PILI: TRACOLLA IL PORTO CANALE MENO 50% IN UN ANNO

IN UN ANNO DIMEZZATI I CONTAINER NELLO SCALO CAGLIARITANO E IL PEGGIO DEVE VENIRE

IL SILENZIO DI REGIONE E GOVERNO

"In un anno un tracollo scandito da numeri impietosi: a Luglio di un anno fa furono movimentati 48.000 container, quest’anno appena 25.000. Un dato emblematico: quasi il 50% in meno. Dati da tenere nascosti, non vengono pubblicati da nessuna parte come capita negli altri porti e il silenzio è complice. Tutto questo fa venir meno una delle clausole fondamentali del contratto di gestione del porto canale da parte della Conship che per esercitare la concessione doveva garantire un bugdet di movimentazione che appare decisamente fuori dagli attuali regimi di traffico. Un porto in secca senza che nessuno faccia niente per arginare questo tracollo senza precedenti. Il deserto si manifesta nei dati: le unità paganti a luglio 2016 erano state 17.000 nel 2017 appena 9.000. Nel 2016 i movimenti a Luglio erano stati 34.000 a luglio 2017 risultavano 18.000. Dopo aver assunto nel 2003 il ruolo strategico nel Mediterraneo ora il Porto canale è a un passo dalla chiusura. Nel mese di luglio la situazione è crollata ulteriormente e la situazione è drammaticamente destinata a peggiorare visto che il disastro è stato attenuato da un disservizio di qualche giorno in un porto del Mediterraneo. Per il terminalista cagliaritano è il tracollo con la sempre più evidente fuoriuscita dal circuito internazionale del transhipment. Disastro che si consumerà definitivamente nelle prossimo settimane dopo che dal 1 agosto è stato interrotto il collegamento inverso dall’India verso il nord Europa. L’effetto domino riguarderà certamente anche le rotte Canada – Mediterraneo e Golfo del Messico Mediterraneo. Tutto questo con il silenzio scandaloso della giunta regionale e della politica sarda. Occorre reagire e farlo con urgenza prima che si raggiunga un punto di non ritorno. Servono iniziative sia sul piano strategico che commerciale e occorre riposizionare il porto nello scenario internazionale. Per questo serve un management di livello internazionale in grado di rilanciare il ruolo strategico del porto canale di Cagliari e non figure fallimentari come l’ex assessore dei trasporti messo per giochi di corrente a presiedere l’autorità portuale”. Lo ha detto il deputato di Unidos Mauro Pili che ha messo nero su bianco i dati del tracollo in una interrogazione presentata stamane al Ministro dei Trasporti con la quale chiede un piano di rilancio del Porto Canale di Cagliari.
“Ci sono in ballo 600 lavoratori che rischiano di finire per strada se non si interverrà immediatamente per fermare questo declino gravissimo della prima infrastruttura trasportistica della Sardegna - ha detto il deputato di Unidos. Da una verifica ministeriale sarebbero ancora disponibili i 20 milioni di euro statali per l’implementazione delle gru, con l’installazione di quelle più grandi, indispensabili per far rientrare il porto nei circuiti internazionali considerato che gran parte delle navi hanno una dimensione ormai troppo grande per le potenzialità delle gru del porto canale. La parte privata deve farsi carico del coofinanziamento proprio per poter realizzare l’intervento e utilizzare i fondi pubblici”. “All’investimento infrastrutturale deve essere affiancata una trattativa serrata e seria con un nuovo soggetto internazionale in grado di ristabilire la centralità del porto terminal container. Serve un’interlocuzione diretta con CHINA Shipping e COSCO , gli unici soggetti che in questo momento possono rendere nuovamente strategico Cagliari. A questo deve essere affiancato un taglio netto delle tasse di ancoraggio, per due motivi, il primo per essere competitivi con gli altri porti e secondo perché quelle risorse hanno finito per finanziare infrastrutturazione di altri porti. E’ ora – ha concluso Pili - che Stato e Regione la smettano di ignorare questa situazione e finiscano di essere complici di una fallimento annunciato”.