OLBIA, USA E GETTA - I TRADITORI LAICI CHE AFFONDANO LA CITTA' CON DUE DIGHE DA 100 ETTARI

Affonderanno Olbia, sovrastata da due vere e proprie dighe da 100 ettari, cento campi di calcio per capirci, costruite dentro la città, direttamente a ridosso delle case.

Un'opera devastante che cambierà per sempre i connotati ambientali, paesaggistici e urbanistici del capoluogo della Gallura.

Stravolti i segni, la vita quotidiana e lo stesso valore della città.

Le case di punto in bianco varranno molto meno, la percezione di insicurezza con quelle dighe davanti alle finestre trasformerà residenze di pregio in immobili senza valore.

Lo faranno il piano Mancini, l'unico ostacolo sembra essere quello di sistemare qualche milione di metri cubi di detriti e terre da rimuovere.

Figuratevi se chi ha progettato un mostro di quella portata avrà difficoltà a proporre la costruzione di una montagna di detriti da qualche parte o nasconderli in qualche strada da fare in rilevato solo per ricollocare quei volumi.

Da certa gente ti devi aspettare di tutto!

Quel che è più grave, però, è la sensibilità verso la città di certi personaggi della politica, persino olbiesi e galluresi!

L'assessore regionale, credo dell'urbanistica, nei giorni scorsi si è esibito in un'acrobazia degna del miglior circo della politica sarda.

In una dichiarazione da mille e un trasformismo ha affermato che lui e l'esimio presidente della regione, rispetto al cosiddetto Piano Mancini, erano per una posizione "laica".

Da questi scienziati della politica ci si può aspettare di tutto ma mai avrei pensato che osassero disturbare la "laicità" della non scelta per fuggire come i topi dalla nave che affonda.

Eppure con un candore disarmante hanno pure dichiarato: noi abbiamo fatto la campagna elettorale contro il piano Mancini ma adesso abbiamo una posizione "laica"!

E no! Non è una posizione laica, è la posizione dei traditori, ignavi e incapaci, che prendono i voti turlupinando i cittadini e poi fanno l'esatto contrario di quello che avevano promesso.

Cittadini usa e getta. Fottuti, per dirla con il gergo di questi politicanti da quattro soldi e mezza scarpa.

E se la ridono presidente e assessore gallurese, del resto hanno preso i voti!

Cosa volete che gliene freghi se i cittadini di Olbia subiranno una delle scelte più nefaste della storia della città?

Hanno avuto l'ardire di affermare che le scelte sono state fatte dalla precedente giunta regionale!

La conferma che hanno turlupinato i cittadini promettendo il blocco di quel devastante progetto e poi lasciandogli campo libero una volta arrivati al potere!

Una scelta nefasta che stravolgerà Olbia, per sempre!

E di quella devastazione ci saranno nomi e cognomi, quelli dell'attuale presidente della regione e dei suoi accoliti in terra di Gallura.

Quando quelle dighe cominceranno a sorgere a ridosso delle case si capirà il disastro e a quel punto non ci sarà davvero più niente da fare.

Non sarà stata una scelta laica, ma avrà nomi e cognomi, compreso, purtroppo per lui, quello del sindaco Nizzi, che da sempre si è dichiarato totalmente contrario a quel disastro ma che ha la capitale responsabilità di aver apertamente sostenuto i traditori che adesso gli infilano lo spiedo per cucinarlo per le feste!

Una giunta regionale seria, autorevole, che ha preso i voti in quella città per bloccare quel piano, lo avrebbe dovuto fermare, senza se e senza ma!

Dagli ignavi, incapaci e irresponsabili ti puoi, però, aspettare solo tiri Mancini, quelli che devasteranno per sempre, nel nome di una stolta e irresponsabile laicità, la storia di Terranova!

LE RAGIONI TECNICHE DELLA MIA OPPOSIZIONE

Oggi più che mai è indispensabile riproporre le ragioni tecniche e strategiche della mia opposizione a quel devastante progetto.

Per questa ragione ripropongo qui la mia interrogazione del novembre del 2015.

