PILI: SARDEGNA DISCRIMINATA, SERVE LEGGE PER REFERENDUM AUTODETERMINAZIONE

SUBITO PATTO GIUDIZIARIO SARDEGNA-CATALOGNA

IL DEPUTATO DI UNIDOS PRESENTA PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE: SE ENTRO OTTOBRE NON VERRA’ AMMESSA SCATTERA’ RICORSO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA CON LEGALI SARDO-CATALANI

“Serve uno strumento democratico per far scegliere ai Sardi se continuare ad essere discriminati dallo Stato italiano o meno. Con questa proposta di legge non si dispone l’indizione del referendum ma si prevede una norma che consenta di farlo quando deciderà la maggioranza del consiglio regionale sardo o lo richiederanno 100.000 sardi. Serve, insomma, uno strumento di tutela e di rispetto del Popolo Sardo. Se lo Stato persiste nelle discriminazioni, se insiste nella violenza nei confronti del patrimonio ambientale della Sardegna, se continua a trattare la Sardegna come una colonia è giusto che i Sardi abbiano uno strumento per difendersi. Per questa ragione la proposta di legge costituzionale nasce per dare alla Sardegna uno strumento democratico di difesa e di libertà. Serve almeno una “pistola” per contrastare chi ogni giorno punta sulla Sardegna missili, bombe e discariche varie. La “pistola” che proponiamo, a differenza di quanto fa lo Stato italiano, è un deterrente democratico. Senza questo strumento lo Stato continuerà ad utilizzare la Sardegna come una discarica per i peggiori atti di violenza, dalla devastazione delle coste sino a perpetrare inquinamenti e morti. La Sardegna è trattata come la peggior colonia di Stato, il Popolo Sardo subisce discriminazioni infinite, dai trasporti all’energia, è vittima di un fisco diseguale che colpisce in modo letale l’economia e il lavoro. Una terra violentata a colpi di missili e bombe, da discariche tossiche a industrie inquinanti. I tratti identitari del Popolo Sardo sono delineati in modo chiaro e definito dalla storia e dall’etnia, dalla cultura e dalla lingua. Ora, dinanzi ad uno Stato che niente ha fatto per riequilibrare divari e discriminazioni, non resta che perseguire un percorso democratico che consenta ai Sardi di reagire con uno strumento referendario che consenta di scegliere se restare o meno sotto questo regime italiano. Quello che inizia con questa proposta di legge, reiterata dopo due anni, e calibrata sul diritto internazionale sull’autodeterminazione è un cammino definito sul piano identitario, economico, culturale e statuale. Per questa ragione questa proposta di legge costituzionale prevede la facoltà del Popolo Sardo di esprimersi con un referendum sull’autodeterminazione-indipendenza. Un’iniziativa legislativa che sottoponiamo alla condivisione di tutti coloro, comprese forze politiche parlamentari, che riterranno necessario questo passo, nel rispetto del democratico diritto del Popolo Sardo di decidere il proprio futuro. Serviva un passo ufficiale come la presentazione di una proposta di legge costituzionale per intraprendere anche un eventuale percorso giudiziario a tutela del Popolo Sardo. Il passaggio democratico della proposta di legge costituzionale per il Referendum per l’autodeterminazione del Popolo Sardo è, infatti, indispensabile sia sul piano legislativo che giudiziario. E’ evidente che se la Presidente della Camera dei Deputati non dovesse dichiarare ammissibile la proposta di legge nella nuova formulazione, e quindi rigettarla, ne scaturirebbe un contenzioso giudiziario di livello internazionale, proprio perché verrebbe leso un primordiale diritto universale all’autodeterminazione di un Popolo e quello di un parlamentare di svolgere la propria funzione legislativa. Sarebbe un vulnus giuridico costituzionale alla pari della mancata legittimazione del referendum catalano. Un “casus belli” tutto giudiziario da affrontare sia nell’ambito della Corte di giustizia europea che a livello di Nazioni Unite. E del resto gran parte dei contenziosi sull’autodeterminazione dei popoli, soprattutto nell’era post coloniale sono stati rimessi alle Corti internazionali proprio per la ritrosia degli Stati a riconoscere autonomamente il principio interno dell’autodeterminazione dei Popoli”.

Lo ha annunciato stamane il deputato di Unidos Mauro Pili nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio illustrando nei dettagli la proposta di legge costituzionale presentata alla Camera dei Deputati nei giorni scorsi. Pili nelle scorse settimane ha avviato a Barcellona una condivisione di percorsi anche giudiziari con le massime autorità catalane incontrando il leader catalano Jordi Cuixart presidente dell’Omnium Cultural e legali internazionalisti Sardo – Catalani.

“Abbiamo intrapreso un percorso concreto di condivisione con la Catalogna. Nei giorni scorsi – ha detto Pili - ho incontrato a Barcellona i vertici politici e istituzionali catalani per intraprendere una comune e parallela azione giudiziaria a livello internazionale per il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei Popoli inquadrati nell’ambito di Stati post coloniali. In questa direzione – ha annunciato il parlamentare di Unidos – abbiamo dato mandato a legali sardo-catalani di predisporre un percorso comune, a partire dalle reciproche violazioni subite, da una parte quella catalana della delegittimazione del referendum e dall’altra quella sarda con la paventata inammissibilità della proposta di legge costituzionale a mia firma”.

“Tra la Sardegna e la Catalogna non ci sono analogie economiche ma esiste una forte consonanza identitaria e democratica. Si tratta di due entità ben definite sul piano etnico e culturale, con la legittima aspirazione a decidere il proprio futuro. Il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione è – ha proseguito il leader di Unidos - un passaggio nevralgico sul piano democratico. E’ giusto che i Popoli si esprimano, in un senso o nell’altro. Non stiamo discutendo se si è a favore o meno dell’indipendenza, stiamo discutendo se un Popolo come quello Sardo può avere a disposizione uno strumento democratico per decidere o meno di appartenere ad uno Stato che lo discrimina e lo rende succube, dal fisco allo sviluppo. Ogni Sardo dovrebbe sostenere l’istituto del referendum per l’autodeterminazione, quelli a favore e quelli contrari all’indipendenza. Si tratterebbe, nella peggiore delle ipotesi, di un deterrente alle continue malversazioni ai danni della Sardegna e dei Sardi”.

“Insieme al percorso dell’autodeterminazione statuale – ha detto Pili – occorre attrezzarsi alla difesa e all’attacco. Alla difesa della Sardegna dalle continue violenze, dalle servitù militari a quelle fiscali, dalla devastazione ambientale a quella economica, dai progetti nucleari a quelli del colonialismo economico delle energie pseudo rinnovabili. All’attacco per costruire e traguardare uno sviluppo endogeno in grado di affrontare alla radice il tema dell’indipendenza economica della Sardegna. Il piano strategico di sviluppo elaborato con i principali economisti al mondo è stato già presentato con una proposta di legge denominata PARIS, Piano Attuativo Riequilibrio Insulare Sardegna. Un piano democratico ed economico aperto alla condivisione e al confronto. Una piattaforma di confronto con tutti coloro che vorranno intraprendere un percorso di condivisione senza dogmi, visioni ideologiche o settarie. La Sardegna e il Popolo Sardo non possono continuare a subire e occorre reagire”.