anni e per negligenza o per pianificata inefficienza non siano stati messi in essere i provvedimenti necessari per lo svolgimento regolare degli affidamenti”.

“In questo scenario – aggiunge Pili - si colloca la predisposizione di un progetto di fusione per incorporazione di Moby S.p.A in Compagnia Italiana di Navigazione S.p.A. ai sensi dell’art.2501-bis del codice civile;

Nel progetto di fusione a pag. 19 del testo depositato all’archivio ufficiale delle C.C.I.A.A. si può leggere: tale convenzione sia attualmente in essere per il periodo 2012-2020 con termine nel luglio 2020. Lo scenario ipotizzato prevede una proroga nei termini della convenzione in attesa del completamento dell’iter di aggiudicazione che si ipotizza perfezionato oltre l’orizzonte di Piano;

Si tratta, come si può ben comprendere, di una gravissima comunicazione sociale resa ufficialmente da parte del sign. Alessandro Onorato, vice Presidente esecutivo della Moby S.p.A che senza aver alcuna apparente certezza di tale ipotesi la fornisce ai mercati come elemento di fatto acquisito inducendo in valutazioni economiche prospettiche errate e non attendibili considerata l’inconsistenza delle affermazioni contenute nel piano;

Affermare, come ha fatto il vice presidente della Moby, che si prevede una proroga dei termini costituisce già di per se un’ipotesi di reato sulla quale si chiede all’Ill.ma Procura di valutare l’eventuale dolo nelle affermazioni riportate nel Piano ed, eventualmente, su quali presupposti tali scenari sono stati posti in modo così rilevante alla base di un Progetto di fusione così delicato e complesso”;

Il testo integrale dell'esposto alla Procura della Repubblica di Roma:

http://www.unidos.io/testo-integrale-esposto-alla-procura-di-roma-contro-proroga-tirrenia/