GRAZIE, SARDI LIBERI

I rituali della politica sono scanditi dal ritmo incensante dell’ipocrisia. Gli stati d’animo sono vietati e nemmeno prender fiato è tollerato. Secondo questi canoni, che si vinca o che si perda, bisogna all’istante esternare, ringraziare, esaltare e persino traguardare nuovi orizzonti del proprio impegno politico.

Sono sempre stato interiormente convinto che con questa politica, usa e getta, senza animo e senza cuore, fosse per me difficile convivere.

Mi sono preso qualche ora di riflessione, come ho ritenuto fosse giusto, nonostante le sollecitazioni, qualche volta rivoltemi con malagrazia, ad esprimere un commento a caldo sul risultato delle elezioni.

Per alcuni era la conta di voti, di numeri, di preferenze. Era l’ambita corsa al potere che si dispiegava in percentuali e scranni. Vittorie o sconfitte personali.

Non lo era per me! Sentivo e percepivo questo appuntamento come l’ultimo appello alla resistenza del Popolo Sardo contro le continue e reiterate speculazioni ai danni della nostra terra.

Avevo sperato che la rivolta dei pastori potesse risvegliare coscienze sopite contro speculazioni d’oltremare e non solo!

Speravo che le mie, le nostre, tante battaglie contro i nemici della Sardegna e dei Sardi, dalla Tirrenia all’Alitalia, da Abbanoa all’Enel, dall’Eni all’Anas avessero aperto un modesto e flebile varco nella coscienza del nostro popolo.

Ahimè così non è stato.

La sconfitta è mia, personale e politica. Sconfitta dura e severa. Inutile tergiversare. Ne prendo atto, non con rassegnazione ma con il malcelato convincimento che i nostri nemici ora avranno ancor più campo libero.

Ed è questo il dolore vero che provo per la mia terra e il mio popolo.

La vita mi ha insegnato a vincere e a perdere. Ed anche le sconfitte sono state per me lezioni di vita.

Tutto questo, però, non allevia la mia angoscia e il mio dolore nel vedere un popolo idealmente così forte e coraggioso totalmente indifeso, per sua stessa volontà, da coloro che ne approfittano speculando sulla Sardegna.

Ho provato solitudine in parlamento a votare contro la svendita della Sardegna, una volta alla Tirrenia, una volta all’Alitalia, all’Enel o all’Eni.

Solitudine umana e politica. Ho sentito il fiato sul collo dei faccendieri quando mi opponevo con veemenza alle speculazioni mafiose e camorristiche sull’eolico o sui rifiuti in terra sarda, quando facevo saltare per aria gli accordi per la cessione dei mari del nord Sardegna o bloccavo il nefasto progetto delle scorie nucleari nell’isola.

Ho cercato di costruire un argine ideale, alzando la voce quando il silenzio era piatto, ho denunciato ciò che altrui coprivano per ignavia o connivenza.

Ho combattuto contro le basi militari come nessuno aveva mai fatto, non solo per salvaguardare la nostra terra, ma per tentare di preservare la vita a quei tanti militari che venivano vigliaccamente esposti a tumori di ogni genere. Magari mi hanno odiato, insultato, come suggerivano i generali a libro paga delle industrie belliche, ma l’ho fatto con l’unico spirito di preservare, o tentare, di salvaguardare la loro vita.

Ho combattuto a viso aperto e il più delle volte da solo. E l’ho fatto senza mai traguardare elezioni o incarichi, anzi!

La legge elettorale regionale funzionale ai poteri forti, come in pochi sanno, impedisce ad una candidato presidente che non arriva primo o secondo di entrare in consiglio regionale.

Ne ero ovviamente ben conscio e consapevole.

E, infatti, quest’ultima resistenza elettorale rappresentata da Sardi Liberi aveva come obiettivo fondamentale quello di far approdare nell’assemblea sarda un manipolo di guerrieri in grado di arginare, fermare, denunciare l’avanzata di tali poteri.

Sono bastati dieci giorni di calata mediatica italica e non solo, schieramenti di troupe che a memoria d’uomo non ricordo, per annientare tutto questo.

Ho continuato a percorrere in lungo e in largo la mia terra, amandola sempre di più, scoprendola sempre più bella, ma sentivo alle spalle l’incedere di mandrie di satelliti, di parabole, troupe schierate in una guerra che aveva un unico obiettivo, annientare la nostra identità, il nostro popolo, renderlo funzionale alle logiche italiane di destra e sinistra.

Non me la posso prendere con nessuno.

La calata è stata fulminea e non prevedibile, in quella vile dimensione da faccendieri del palazzo della peggior specie.

Anche i nostri sforzi, quelli più estremi sono risultati vani.

