PILI: SARDEGNA DISCARICA DI STATO PER MAFIA E CAMORRA

Carceri e mafia in Sardegna

Illustrazione interrogazione interpellanza

(Elementi ed iniziative in ordine a vari profili di criticità relativi agli istituti penitenziari della Sardegna - n. 2-01702 e n. 3-03410)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Pili n. 2-01703 e all'interrogazione Pili n. 3-03410 che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente

Chiedo al deputato Pili se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

MAURO PILI. Signor Presidente, rappresentante del Governo, spero che il rappresentante dell'Esecutivo non voglia derubricare questa interpellanza/interrogazione ad una mera risposta burocratica, magari predisposta dal sempre giustificativo DAP, il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria, e che, invece, voglia cogliere questa interpellanza nella sua essenza non soltanto tecnica, cioè della mancanza di personale adeguato alle esigenze delle carceri: mi riferisco a ciò che, nel dispositivo finale, si pone con puntualità, ossia la reiterata richiesta di bloccare un flusso davvero inaccettabile verso la Sardegna di criminalità organizzata del livello più elevato, mafia, camorra e 'ndrangheta, e, dall'altra, anche quella legata al terrorismo jihadista.

In Sardegna, in questi ultimi anni, questo Governo ha concentrato le più elevate quantità di criminali del massimo livello possibile, sia sul piano della criminalità organizzata - e in questo caso mi riferisco a mafia, camorra e 'ndrangheta - ma ha concentrato, in alcune realtà, anche un contingente talmente rilevante di detenuti per terrorismo jihadista che fanno sì che, in Sardegna, sia ospitato, tra virgolette, oltre il 50 per cento dei massimi esponenti della criminalità terroristica che, in Italia, sono stati appunto arrestati. E, quindi, non è il tema semplicemente della gestione delle carceri - questo quesito lo avrei potuto rivolgere direttamente al DAP - ma è un tema più alto che riguarda il Ministero della giustizia, il Ministro della giustizia e, aggiungo, il Presidente del Consiglio, Gentiloni, che ha più volte richiamato la diretta connessione tra quello che avviene nelle carceri e poi l'evoluzione sul piano criminale che ha avuto in Italia a partire appunto dalla radicalizzazione islamica già vista, che ha provocato - e ha verificato anche sul piano giudiziale e processuale - ricadute devastanti e preoccupanti.

Quindi, la gestione delle carceri, non intese soltanto come quell'aspetto che è quotidianamente riportato e che questa interpellanza e interrogazione ripercorrono, i rischi che corrono ogni giorno gli agenti penitenziari ridotti ai minimi ranghi da sempre. In Sardegna vi è un buco in organico di oltre 400 poliziotti penitenziari, che certamente avrebbero potuto, con un contingente rispettoso delle più elementari norme, dare risposta anche in termini di possibili e potenziali infiltrazioni all'esterno. In realtà, succede di tutto nelle carceri isolane, riguarda la parte dei detenuti del 41-bis, tutti quelli della AS2 e della AS3 - dell'alta sicurezza 2 e 3 -, che hanno un gradiente sicuramente inferiore al 41-bis, ma che hanno capacità di relazioni con l'esterno che non possono essere controllate da un numero esiguo di agenti, che non riescono a sovraintendere - basta vedere il carcere di Uta - alla minima gestione dei rapporti tra i detenuti e i familiari che vanno a trovarli; un rapporto assolutamente insufficiente, lo dicono tutte le organizzazioni sindacali nazionali e regionali, che fanno emergere questa difficoltà oggettiva sul piano gestionale e della sicurezza interna, ma che ha, proprio per il rapporto con l'esterno, una ricaduta immediata e diretta sull'aspetto sociale, sulle potenzialità di un carcere, che diventa incubatore di infiltrazioni di criminalità organizzata. Questo è il tema.