Non la stoltezza "laica" di quattro ignavi al governo della regione, ma l'analisi seria dei problemi e delle proposte alternative!!

### Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il 15 novembre 2015, è scaduto il termine per le osservazioni nell'ambito della valutazione strategica del piano di gestione del rischio di alluvioni del distretto idrografico della Sardegna-Autorità di  bacino regionale della Sardegna;

   il piano prevede una parte che, a giudizio dell'interrogante, comporterebbe un'invasività ingiustificata tecnicamente e socialmente insostenibile nella città di Olbia;

   in particolar modo, rileva al proposito il «quadro delle opere di mitigazione del rischio idraulico nel territorio di Olbia, contenente le misure e gli interventi di messa in sicurezza e di mitigazione del rischio idrogeologico e delle relative priorità» richiamato nel piano di gestione del rischio di alluvioni del distretto idrografico della Sardegna;

   il progetto di mitigazione del rischio idrogeologico, che il dottor ingegnere Mancini e il dottor geologo Tilocca hanno redatto su incarico del comune di Olbia, è mirato all'esecuzione di opere di regimazione idraulica sulla sola parte urbana di Olbia;

   tra le opere idrauliche previste sembrano particolarmente significative, per l'impatto che avranno sul tessuto urbano e per il ruolo loro assegnato nella progettazione, le cosiddette vasche di laminazione dell'acqua;

   l'insieme di opere, così come previste in detto progetto/studio, appare, secondo l'interrogante, come del tutto slegato dal contesto urbano nel quale andrà a ricadere;

   questo approccio progettuale risulta all'interrogante poco adatto alla soluzione del problema idraulico, atteso che l'esecuzione di dette opere modificherà, sostanzialmente, l'assetto urbano della città, con inevitabili grosse compromissioni del tessuto urbanistico attuale;

   per quanto sopra, la soluzione adottata dai progettisti e fatta propria dall'amministrazione comunale risulta, secondo l'interrogante, impraticabile e totalmente avulsa dal contesto territoriale, paesaggistico, ambientale e sul piano della sicurezza;

   si tratta di un piano devastante che ha rilevanti conseguenze sul tessuto urbanistico, con gravissima compromissione della qualità della vita nella città;    si rischiano danni al tessuto urbano che sembrano, al momento, talmente consistenti da non essere quantificabili, in considerazione della concatenazione dei contraccolpi economici, sociali ed ambientali che l'esecuzione e la messa in funzione delle opere genererà;

   appare indefinito e non definibile a giudizio dell'interrogante il percorso operativo sotteso dal progetto, in assenza di un'attenta analisi costi/benefici del progetto, mirata a definire e quantificare quanto costerà, in termini sociali, ambientali ed economici alla comunità olbiese la difesa della stessa dalle esondazioni dei corsi d'acqua a mezzo del progetto firmato da Mancini e Tilocca;

   nelle aree a monte delle previste vasche di laminazione, intensamente abitate e con presenza di numerose aziende agricole, il rischio alluvione rimarrà, secondo l'interrogante, anche dopo la realizzazione delle opere progettate e le stesse possono causare dentro la città elementi di rischio ancora più rilevanti e consistenti;

   in queste aree si sono registrate, in occasione dell'evento alluvionale del 18 novembre 2013, cinque vittime su un totale di nove perdite umane verificatesi nel territorio del comune di Olbia;

   non è stata studiata la regimazione delle acque nei versanti dei monti che coronano la piana di Olbia;

   il 18 novembre 2013 l'onda d'acqua aveva una portata anomala e un volume critico già prima di arrivare ai siti dove il progetto prevede di realizzare le vasche di laminazione;

   il progetto per mitigare (e non eliminare) il rischio alluvione prevede opere che condizioneranno la qualità della vita degli abitanti e degli ospiti della città e dell'agro;

   una parte del problema idrologico può essere risolto facendo aumentare i tempi di corrivazione delle acque, intervenendo sui territori posti a monte della piana olbiese;

   a tal proposito, nulla sì prevede o si ipotizza nel progetto in esame che, per le scelte tecniche effettuate, sembra più adattarsi, secondo l'interrogante, ad un territorio disabitato che ad uno spazio urbano, con elevati indici di copertura del suolo;

