FOGNOPOLI, DIVIETO ASSOLUTO NELL'AREA DOC DELLA MALVASIA - OMISSIONI E NON SOLO

LEGGI VIOLATE, IN TANTI HANNO CHIUSO GLI OCCHI NELL'AFFARE FOGNARIO

Non servono avvocati o ingegneri, sarebbe bastato un buon maestro elementare!

Le parole da leggere, è vero, sono scritte in lingua italiana ma pur sempre chiara anche in terra sarda:

Divieto di realizzazione di impianti di gestione rifiuti;

Non c'è scritto "valutazione discrezionale" c'è scritto "divieto", senza se e senza ma.

Basta andare a pagina 455 del Piano regionale dei Rifiuti speciali della regione Sardegna approvato il 23 dicembre del 2016!

Nessuno si azzardi a raccontare che il progetto di Magomadas è stato presentato prima di quella data!

Basta leggere le norme e il piano precedente: stesso identico divieto!

Un piano vincolante, perchè lo dice la legge, perchè lo scrivono gli stessi progettisti del progetto di Magomadas!

Peccato che si siano dimenticati di leggerlo e di rispettarlo!

Il divieto assoluto di costruire impianti di trattamento rifiuti, e i fanghi fognari, sono annoverati tra questi riguarda quelle aree definite:

Territori con produzioni agricole di particolare qualità e tipicità;

Ovviamente da un ambito areale ampio si passa ad uno più definito, codificato sulla cartina geografica.

E la norma si fa stringente, il divieto assoluto è circoscritto:

"Si applica alle aree caratterizzate da prodotti agricoli e alimentari a denominazione di origine controllata (DOC), a denominazione di origine controllata e garantita (DOCG), a denominazione di origine protetta (DOP), a indicazione geografica protetta (IGP) e a indicazione geografica tutelata

(IGT); alle aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche dell'agricoltura biologica ai sensi del regolamento (CEE) n. 2092/91 del Consiglio, del 24 giugno 1991; alle zone aventi specifico interesse agrituristico.

La norma attuativa regionale discende da una disposizione statale precisa :D.Lgs. n. 228/2001, art. 21.

Dunque, vietato qualsiasi tipo di impianto di trattamento rifiuti nelle aree di produzione agricola con Denominazione di Origine Controllata!

E per quegli sprovveduti, servi dei fognaioli pugliesi, che ignorano l'abc delle norme bisogna ricordare che per l'istituzione in una produzione Doc si deve percorrere un iter amministrativo e legislativo di non poco conto, con tempi biblici.

Non sarà sfuggito ai cultori della Planargia che quel territorio è l'area Doc per eccellenza della Malvasia di Bosa.

Non area indefinita, ma anche in questo caso circoscritta con un decreto istitutivo della zona speciale e riservata per la produzione DOC della Malvasia di Bosa!

La zona DOC è approvata con un Decreto del Presidente della Repubblica del 21.07.1972 G.U. 255 - 28.09.1972.

Il contenuto di quel decreto è stato modificato con DM 30.03.2001 G.U. 102 - 04.05.2001, con DM 24.06.2011 G.U. 162 -14.07.2011, con DM 30.11.2011 che gli appassionati possono trovare nel sito ufficiale del ministero delle politiche agricole e forestali, Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP;

Cosa prevede quel decreto tanto voluto dagli avi della Malvasia della Planargia?

Articolo 1 - Denominazione e vini - La denominazione di origine controllata “Malvasia di Bosa” è riservata ai vini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti prescritti dal presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie: “Malvasia di Bosa”; “Malvasia di Bosa” - riserva; “Malvasia di Bosa” - spumante; “Malvasia di Bosa” - passito;

A questo punto il decreto si fa stringente, la Malvasia è sottoposta ad un limite territoriale vincolante: si deve produrre in un'area circoscritta e delimitata.

E per questo motivo interviene l'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica:

Zona di produzione delle uve - La zona di produzione delle uve atte a produrre i vini a denominazione di origine controllata “Malvasia di Bosa” comprende in parte il territorio dei seguenti Comuni: Bosa, Suni, Tinnura, Flussio, Magomadas, Tresnuraghes, Modolo in Provincia di Oristano.

Tale zona è così delimitata: Partendo da Bosa Marina (sulla costa occidentale sarda), la linea di delimitazione segue la S.S. 129 bis sino al bivio per Suni, indi, seguendo la strada di penetrazione agraria che conduce alla chiesa di S. Pietro in comune di Bosa, arriva a quota 23 in località C. Calameda; da qui, continuando in linea retta verso ovest, incrocia il confine tra i comuni di Bosa e Suni, che segue verso sud fino a quota 102; prosegue quindi lungo il confine tra Modolo e Suni sino ad incrociare la S.S.129 bis (km 81,300).Da questo punto, proseguendo lungo la statale di cui sopra, la linea di delimitazione giunge all’abitato di Suni e si immette sulla S.S. 292, che segue, in direzione di Oristano, fino in prossimità del km 35, nell’abitato di Flussio. Da detto punto segue la strada che passa per le quote 319, 312, 283, 310, fino ad incrociare il confine comunale tra Flussio e Magomadas, in località campestre Serrainos, che segue, verso ovest, fino ad incontrare quello tra i comuni di Tresnuraghes e Flussio, che segue fino a Ponte Mannu. Da qui, discendendo per il Rio Mannu, la linea di delimitazione arriva al mare presso Punta Foghe, e continuando lungo la costa occidentale sarda, verso nord, attraverso Porto Alabe e Punta Lumenera, giunge a Bosa Marina, punto di inizio della delimitazione.

Chi la volesse vedere in maniera dinamica sulle carte consiglio l'ottima restituzione digitale:

http://www.assovini.it/italia/sardegna/item/417-malvasia-di-bosa-doc

Allora, lo ripeto: nelle aree Doc della Malvasia di Bosa, delimitate da un decreto del Presidente della Repubblica è vietato realizzare impianti di trattamento rifiuti.

La ragione la capirebbe anche un bambino!

Non mi aspetto altrettanta solerzia da coloro che con non comune stoltezza hanno ignorato anche le più elementari norme del buon senso, figuriamoci una norma di tutela assoluta, sottoscritta dal Presidente della Repubblica.

Dunque divieto assoluto: prima di tutto tutela dei beni identitari, delle produzioni protette, sinonimo di qualità della vita e dell'ambiente.

Figuriamoci i profumi della Malvasia inquinati dall'olezzo putrido dello sterco pugliese!

Solo dei criminali possono difendere cotanta violenza al territorio della Malvasia.

Non resta che individuare i responsabili di tale omissione, grave e penalmente rilevante, e sollecitarli ad un'urgente revoca in sede di autotutela delle autorizzazioni fuori legge rilasciate senza nemmeno controllare la cartina geografica, ignorando distanze dai centri abitati e delimitazioni di aree DOC.

Bisogna solo capire perchè in tanti sono stati zitti e hanno chiuso gli occhi e tappato il naso dinanzi a questo abuso alla terra della Malvasia!

http://www.unidos.io/giu-le-mani-dalla-sacra-terra-della-malvasia-ignorati-i-divieti-di-gestire-rifiuti-2/