PECORINO, MAZZATA AMERICANA DA 100 MILIONI DI DOLLARI

La mazzata è arrivata e per il pecorino sardo potrebbe essere letale. Il principale consumatore del formaggio sardo nel mondo, gli Stati Uniti, hanno ottenuto poco fa il via libera per imporre dazi che potrebbero raggiungere i 100 milioni di dollari!

Un colpo letale per la Sardegna, per un comparto già piegato dalla grave crisi conseguenza dell'incapacità gestionale della classe politica italiana e sarda di gestire la situazione.

Se Trump decidesse di applicare totalmente l'autorizzazione ricevuta dall'organizzazione mondiale del commercio per la Sardegna lattiero casearia sarebbe il tracollo, senza se e senza ma.

Una situazione in evoluzione da anni per la quale nessuno ha fatto niente per attutire il colpo e tentare nuovi scenari sia per quanto riguarda mercati alternativi che produzioni diversificati.

Come ebeti, sia lo Stato che la Regione, sono rimasti a guardare, nonostante da anni ormai si percepiva che sarebbe arrivato il segnale di guerra.

L'Italia paga in quanto Europa, aggregata non si sa come in una querelle internazionale sugli aiuti statali ai produttori di aeromobili.

Cosa c'entri il pecorino con i jet non è dato sapersi ma un'Europa inesistente con governo e regione inermi hanno consentito questo cataclisma commerciale.

Di certo non si può dire che alla guida del ministero dell'agricoltura ci fosse uno scienziato.

Bastava guardarlo in faccia a Centinaio per capire che non ne capiva niente. Ha persino fatto un comunicato stampa tre mesi per esaltarsi e intestarsi l'aumento della vendita di pecorino negli States!

Poveretto non sapeva nemmeno leggere quei dati: erano gli speculatori che facevano le scorte nei primi sei mesi dell'anno prima che scattassero i dazi.

E ora che il drammatico dado è tratto non resta che mettere in campo azioni che non facciano scomparire il prodotto per sempre.

Un dato è certo, Trump è pressato dai falsari americani, quelli che dicono di produrre il pecorino con il latte di vacca. E chiedono a un anno dalle elezioni americane di far fuori ogni concorrenza, a partire dai prodotti autentici, dunque dal pecorino Dop!

Le analisi di mercato, però, dicono che quel pecorino a stelle e strisce fa schifo e il mercato sembra rifuggere da imitazioni mal riuscite.

Dunque Trump si trova spinto dalle grandi lobby lattiero casearie a bandire i prodotti di qualità per lascia spazio alle imitazioni ma dall'altra non può non toccare con mano la spinta sensoriale verso i cibi sani e di qualità.

Di certo in prima battuta non potrà che attuare il massimo della sanzione, raddoppiando di fatto il costo del pecorino, che passerebbe dagli odierni 7.55 euro a Kg agli oltre 15 euro.

Il piano raffazzonato messo in campo per un velleitario rilancio del comparto va cestinato e riscritto di sana pianta.

Vanno fatti fuori coloro che non sono stati in grado di gestire la strategia e che tantomeno saranno in grado di gestire l'emergenza.

Serve un piano di lunga gittata fatto di nuovi mercati da conquistare con nuovi prodotti diversificati che esaltino le qualità organolettiche del latte ovino sardo,

Prodotti inimitabili e di grande qualità.

Servono regole rigide e un'Autority che le faccia rispettare con le buone o cattive maniere.

Senza perdere tempo. In gioco c'è la vita di migliaia di aziende e non si possono continuare a difendere orticelli di qualcuno mettendo a repentaglio la vita del comparto economico più importante e diffuso della Sardegna.

Serve una squadra di tecnici lattiero caseari che sappia rimettere la produzione sarda in vetta alle nicchie mondiali di qualità e per far questo bisogna andare oltre su connottu!

Quel che più lascia interdetti è una classe politica inerme, incapace di un minimo segnale di reazione cerebrale. Encefalogramma piatto.

Non si spiega diversamente. Due anni fa aveco cercato di lanciare sommessamente l'allarme e avevo presentato le adeguate iniziative parlamentari per evitare il tracollo.

http://www.unidos.io/la-latteria-di-nonna-da-cortoghiana-a-new-york-la-sua-lezione-di-economia-del-latte/

sono rimasti a guardare e ognuno a proteggere il proprio orticello. Il risultato si è consumato in queste drammatiche ore.

Nessuno potrà dire che non era stato avvertito.

http://www.unidos.io/u-3/

Adesso cadano le teste responsabili di questo disastro e si scelga di ripartire dal cuore del problema: il latte sardo, la Sardegna sono un brand che merita qualità e promozione.

Basta con una gestione cialtronesca di un settore strategico affidato a dilettanti di ogni genere, da Roma a Cagliari.

Perdere altro tempo significherebbe fine certa!

E la Sardegna e i sardi non se lo possono, anzi, non se lo devono permettere!