PILI: VIA SARDA ALLO SVILUPPO UNICA STRADA PER L’INDIPENDENZA DEL POPOLO SARDO

Il Piano politico di Unidos: risvegliare la coscienza del Popolo Sardo, unire i Sardi oltre la destra e la sinistra, cause legali internazionali contro le discriminazioni, piano economico indipendente e autogestito

L’assemblea dei Sardi Unidos lancia la sfida identitaria: conquistiamoci l’indipendenza economica, culturale e sociale

 In mille alla fiera di Cagliari, interventi dei balentes che lottano contro le imposizioni, economisti, amministratori, cittadini.

“Non ci riconoscono l’indipendenza? Andiamo a prendercela con una rivoluzionaria Via sarda dello sviluppo, con cause internazionali contro le discriminazioni, soprattutto con una nuova coscienza identitaria del Popolo Sardo. Conquistiamoci l’indipendenza economica, culturale e sociale, con una sfida strategica e comunitaria, dove ogni sardo diventa protagonista e artefice del proprio futuro. Dobbiamo liberare la Sardegna dalle catene che bloccano lo sviluppo e la libertà. Catene nei trasporti, nell’energia, nel credito, nella cultura. Dobbiamo dispiegare le vele dello sviluppo aggredendo i limiti strutturali e infrastrutturali, dobbiamo costruire una via sarda allo sviluppo che inverta radicalmente l’approccio storico allo retromarcia dello sviluppo con imposizioni di produzioni antistoriche capaci alla fine di creare solo dipendenza e disoccupazione. Serve un piano economico dove nessuno possa staccare la spina, dobbiamo avere noi le chiavi del nostro sviluppo. Ogni sardo deve diventare azionista della propria terra. Idea, realizzazione e gestione. Per questa ragione la sfida non può riguardare un partito, una coalizione: deve essere una sfida di Popolo.

Una scommessa immane, ma l’unica possibile. La storia nel bene e nel male ci ha portato ad un punto di non ritorno, o invertiamo la rotta oppure saremo destinati a soccombere all’assistenza, alla subordinazione, alla dipendenza e alla povertà. Per questa ragione abbiamo messo a punto un piano strategico dettagliato, economico e sociale, culturale e identitario. Un piano che non passa attraverso le vecchie logiche della partitocrazia, non prevede che ci siano capi o capetti che si mettono d’accordo per dividere poltrone e prebende, ma prevede un’unica via possibile una forte coscienza del popolo sardo. E’ quello che accaduto nell’ultimo referendum dove si è registrato un risveglio forte e chiaro dell’identità del popolo sardo, non più disposto a subire le imposizioni di stato, fossero le scorie nucleari come l’occupazione delle terre agricole per devastanti distese di pannelli pseudo solari. Per questo motivo serve un movimento tutto sardo, capace di tenere lontani i vecchi e atavici richiami ideologici di destra, sinistra o pentastellati. Serve unire i sardi, quelli che sono stati a destra, così come quelli che sono stati a sinistra. Occorre unire tutti i sardi liberi che hanno compreso come gli schieramenti italiani perseguono centralismo e sottomissione, ricatti e condizionamenti a favore di lobby e poteri estranei alla Sardegna e ai sardi”.

Lo ha detto questo pomeriggio alla fiera di Cagliari il leader di Unidos Mauro Pili aprendo l’affollata assemblea del Popolo Sardo che ha visto la partecipazione di delegazioni da ogni parte della Sardegna, dalle isole minori alle zone interne, dai drammi industriali ai comitati contro le imposizioni di Stato, da uomini della cultura ad amministratori provenienti da tutta l’isola, economisti e rappresentanti sindacali. Una manifestazione caratterizzata da due grandi Menhir posizionati nel palco della Fiera a simboleggiare l’identità di un Popolo avanzato e lungimirante, capace già sei mila anni fa di legare la propria vita alla propria terra.

“Quella di oggi non è un’assemblea di partito, è l’incontro di tanti sardi liberi che hanno sentito il dovere di guardare oltre gli schemi italianisti, che hanno il desiderio di reagire con la testa e il cuore. Inizia con l’assemblea di oggi una lunga marcia che con questi simboli della grande civiltà prenuragica della Sardegna attraverserà ogni angolo della nostra terra. Metteremo questi Menhir in ogni piazza, ogni sardo dovrà riconoscere la propria identità e trarre dalle proprie radici la linfa vitale per ricostruire il proprio futuro”.

