LE MOBY RESTANO ORMEGGIATE, LE IPOTECHE FERMANO LA FUGA DANESE

FINITI QUESTO POMERIGGIO I LAVORI, MA LE IPOTECHE FERMANO MOBY AKI E MOBY WONDER

La Moby Aki ha lasciato il bacino di carenaggio di Genova questo pomeriggio poco dopo le 15. Si è ormeggiata qualche centinaia di metri più avanti, affianco della sorella Moby Wonder già passata al restyling.

La partenza per la Danimarca è rinviata. Ancora una volta.

L'operazione di vendita delle due ammiraglie del gruppo Onorato è in alto mare, nonostante l'ormeggio apparentemente sicuro sul molo del Ponte Biagio Assereto nel porto ligure.

Nonostante le operazioni meccaniche e di carrozzeria richieste da DfDs, la compagnia danese che ha rastrellato i due gioielli del gruppo, si siano concluse le navi restano in porto.

Dovevano partire per metà ottobre, poi per il 30 ottobre ed ora si parla del 5 novembre.

Ma c'è un però che sta frenando il distacco delle navi dalle bitte della banchina: le ipoteche.

Unicredit e Monte dei Paschi di Siena che detengono il potere di vendita sulle navi non sono convinte dell'operazione, anche perchè, come ho spiegato nei giorni scorsi, i fondi proprietari del bond da 300 milioni non vogliono restare con il cerino in mano.

Rischiano grosso, infatti: restare senza soldi e senza patrimonio.

E anche per questo che nei giorni scorsi avrebbero scritto a Unicredit che guida la cordata delle banche: vi chiamiamo in causa se l'assalto al patrimonio metterà a rischio il nostro investimento.

Ipoteche che resistono, anche se la partenza delle due navi per la Danimarca è stata teoricamente riprogrammata per il 5 novembre prossimo.

Sono ore frenetiche, con i telefoni dei legali di Unicredit e delle altre banche che hanno prestato 200 milioni a Onorato bollenti come non mai.

La contesa ora è tutta tra banche e fondi internazionali. Devono accordarsi su come spartirsi i 100 milioni che Onorato vorrebbe rastrellare con la vendita delle due navi.

Onorato non ha alcuna intenzione di farsi portar via tutti quei soldi già adesso e punta a scansionare i pagamenti secondo le scadenze previste.

Primi mesi del 2020 per la rata delle banche e lasciando al 2023 il pagamento del bond da 300 milioni.

Ovviamente con il rischio delle navi vendute sono i fondi a restare con il cerino in mano: credito senza garanzie, visto che le navi solcheranno i mari del nord Europa e apparteranno ad un altra compagnia.

L'operazione tecnico legale messa in campo dai fondi, con la quale preannunciano l'intenzione di rivalersi proprio sulle banche qualora rinunciassero all'ipoteca, lascia indefinita un'operazione data per conclusa.

Le navi sono pronte, ma le banche per adesso ben strette le cime degli ormeggi.

Il 5 novembre, nuova data fissata per la dipartita danese, sapremo se la svendita si compirà sino all'ultimo centesimo.

Onorato se non vende le navi rischia di anticipare in maniera drammatica quanto già paventato dai giudici del Tribunale Fallimentare: crisi nera.

A quel punto gli istituti della legge fallimentare si riaprono tutti di colpo.