ONORATO E LA CASETTA A PORTO CERVO COMPRATA E RISTRUTTURATA CON I SOLDI DELLA MOBY

C'è un capitolo tutto da scoprire nei fascicoli del caso Tirrenia - Moby già all'esame dei magistrati fallimentari.

Proprio nel momento in cui Onorato urla alla congiura contro il suo gruppo emergono atti e documenti che fanno emergere dirompenti non poche perplessità sulla gestione dei conti della Compagnia.

Il capitolo l'ho già affrontato in un altro scritto ma i dati che stanno emergendo suggeriscono di guardare con attenzione al caso immobili, da Porto Cervo agli appartamenti nel cuore di Milano.

Ribadisco il concetto: stiamo parlando di una compagnia che riceve ogni anno dallo Stato 73 milioni di euro per la continuità territoriale.

Ho detto più volte: soldi regalati, ingiustificati e ingiustificabili che hanno foraggiato una gestione scandalosa dei collegamenti tra la Sardegna e il resto del continente.

In questo quadro devastante che ha già portato Onorato ad un passo dal fallimento si inserisce ora la guerra con le banche, dopo quella con i proprietari del bond da 300 milioni.

Onorato deve soldi a tutti, non quisquilie. Si parla di oltre settecento (700) milioni di euro. Una valanga ed è comprensibile la guerra che si sta scatenando: i finanziatori del debito, coloro che gli hanno lasciato il soldo sonante non vogliono ritrovarsi alla fine dei conti con una sonora pernacchia al momento della resa del denaro.

E anche per questo motivo i riflettori si accendono come non mai sulla gestione dei conti della compagnia.

A partire da zone d'ombra del sistema Onorato, la terra di confine tra la società e la famiglia, soprattutto quando all'appello manga una montagna di denaro.

Sotto la lente è indispensabile, per esempio, mettere la gestione dei soldi finalizzata all'acquisto di immobili per conto della società e poi affittata allo stesso presidente della Moby, quel Vincenzo Onorato che si liquida stipendi da 3 milioni di euro all'anno e se li fa anticipare senza colpo ferire sino al 2021.

Che Porto Cervo non sia una località dedita alla movimentazione e approdo di traghetti lo sanno tutti, ed anche per questo non è sfuggito un acquisto di un appartamentino da 2,3 milioni di euro, dove la mano larga del padrone si autorizza una prima ristrutturazione di 417 mila euro nel 2017 e ben un milione e 775 mila euro nel 2018.

Negli della grande crisi, dell'indebitamento a manetta, la società spende la bellezza di 4 milioni e mezzo per una "depandance a" Porto Cervo.

Immobili sul quale risulterebbe un contratto d'affitto proprio al patron di Mascalzone Latino.

Il quadro delle scatole cinesi che ho ricostruito è da mille e una notte con immobili censiti come appartamenti che diventano oggetto di scambi tra società e Presidente del Consiglio di amministrazione senza che nessuno ponga un argine all'incesto immobiliare.

Sul piano tecnico contabile l'operazione è iscritta nel capitolo degli immobili di MOBY.

Per ciò che concerne MOBY, stante anche la classificazione catastale dei più significativi di essi (A/2 appartamenti e C/6 box per auto), e la loro localizzazione: Milano Piazza San Babila, Milano Corso Venezia e Sassari Arzachena – Porto Cervo, difficilmente ad uso strumentale della società in quanto non risultano presso gli stessi unità locali operative iscritte al REA dove MOBY eserciti una qualche attività o detenga uffici. Del resto la loro categoria catastale impedirebbe la loro destinazione a tale uso.

Nel bilancio 2016, nel dispositivo inerente le immobilizzazioni materiali si legge:

“Le immobilizzazioni materiali si sono incrementate nel corso del 2016 per investimenti complessivi pari a 4.099 migliaia di euro.

Con riferimento ai terreni e fabbricati, nel corso del periodo è stata acquistata un’ulteriore porzione dell’immobile sito nel comune di Olbia per 254 migliaia di euro e sono stati eseguiti lavori per 447 migliaia di euro, l’immobile è destinato ad uso ufficio.

La società, inoltre, nel corso del periodo ha acquistato un immobile sito in Arzachena per 2.310 migliaia di euro.”

Nel bilancio 2017, nel commento inerente la movimentazione dei beni immobili si legge: “Le immobilizzazioni materiali si sono incrementate nel corso del 2017 per investimenti complessivi pari a 11.749 migliaia di euro.

E non è finita con l'incesto immobiliare.

Nel corso del 2017 la società ha acquistato dal Presidente del Consiglio di Amministrazione un immobile destinato ad uso foresteria sito a Milano, per un importo totale di 7.641 migliaia di euro comprensivo degli oneri accessori;

Moby ha inoltre acquistato un immobile uso ufficio sito a Bastia (270 migliaia di euro, compresi gli oneri accessori all’acquisto).

Sono inoltre stati effettuati lavori straordinari sull’immobile sito ad Arzachena, acquistato nel 2016 per complessive 417 migliaia di euro, e lavori di ristrutturazione all’immobile di Olbia (acquistato nel 2016) per 325 migliaia di euro.”

Nel bilancio 2018, sempre nel commento inerente la voce immobili di legge:

“Nel corso del 2018 sono stati effettuati lavori straordinari sull’immobile sito ad Arzachena, acquistato nel 2016, per complessive 1.775 migliaia di euro, e lavori di ristrutturazione all’immobile di Olbia, acquistato nel 2016, per 36 migliaia di euro.”

Non si hanno ulteriori informazioni in merito all’utilizzo di detti immobili, se non che nella Relazione sulla Gestione, nella sezione inerente i rapporti con le parti correlate, si fa riferimento ad un contratto di locazione immobiliare con Onorato Vincenzo e ad un ulteriore contratto di locazione con tale Della Valle L.

Se fosse confermato che tutti questi appartamenti, siano in effetti nella disponibilità della famiglia proprietaria del GRUPPO MOBY, ci si troverebbe di fronte ad un uso assai disinvolto dei beni sociali con un imponente impiego di risorse finanziarie per l’acquisto e la ristrutturazione la cui utilità, per MOBY e per il GRUPPO MOBY, sarebbe tutta da dimostrare.

Dall'esame e analisi dei tre bilanci richiamati emerge in tutta evidenza che il totale degli impieghi in immobili di dubbia destinazione a partire dal 2016, ammonta ad Euro 12,143 MLN.

Tutto questo nonostante la montagna di debito che grava su Onorato.

E ora si urla al complotto!