ONORATO VERSO LA RESA DEI CONTI - PRONTE LE CARTE PER IL 182 BIS DELLA LEGGE FALLIMENTARE

PRONTO UN ESERCITO DI AVVOCATI

La strada era segnata già dal 3 ottobre scorso.

Alida Paluchowski e il collegio del Tribunale di Milano - Sezione Fallimentare erano stati fin troppo chiari: niente fallimento per Moby, per poi aggiungere, il drastico "per ora".

A quel preambolo era seguita l'affermazione esplicita "per ora".

I giudici avevano, infatti, aggiunto un'affermazione pari ad un vicolo cieco: per ora niente fallimento, almeno che non ricorriate ad uno degli strumenti secondari, non obbligatori ma volontari, della legge fallimentare.

E il vicolo cieco aveva due nomi: concordato preventivo oppure ristrutturazione del debito con tutti i crismi della legge fallimentare.

La frase della sentenza non è un epitaffio ma poco ci manca:

"Il collegio osserva però che l’entrata in vigore degli artt. 375,377,378 l.f. e del relativo art. 2086 e 2257 c.c. impone anche di attivarsi senza indugio per l’adozione o l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi ed il recupero della continuità aziendale e che la dizione dell’articolo appare coerente colla situazione esistente nella Moby e nel suo gruppo".

Alla sollecitazione raccomandazione era seguita un'elegante ma precisa indicazione al collegio sindacale della compagnia:

"Ciò induce a credere che il collegio sindacale sarà sensibile alle responsabilità cui andrebbe incontro se non supportasse il dovuto comportamento degli amministratori o non lo sollecitasse, come lo saranno gli amministratori, soprattutto ora che le condotte denunciate, di evidente conflitto di interessi in cui opera l’amministratore, di operazioni con società correlate, prive di serie garanzie di restituzione dei finanziamenti, sono state portate alla luce".

Insistere nell'ignorare quelle pietre miliari significava tra le altre cose mettere a rischio tutto, perchè la recidiva sarebbe stata accompagnata dall'aggravante del "ve lo avevamo detto"!

Ed è così che mentre prosegue la pantomima napoletana contro Unicredit Mascalzone Latino avrebbe deciso di chiamare al capezzale
PwC TLS Avvocati e Commercialisti, una delle principali realtà italiane operante nel settore della consulenza legale e tributaria.

Il contatto tra la Moby e PwC non sarebbe ancora definito ma in queste ore potrebbe concretizzarsi con il mandato pieno per redigere la relazione di accompagnamento per l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti.

Un incarico delicato, che si affianca agli avvocati che hanno seguito la causa fallimentare, visto che il professionista, designato dal debitore, deve di fatto certificare la veridicità dei dati aziendali e sull'attuabilità dell'accordo stesso con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l'integrale pagamento dei creditori estranei.

Più che uno studio legale Onorato sta pensando di mettere in campo un vero e proprio esercito, visto che si sta giocando la partita della vita.

PwC mette insieme uno studio con 225 legali, con 700 persone fra professionisti abilitati, praticanti e collaboratori.

Un'indicazione se confermata lascia comprendere l'imponenza della partita in gioco.

Dunque, la strada sarebbe quella del dispositivo dell'art. 182 bis della Legge fallimentare, ovvero del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione e in particolar modo dell'omologazione e dell'esecuzione del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione di debiti.

La norma è chiara: L'imprenditore in stato di crisi può domandare, depositando la documentazione di cui all'articolo 161, l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti, unitamente ad una relazione redatta da un professionista, designato dal debitore, in possesso dei requisiti di cui all'articolo 67, terzo comma, lettera d) sulla veridicità dei dati aziendali e sull'attuabilità dell'accordo stesso con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l'integrale pagamento dei creditori estranei (2) nel rispetto dei seguenti termini:
a) entro centoventi giorni dall'omologazione, in caso di crediti già scaduti a quella data;

b) entro centoventi giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell'omologazione.

L'accordo è pubblicato nel registro delle imprese e acquista efficacia dal giorno della sua pubblicazione.

Dalla data della pubblicazione e per sessanta giorni i creditori per titolo e causa anteriore a tale data non possono iniziare o proseguire azioni cautelari o esecutive sul patrimonio del debitore, né acquisire titoli di prelazione se non concordati . Si applica l'articolo 168, secondo comma.

Entro trenta giorni dalla pubblicazione i creditori e ogni altro interessato possono proporre opposizione. Il tribunale, decise le opposizioni, procede all'omologazione in camera di consiglio con decreto motivato.

E' una procedura in campo, ma non vi è certezza che Onorato la intraprenderà sino in fondo.

I fattori in campo sono diversi.

A partire dallo Stato che deve ricevere da Onorato 180 milioni di euro per il mancato pagamento del saldo dell'acquisto di Tirrenia.

Denari che continuano a non essere considerati di fatto nel quadro debitorio della Compagnia, così come mancano all'appello i milioni di euro della condanna definitiva dell'Autorità garante per la Concorrenza.

In quest'ultimo caso l'AgCoM si è espressa in maniera chiara su almeno due questioni:

1) il boicottaggio diretto verso le imprese sarde, confermato anche dal Tar, la cui condanna è già acquisita!

2) è vietata qualsiasi proroga della convenzione con Tirrenia!

Due macigni che difficilmente non potranno in alcun modo far parte della contesa finale!

E il 31 dicembre si avvicina!