Ho riposto sino alla fine le mie speranze sulla Procura di Cagliari, avendo perso inesorabilmente la fiducia in ogni altra istituzione.

Avevo la certezza che le indagini sul caso Teulada sarebbero finite in un pubblico processo: con tanto di reati e imputati.

Invece, no.

Il Pubblico Ministero ha chiesto l'archiviazione. Il disastro ambientale e le presunte vittime non avranno giustizia alcuna. Il fascicolo finirà nei sotterranei del palazzo di Giustizia, nel reparto intoccabili.

Valuteranno gli avvocati se e come tentare di fermare quel velo che cala su uno dei misfatti di Stato più gravi della storia della Sardegna.

C'ho sperato ed ero maledettamente convinto che non sarebbe finita così.

In questi ultimi dieci anni ho messo le mani come mai avevo potuto nel losco giro delle armi e delle servitù militari. Li ho combattuti spesso, per non dire sempre, a viso aperto e in mesta solitudine.

Un giro d'affari bieco e cinico, di gente che lucra e se ne fotte di chi muore e si ammala irrimediabilmente dentro e fuori i poligoni militari.

Ho sentito con le mie orecchie e registrato con gli occhi lucidi testimonianze da far accapponare la pelle, ho prodotto prove inequivocabili, ho depositato atti, documenti.

Pensavo che il lavoro parallelo della Commissione d'inchiesta parlamentare, seppur con tutti i distinguo, avrebbe portato con le Procure ad un sostegno comune alla ricerca della luce nel buio torvo e profondo del mercato delle armi e della morte degli uomini e della vita in quei territori.

E, invece, per adesso, è finita con una richiesta di archiviazione.

E chi glielo dice a Francesco, Giovanni, Salvatore, ai loro genitori, ai loro cari che i loro figli non avranno mai giustizia.

Morti per caso, senza certezza di colpa o di dolo.

Eppure il cerchio era chiuso. E non era un caso che la commissione si era avvalsa della guida giudiziaria esperta di Raffaele Guariniello, procuratore capo a Torino, magistrato e giurista, consulente della commissione d'inchiesta sulle vittime dell'uranio impoverito. Obiet

Da Magistrato esperto e navigato ci disse: ci sono troppi elementi nuovi nel lavoro della commissione, le procure non potranno non tenerne conto. Bisogna trasmettere gli atti conclusivi ai Tribunali competenti.

La Commissione decise di trasmettere le due relazioni, la mia e quella della maggioranza ai Tribunali competenti.

Invio senza esito e senza riscontro.

Se lasciassi strisciare lo sconforto lascerei perdere.

Ho un carico penale più che sufficiente per non potermi permettere di esprimere critiche sulla richiesta di archiviazione.

Spero la giustizia sarda trovi la forza di reagire.

Non voglio aggiungere altro, per adesso, se non l'impegno morale, fosse anche l'ultimo, di rendere noti tutti gli atti della commissione d'inchiesta, compresi quelli secretati.

Al di sopra delle istituzioni, delle norme scritte, c'è la coscienza di ognuno di noi.

Pubblicherò il nome di ogni vittima, la loro storia, quella dei generali che hanno fatto comprare le armi letali per, poi, divenire padroni di quelle fabbriche che le producevano. I misfatti e il dietro le quinte di quel genocidio che non può essere archiviato.

Le morti e il disastro ambientale delle servitù militari in Sardegna non possono e non devono finire nello scantinato della giustizia.

Attenderò l'esito della richiesta d'archiviazione, solo dopo oserò, come ultimo sussulto di verità, pubblicare la vera storia degli omicidi di Stato, Generali, armi, affari e disastri ambientali.

A testa alta e schiena dritta!