LO SCIPPO DEL MARE SARDO: GLI ALGERINI CERCANO PETROLIO, IN AFFARI CON L'ENI

L'approvazione della Zona economica esclusiva dell'Algeria, con lo scippo del mare sardo, assume ora dopo ora i connotati del grande furto di Stato.

Emergono elementi che lasciano più di un dubbio sul comportamento dell'Italia.

Stato italiano assente in questa vicenda sino a qualche settimana fa quando ha inviato, tardivamente, un ricorso all'Onu per l'occupazione delle acque internazionali davanti alla Sardegna da parte dell'Algeria.

Il 20 aprile del 2018, con un atto unilaterale l’Algeria ha istituito una zona economica esclusiva (Zee) al largo delle sue coste, in realtà spingendosi in quelle internazionali sino ad Alghero.

Nel decreto istitutivo della Zee, il governo algerino afferma che eserciterà i suoi diritti sul tratto di mare, sui suoi fondali e sul suo sottosuolo, in conformità con la Convenzione delle Nazioni sul diritto del mare del 1982 (Unclos) acronimo di United Nations Convention on the Law of the Sea.

Il governo di Algeri ha dichiarato che il limite esterno della Zee, fissato alla distanza massima di 200 miglia marine dalla linea di base del litorale algerino, potrà essere modificato mediante accordi bilaterali con i paesi le cui coste sono adiacenti e con gli Stati frontisti.

Secondo quanto dispone l’Unclos, nel diritto internazionale la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, nell'utilizzo dei mari e degli oceani, nella sua Zee lo Stato costiero è titolare di diritti esclusivi di sovranità in materia di esplorazione, sfruttamento, conservazione e gestione delle risorse ittiche.

Inoltre, lo Stato ha giurisdizione in materia di installazione e utilizzazione di isole artificiali, impianti e strutture, nonché in materia di ricerca scientifica marina e protezione dell’ambiente, e può adottare leggi e regolamenti in molteplici settori, dal rilascio di licenze di pesca alla determinazione delle specie e delle stagioni di pesca.

Tuttavia, lo Stato costiero non può impedire agli altri Stati la navigazione e il sorvolo della Zee, come pure il suo utilizzo per la posa di condotte e cavi sottomarini.

La proclamazione della Zee potrebbe preludere di fatto alle esplorazioni petrolifere e di idrocarburi.

Non è un segreto l’avvio di attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi al largo delle coste dell’Algeria da parte di Sonatrach, la società energetica algerina.

L’amministratore delegato di Sonatrach, Abdelmoumen Ould Kaddour, si è spinto oltre ammettendo che la compagnia di stato sta conducendo studi di fattibilità sull’estrazione di idrocarburi nell’offshore algerino, quindi in tutto il tratto di mare internazionale "sequestrato" anche alla Sardegna

Inoltre, Ould Kaddour ha poi confessato che diverse società energetiche straniere come Eni, il gruppo francese Total, gli statunitensi di Anadarko e i norvegesi di Statoil, sarebbero interessati a condurre attività di perforazione al largo delle coste algerine.

Dunque, dietro quest'ennesima operazione di furto di acque internazionali potrebbe esserci la longa manus proprio delle compagnie petrolifere, a partire dall'Eni, che avrebbe preferito mandare avanti l'Algeria da sempre più spregiudicata nel bucare il mare!

E il silenzio per oltre un anno e mezzo del governo rischia di essere una colpa grave con dolo!