  ### le 4 vasche di laminazione, di cui 2 ubicate in città, tra i popolosi quartieri di San Nicola, Ruinadas e Sa Istrana, non sono per nessun motivo idonee, a giudizio dell'interrogante, a risolvere adeguatamente il problema del razionale deflusso delle acque piovane ma per contro, sarebbero generatrici di nuove e pesanti modificazioni microclimatiche a danno degli olbiesi e della loro città;

   il piano rivela la più totale oscurità ad avviso dell'interrogante, nella parte in cui vengono trattati i tempi di ritorno che governano l'entità dei parametri impiegati nelle formule da cui vengono derivate le portate di massima piena, e non solo;

   i calcoli sul Rio Seligheddu – sicuramente il più problematico tra i diversi corsi d'acqua in esame – vengono condotti impiegando un tempo di ritorno di 50 anni;

   data l'importanza dell'opera e l'entità del rischio risulta all'interrogante che non si possa utilizzare un tempo di ritorno inferiore a 500 anni;

   gli estensori del piano di Olbia, previsto dal Piano regionale, ritengono invece di poter usare un tempo di ritorno di 50 anni – della cui inadeguatezza, a giudizio dell'interrogante, anch'essi si rendono conto – poiché affermano di poter compensare, in termini di portata, l'insufficiente entità del tempo di ritorno – a cui è legata la probabilità di non superamento dell'evento calcolato – con il tempo di ritorno di 200 anni dei sistemi di laminazione;

   il rio Seligheddu e il rio San Nicola vengono dunque calcolati con tempo di ritorno di 50 anni, eppure per essi si richiede la deroga sul franco idraulico a ad un tempo di ritorno di 200 anni onde ridurre ulteriormente le sezioni;

   l'Agenzia per il servizio idrografico della regione Sardegna ha chiesto all'Azienda regionale per l'edilizia abitativa la verifica di un canale tombato in una lottizzazione con un tempo di ritorno di 500 anni;

   il medesimo tempo di ritorno si starebbe usando, a quanto consta all'interrogante per il nuovo ponte sul Padrongianus in prossimità dell'aeroporto;

   è a tutti noto che, nella complessità idraulica della città di Olbia, il punto più critico è la foce del rio Seligheddu ed in particolare della luce del ponte che su di essa insiste;

   ebbene, senza alcun intervento su di esso, i progettisti parlano dell'ampliamento dei canali – con tutti i limiti di cui sopra – che dovrebbero accogliere anche una parte delle portate del Gadduresu e del Paule Longa e Tannaule, di fatto incrementando, secondo l'interrogante, le portate del Seligheddu la cui riduzione, attraverso i sistemi di laminazione, era invece l'obiettivo del piano;

   l'area di laminazione SN2 utilizza come argine il rilevato stradale di Via Pier Luigi Nervi;

   è evidente, secondo l'interrogante, che un impiego del genere porterebbe alla saturazione del rilevato e alla modifica del suo stato di compattazione e, conseguentemente, della sua stabilità. Non per questa ragione, ma solo perché la livelletta sarebbe troppo bassa, risulterebbe proposta la sostituzione della strada in essere con una sopraelevata, per dare luogo a due aree di laminazione invasanti 160.000 mc di acqua, immediatamente a monte di quartieri densamente popolati, con tutti i rischi e le conseguenze per i numerosi abitanti;

   in quest'ottica, l'aspetto più critico, e pericoloso, delle vasche di laminazione appare con tutta evidenza ad avviso dell'interrogante dal seguente scenario che si potrebbe facilmente verificare: qualora un evento di precipitazione allerti il sistema e determini il riempimento degli impianti di accumulo nel sistema di laminazione ci si troverebbe, secondo l'interrogante, con i bacini di laminazione pieni e le acque invasate che defluirebbero dagli sfioratori. Qualora, a questo punto, si verificasse un altro evento di particolare intensità, magari più intenso di quello che lo ha preceduto, a questo punto il sistema idraulico si comporterebbe, a giudizio dell'interrogante, come se le vasche di laminazione non esistessero e tutte le acque di precipitazione defluirebbero verso un sistema di canali, che potrebbe rilevarsi inadeguato e invaderebbero le aree più depresse della città. Non solo, ma se le precipitazioni facessero temere l'ipotesi della tracimazione delle acque dagli sbarramenti (in terra secondo la previsione della proposta pervenuta al comune), ci si vedrebbe costretti, ad avviso dell'interrogante, ad aprire gli scarichi di fondo delle vasche di laminazione, incrementando considerevolmente le già disastrose portate. Nel caso di tracimazione, infatti, gli sbarramenti in terra verrebbero per l'interrogante erosi ed abbattuti in brevissimo tempo, dando luogo ad una onda di piena dalle dimensioni gigantesche;