Il Ministero della giustizia si è reso conto della follia che ha messo in campo in questi anni, cioè di spostare, di concentrare in Sardegna sia la parte relativa alla criminalità organizzata (mafia, camorra e 'ndrangheta) in quantità davvero improponibili, non a una corretta gestione di un carcere, ma a una corretta gestione del rapporto che esiste anche a livello di regioni? Perché la concentrazione che se ne è fatta in Sardegna non ha precedenti: oltre il 50 per cento, anche in questo caso, dei detenuti del 41-bis sono stati dislocati in Sardegna, per non parlare degli AS2 e degli AS3.

Quindi, questa interpellanza e questa interrogazione si pongono come obiettivo politico, di chiedere al Governo di dare risposte puntuali su questo fronte e non sviare su risposte tecniche o burocratiche. C'è un'emergenza ed è un'emergenza che io purtroppo denuncio da anni senza che il Governo e i Governi che si sono succeduti abbiano saputo dare una minima risposta in termini di sostegno alla tesi portata avanti dagli esecutivi né in termini di ascolto rispetto a quelle autorità autorevoli che hanno detto e dichiarato, anche nell'ambito della giustizia, dell'ordinamento giudiziario, che quella scelta di concentrare in Sardegna tanti livelli di criminalità organizzata - appunto, camorra, mafia e 'ndrangheta -, e di inserire poi anche un filone esclusivo per il terrorismo jihadista è una follia. Non lo dico io; dopo di me, lo hanno detto con chiarezza estrema anche esponenti diretti della maggioranza di Governo e voglio richiamarne soltanto alcuni, a partire, per esempio, dal professor Pino Arlacchi, riconosciuto a livello mondiale come il massimo esperto della criminalità organizzata e responsabile dell'ONU per il contrasto alla mafia. In maniera molto netta e molto chiara Arlacchi ha detto - lo voglio leggere testualmente -: “I mafiosi nelle carceri sarde - Arlacchi, esponente del Partito Democratico, risponde alla domanda del giornalista - sono una scelta dissennata sul piano tecnico e anche sul piano politico. Le istituzioni sarde devono far muro per fermare queste decisioni”.

Questo allarme, che seguiva alla mia denuncia, è rimasto inascoltato tanto a Cagliari quanto a Roma, anzi, nonostante la Direzione distrettuale antimafia nazionale abbia reiteratamente denunciato che su rifiuti, sanità e tutto quello che riguarda anche il traffico di tossicodipendenza, che esiste, di sostanze stupefacenti, che ormai fanno della Sardegna un crocevia. Non lo dico io, citerò poi magistrati autorevoli, che dicono che la Sardegna si sta piano piano confrontando e diventando una crocevia di questi aspetti, con relazioni - dicono i più - nate nelle carceri, relazioni tra la criminalità organizzata e la criminalità locale, che hanno dimostrato, anche in processi di grande rilevanza che si stanno svolgendo in questi tempi in Sardegna, che dentro le carceri nasce la criminalità organizzata, che si fonde con quella locale e per la quale nessun provvedimento il Ministero della giustizia è riuscito a mettere in campo, anzi, reitera il concetto della Sardegna Cayenna, della Sardegna discarica di Stato, dove collocare camorra, mafia, 'ndrangheta e terrorismo jihadista. Senza pensare che vi è, invece, una regola internazionalmente riconosciuta e che Arlacchi riafferma in maniera esplicita nella sua dichiarazione: i detenuti legati alla criminalità organizzata non vanno mai concentrati - dice Arlacchi -, ma, al contrario, vanno disseminati: lo sa chiunque si occupi di sicurezza e di amministrazione penitenziaria. Arlacchi, un esponente del Partito Democratico, vi sta dicendo che siete degli incompetenti, perché avete messo in campo azioni che sono diametralmente opposte a quelle che tutti coloro che si occupano di questi temi dicono debba essere fatto. Se li concentri - dice ancora Arlacchi -non puoi che averne, prima o poi, degli effetti negativi.