Anche i nostri guerrieri più determinati hanno dovuto lasciare il passo all’incedere dell’orda barbarica che ha trasformato queste elezioni in un referendum tra destra e sinistra, annientando i Sardi e la Sardegna.

Trasformando la sfida per il governo della Sardegna come in una misera contesa tra Milan e Juventus, come se il Cagliari non giocasse nello stesso campionato.

Le tv di Stato e non solo hanno occupato il loro palinsesti con ore e ore di propaganda scostumata, con trogloditi delle tv di Stato che hanno eseguito senza ritegno la missione affidata dal padrone di turno, cancellare qualsiasi tipo di reazione, galvanizzare i sardi nella scelta tra destra e sinistra.

Sono prevalsi il tifo, il selfie, gli inganni dell’ultim’ora.

E i Sardi loro malgrado ci sono cascati. Come un anno fa.

Meno di dodici mesi fa assegnavano ai 5 stelle un vergognoso primato del 42%. Salvo, poi, riportarli sotto il 10% a queste elezioni.

Ed ora la Lega, quella che si accinge al grande furto a favore delle regioni del Nord, a scapito della Sardegna, con la complicità di tutti i partiti italiani e di servi isolani proni al padrone.

Il carro del vincitore ha fatto il pieno, di incapaci e malaffare, di servilismo e affarismo.

Sarebbe servita ben altra resistenza, contro Tirrenia e Alitalia, contro la calata in terra sarda di mafia e camorra!

Ai Sardi Liberi, nati con il sacrificio di simboli di movimenti già consolidati, sorti con l’obiettivo di unire le migliori forze identitarie, spettava questo compito arduo e ardito.

Il voto artefatto e manipolato dalle tv di Stato glielo ha, per adesso, impedito.

Ciò non toglie che l’ambizione alta e matura, nobile e moderna, di unire le forze identitarie, indipendentiste, sardiste e libere della nostra terra resta la massima e unica speranza anche per il futuro, da perseguire con maggior forza e maggior coraggio, senza confusioni e senza retaggi ideologici di nefasta memoria.

Ai guerrieri, ai nostri candidati, ai nostri sostenitori e volontari, dirigenti e amministratori, che hanno messo il loro volto in questa sfida imponente vorrei dire: grazie di cuore.

Potrete dire ai vostri figli e nipoti che avete avuto il coraggio di esserci, con uno, cento o mille voti, utili alla grande causa di libertà del Popolo Sardo.

A quei Sardi Liberi che ci e mi hanno votato vorrei dire: doppiamente grazie, voi per me contate doppio.

Doppio perché si tratta di un voto libero. Perché ci avete votato senza chiedere niente in cambio. Perché il vostro voto è senza curriculum, senza promesse vacue. Senza un concorso manipolato o di un’assunzione a tre mesi in qualche losco appalto sanitario o di nettezza urbana.

Non vi abbiamo promesso potere, ma sapevate che il nostro unico obiettivo era il vostro: quello di vivere in una terra dove i nostri figli non sono costretti a partire come emigrati alla ricerca di migliori fortune altrove, lontani dalla propria patria sarda e dalle loro famiglie.

E poi ci sono io. In questi anni ho lottato senza risparmiarmi, l’ho fatto senza aspettarmi niente in cambio. Ho rinunciato a posizioni di comodo perché sono convinto che per la propria terra occorra osare, senza limiti, gettando animo e corpo oltre la trincea. Ho ricevuto attacchi, insulti e atti giudiziari. Cercherò di difendermi per quanto ne avrò la forza.

Queste elezioni, però, hanno gravemente e duramente messo alla prova la forza della mia azione di difesa della nostra terra.

Sarebbe sbagliato non prenderne atto. E significherebbe prestare ulteriormente il fianco ai nostri nemici. Devo, mio malgrado e con non poco dolore, trarne le conseguenze.

Il mio passo indietro è un atto di generosità verso la causa di libertà della Sardegna e dei Sardi.

Causa di libertà alla quale, comunque, non rinuncio per nessuna ragione e alla quale intendo dare se necessario modesto e umile contributo.

Sono certo che il sogno di un popolo di Sardi Liberi possa, prima di quanto si possa pensare, avere le energie e le forze per restituire a questa povera terra tutto ciò che gli è stato negato e che purtroppo continueranno a negargli.

Arriverà il momento, spero non troppi tardi, che i Sardi apriranno gli occhi e si renderanno conto di vivere in una terra stupenda, unica ed esclusiva che attende un popolo coraggioso e libero di costruire con la testa e il cuore il proprio futuro.

Ai Sardi Liberi, di ieri, di oggi e di domani, un grazie di cuore per la fiducia che mi avete riservato in questi anni. Resto in debito con ognuno di voi.