I LATI OSCURI DEL PROGETTO DI FOGNOPOLI - LE BOCCIATURE DELLA CONFERENZA DI SERVIZIO

Ogni giorno una.

Il caso fognopoli continua a far emergere lati oscuri che gettano ogni giorno di più ombre pesanti sulle procedure amministrative seguite per autorizzare quella sottospecie di impianto destinato ad accogliere e trattare i fanghi fognari della Puglia e non solo.

Non bastava il mancato controllo delle distanze dal centro abitato, l’omissione delle più elementari verifiche sulla salubrità dell’aria, adesso cala un’ombra pesante anche sulla procedura di autorizzazione.

A sollevarla sono stati i vertici della conferenza dei servizi chiamata ad esprimere il proprio parere sul progetto presentato.

Il caso emerge sin dalla prima seduta della conferenza di servizi tenutasi il 22 marzo del 2018.

È in quell’occasione che il presidente della conferenza, la dottoressa Pierangela Obinu mette a verbale un'affermazione di una gravità estrema:

"il progetto presentato appare divergente da quanto presentato alla Regione Autonoma della Sardegna in fase di verifica di valutazione di impatto ambientale ed a seguito delle considerazioni fatte. Specifica che il trattamento R3 comporta la realizzazione di ulteriori trattamenti/accorgimenti tali da determinare profonde modifiche al progetto presentato sia in fase di assoggettabilità a VIA che in quello presentato in questa sede e che quindi potrebbe essere necessaria un’ulteriore valutazione di assoggettabilità a VIA, da parte della Regione autonoma della Sardegna a meno che non sia la stessa regione ad apportare modifiche alla delibera della giunta regionale n.16/25 del 28 marzo 2017, rettificando l’operazione R5 con R3 ed inserendo eventualmente ulteriori prescrizioni".

Non si tratta di un passaggio di poco conto: di fatto la ditta aveva presentato un progetto per trattare fanghi fognari e rifiuti organici ma aveva richiesto una procedura meno stringente per trattare materiali inerti.

Come chiedere l'autorizzazione a trasportare acqua, consapevoli di dover esportare benzina!

E non è un caso che l’ingegner Francesca Mura, componente esperta della conferenza dei servizi fa mettere a verbale:

Il trattamento R3, secondo dei quantitativi di rifiuto trattati, assoggetta l’impianto all'Autorizzazione Integrata Ambientale".

Un'affermazione pesante come un macigno che non può cadere nel vuoto.

La differenza tra i codici R5 ed R3 è sostanziale.

R5 significa materiali inorganici e di fatto inerti, mentre R3 materiali organici.

Da che mondo è mondo i fanghi fognari appartengono a quest’ultima categoria e come tali devono essere trattati con determinate procedure anche amministrative diverse da quelle adottate per i materiali inorganici.

Si tratta, ovviamente, di un passaggio dirimente per il quale i responsabili della provincia richiamano procedure molto più complesse e delicate di una procedura semplificata quale volevano perseguire i titolari della società.

L’esame del progetto è in ogni suo aspetto una sonora bocciatura sia sull’aspetto progettuale che quello gestionale tanto che viene richiesta una presentazione ex novo dell’intero pacchetto progettuale.

Nonostante questo, però, restano sul tappeto le questioni di fondo legate alla tipologia di procedura da seguire, considerato che la presidenza della conferenza di servizi ha messo nero su bianco l’esigenza che la giunta regionale modificasse la propria deliberazione con la sostituzione del codice R5 con il codice R3.

Tutto questo non è avvenuto rendendo di fatto la procedura seguita difforme rispetto a quella che i tecnici della provincia hanno indicato nero su bianco nella conferenza dei servizi.

Il riesame dell’intero progetto relativamente alla assoggettabilità alla Valutazione Impatto Ambientale porterà obbligatoriamente all’insussistenza delle condizioni minime essenziali per approvare il progetto senza una preventiva valutazione di impatto ambientale.

Un aspetto che appare fondamentale in tutta la procedura e che inficia in modo totale gli atti che ne sono conseguiti sino ad oggi.

È semplicemente assurdo che nell’ambito di una conferenza di servizi si faccia rilevare la grave incongruenza di un percorso completamente diverso da quello seguito e, poi, nonostante questo, si persista in una valutazione completamente diversa da quella indicata.

L’omissione procedurale è sostanziale proprio perché non si tratta dell’ampliamento della vecchia autorizzazione per il trattamento di inerti edilizi, ma di una nuova autorizzazione, sotto ogni punto di vista, proprio perché tratta materiali organici con problematiche completamente diverse rispetto agli inerti inorganici.

Un passaggio che avrebbe dovuto obbligare ad una progettazione molto più vincolistica per tutelare sia l’ambiente circostante che l’impatto con il centro abitato, considerato il tipo di materiali da trattare.

E', dunque, indispensabile rivalutare integralmente le procedure seguite, annullarle, e prendere atto della impraticabilità del progetto, a partire dalle distanze non rispettate.

Sono troppe le forzature di un progetto che ha troppi lati oscuri da chiarire.

Come ho detto più volte è preferibile l’annullamento in sede di autotutela, piuttosto che una revoca disposta da autorità superiori.

In questi casi è meglio prevenire piuttosto che soccombere.

Un dato è certo, su questa vicenda i lati oscuri che emergono ogni giorno di più dovrebbero suggerire azioni decise senza ulteriori perdite di tempo.

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum!

Commettere errori è umano, ma perseverare (nell'errore) è diabolico!