Ma quanta cannabis si sta producendo in Sardegna? Quante sono state le produzioni trovate in Sardegna? Quali sono i legami che ci sono stati tra il mondo della criminalità organizzata - camorra, mafia - e, per esempio, gli impianti eolici, le energie rinnovabili? Quanti di quei progetti di energia rinnovabile, cioè di milioni e milioni di euro, che vengono assegnati attraverso il contributo del Ministero dello sviluppo economico a società che hanno una diretta correlazione con la mafia, la camorra e la 'ndrangheta, quanti sono? La maggior parte: impianti ciclopici, da una parte, finanziati dallo Stato e, dall'altra, sequestrati, perché correlati e collusi con la criminalità organizzata. Tutto in Sardegna.

Arlacchi dice: metterli nello stesso territorio, per giunta in questo tipo di carceri, significa proprio andare a cercarsela. Allora, voi ve la state cercando. Ma la state cercando sulla pelle della Sardegna e dei sardi, di un pericolo che si sta rendendo sempre più evidente, che denunciano e che dichiarano in maniera molto chiara i magistrati stessi. Lo diceva il compianto Claudio Lo Curto, procuratore generale: si sta verificando in Sardegna quanto è accaduto nel Nord, quando negli anni Settanta, con l'uso indiscriminato del soggiorno obbligato, sono arrivate decine di mafiosi, che sono stati distribuiti in piccoli comuni nel centro del Nord Italia. Dice Lo Curto, esponente della magistratura, esperto di politiche di criminalità organizzata: là è cominciato tutto, con i mafiosi, che stabilirono le prime relazioni di potere. In questi ultimi anni si è scoperto che quell'azione sotterranea è diventata, invece, una realtà imponente, senza che nessuno opponesse resistenza.

Ecco, voi avete innestato questa operazione, che vede le carceri scoperte sul piano organizzativo, senza dirigenti e senza direttori, senza ispettori, senza poliziotti e agenti penitenziari, senza alcun tipo di raccordo con l'esigenza di rendere il carcere una struttura che possa in qualche modo sovraintendere alla gestione del rapporto anche con l'esterno. Perché, se è consentito a tale Buiaia - riconosciuto dalla lista, predisposta dall'ex Presidente degli Stati Uniti Obama, come uno dei trenta terroristi più pericolosi al mondo, del terrorismo jihadista - di interloquire telefonicamente dall'Iraq, passando per la Tunisia, passando per l'Afghanistan o la Siria impunemente, come hanno dimostrato le immagini raccolte da una televisione nazionale, nel registro delle telefonate presente nel carcere di Macomer, senza che ci fosse un interprete che ascoltasse cosa diceva quel tizio, spandendo in giro per il mondo indicazioni e ordini... Qualcuno dice - gli inquirenti in questo lavoro stanno andando avanti - che anche l'ultimo attentato a Tunisi possa essere stato generato proprio da quella cellula dentro un carcere.

E non è un caso che il Premier Gentiloni, sei mesi fa, abbia detto: nel carcere nasce la radicalizzazione e si creano le condizioni perché questo avvenga. E voi cosa fate? Utilizzate la Sardegna come piattaforma di discarica di mafia, camorra e 'ndrangheta ai massimi livelli e fate tutto quello che vi è consentito.

Vi risulta che la direzione nazionale antimafia abbia messo a soqquadro, per esempio, i cantieri della Sassari-Olbia? Che abbia fatto per tre o quattro volte dei blitz militari in quei cantieri, per andare a vedere quante imprese, per esempio calabresi, erano impegnate lì, senza avere nessun tipo di titolo ad essere lì? A fare il movimento terra, da sempre riconosciuto uno dei legami di contatto tra la pubblica amministrazione e gli appalti e le opere pubbliche.

Ebbene, tutto questo a voi non riguarda. C'è un'azione che mette a soqquadro le carceri della Sardegna con gli agenti, sistematicamente. Io l'ho denunciato - e poi avete smentito, poi avete dovuto trasferire quattro di quei jihadisti dal carcere di Bancali di Sassari - che gli agenti sono messi ogni giorno a rischio della propria vita.

Bisogna intervenire, rappresentate del Governo, non con risposte burocratiche, ma con decisioni politiche, che possano davvero segnare una svolta in questa nefasta azione che avete messo in campo in Sardegna sul piano penitenziario.