l'abbandono dell'ipotesi degli impianti di laminazione a salvaguardia della città di Genova, è stato deciso a seguito di considerazioni non dissimili da quelle svolte in questa nostra osservazione;

   l'ampliamento dei canali, fino a 50 metri, tra gli argini superiori della sezione trapezia in progetto, potrebbe causare numerosi disagi alla popolazione;

   la rete ferroviaria in rilevato non è provvista, secondo l'interrogante, di adeguate opere d'arte per il deflusso dell'acqua dei canali che attraversa;

   la rete ferroviaria in rilevato, il 18 novembre 2013, ha funzionato da diga e ha causato forti inondazioni in gran parte del centro urbano;

   dalla contrada di Tannaule e da via Amba Alagi, l'acqua del rio Seligheddu, bloccata dal rilevato della rete ferroviaria, si è riversata anche sul canale Gadduresu;

   ### altra soluzione tecnica potrebbe basarsi, secondo l'interrogante, sulla realizzazione di un'opera idraulica che porti le acque dei versanti che sovrastano la piana olbiese verso il corso d'acqua denominato Padrongianus, il quale sversa le sue acque in mare, all'altezza dell'imboccatura del golfo interno di Olbia;

   detta soluzione, oltre che sicuramente più economica di quella proposta dai tecnici incaricati dal comune di Olbia, avrebbe, a giudizio dell'interrogante, un impatto minimo sulla città e sul suo tessuto urbanistico e consentirebbe un normale deflusso delle acque residue nell'attuale reticolo scolante, costituito dai rii che sversano nell'ansa del porto romano e del S'Eligheddu;

   il suddetto canale scolmatore andrebbe, secondo l'interrogante, ad insistere su uno spazio territoriale idoneo ad accoglierlo, attesa la sua destinazione funzionale attuale e non creerebbe, al contrario, delle vasche di laminazione né un impatto sull'edificato urbano, sulla comunità ivi insediata e sulle attività che ivi si svolgono –:

   ### se il Governo non ritenga che debba essere espresso parere negativo, nell'ambito della valutazione strategica del piano di cui in premessa, sull'intervento previsto delle vasche di laminazione, con oltre 100 ettari di impatto dentro la città di Olbia, considerate le conseguenze pericolosissime sul piano del rischio e della sicurezza dei cittadini;

   se non ritenga di assumere iniziative, per quanto di competenza, affinché venga rivisto il progetto e si proceda alla verifica di possibili interventi sull'intero territorio del comune di Olbia, anche con lo studio di opere idrauliche-forestali nei versanti dei monti che circondano la piana di Olbia;

   se non ritenga necessario che venga approfondita l'ipotesi di ridurre le portate delle reti fluviali attraverso la realizzazione di un canale scolmatore da collegare col Padrogianus;

   se non ritenga necessario promuovere lo studio di una modalità tecnica che consenta di evitare che l'attuale rete ferroviaria, che si sviluppa in rilevato, funga da sbarramento al naturale deflusso delle acque superficiali;

   se non ritenga necessario che si dimensioni l'ampliamento dei canali, tenendo conto dell'effettiva necessità;

   se non ritenga necessario, per quanto di competenza, far si che il progetto poggi sul criterio fondamentale di evitare il ricorso alla formazione di nuovi ed impattanti corpi idrici (vasche di laminazione) per evitare, ab origine, pericolose e dannose modificazioni climatiche dell'area urbana di Olbia.