“In questa sfida identitaria – ha proseguito Pili – proponiamo tre livelli di mobilitazione: identitaria, economica e giudiziaria. Sul piano identitario serve un’azione di coscienze che sappia investire sulla storia, sulla cultura, sulla capacità di connettere la grande civiltà sarda con l’innovazione e lo sviluppo. Identità come valore culturale ed economico. Sul piano economico con un vero e proprio piano di rinascita declinato in 4 progetti strategici. Sul piano giudiziario attraverso un pool legale sardo –internazionale proporremo un’azione giudiziaria internazionale per perseguire le discriminazioni che il Popolo Sardo subisce sul piano economico, infrastrutturale e fiscale. Un piano giudiziario che punta ad ottenere il riconoscimento all’autodeterminazione del Popolo sardo attraverso un percorso codificato che consenta ai Sardi di decidere la strada più feconda di un’indipendenza statuale, moderna e sostenibile”.

Il leader di Unidos ha quindi proposto un’analisi spietata della situazione attuale in cui versa la Sardegna e la prospettiva drammatica verso il 2020
“Nel sistema pubblico emerge sempre di più una “incapacità gestionale” sempre più condizionante:

1) incapacità a programmare

2) incapacità a spendere

3) incapacità a controllare

Questa incapacità incide nell’area dell’attività pubblica ma anche sull’attrattività degli investitori privati (basti guardare il sistema infrastrutturale dell’isola, alla generale inefficienza dell’amministrazione pubblica, regionale in particolare, per capire l’importanza e la portata dell’impedimento);

Incapacità ad esportare in settori a domanda dinamica (prodotti agroalimentari e artigianato);

Inesistenza di progetti che siano condivisi e trainanti è il maggior rischio che la Sardegna corre per il futuro;

L’assenza di coesione, partecipazione attiva e condivisione sono i maggiori ostacoli al cambiamento della Sardegna.

Divisioni in fazioni, interessi particolari di breve periodo, hanno alterato il campo visivo e distolto l’attenzione spostandola su problemi marginali, mentre la situazione generale dell’isola peggiora.

Inconsistenza della capacità di innovazione tecnologica. La Sardegna è al 212° posto su 282 regioni di 31 paesi europei;

Insufficienza e limitata competenza del “capitale umano”

La Sardegna è al 242° posto su 282 regioni europee relativamente al livello delle conoscenze (istruzione universitaria, addetti nel settore dell’istruzione, finanziamento progetti scientifici)

A questi elementi di fondo e decisivi appaiono gravi i parametri sociali ed economici:

1) Il 75% delle persone tra i 20 e 64 anni deve essere occupato (all’Italia è stato concesso il 67/69% perché è in forte ritardo, infatti al 2011 era al 61,2% mentre la Sardegna al 55,6%)

2) Investimenti in ricerca e sviluppo devono raggiungere il 3% del PIL (l’Italia è all’1,53% e la Sardegna allo 0,67%)

3) Gli abbandoni scolastici (Italia 18,8% nel 2010, la Sardegna 23,9%) devono ridursi al di sotto del 10% e almeno il 40% della popolazione tra i 30 e 34 anni deve conseguire istruzione universitaria. (La Sardegna è al 16,8% e l’Italia al 26%. Siamo sotto di 9,2%)

4) Il numero delle persone a rischio di povertà e di emarginazione devono ridursi di 20 milioni nella UE, ossia del 25%.

In Sardegna sono 398.000 persone povere, entro il 2020 devono ridursi di 83.000.

“Abbiamo solo una strada per ribaltare questo quadro: perseguire la più ampia unità del Popolo Sardo e dispiegare un progetto portante e trainante condiviso e ambizioso ma costruito alla nostra portata. Questa è l’ultima strada percorribile. Quella percorsa finora, dopo un inizio che pareva agevole e che ha comunque portato benefici, si è rivelata un “vicolo chiuso”. Dobbiamo creare LA VIA SARDA ALLO SVILUPPO e per farlo dobbiamo prima di tutto indicare quello che “non dobbiamo fare”. La NUOVA FRONTIERA DELLA SARDEGNA è un PROGETTO concreto e POSSIBILE se c’è coesione, altrimenti si ritorna al vicolo chiuso. Dobbiamo essere noi a ESPORTARE DISOCCUPAZIONE, RIDURRE LE IMPORTAZIONI (DISOCCUPAZIONE) investendo in settori nei quali possiamo essere competitivi e che aumentino la domanda interna (ambiente, agricoltura, artigianato). Puntando ad attrarre investimenti dall’esterno non ripetendo gli errori del passato (recente e remoto) per quanto riguarda i settori. Fondamentale riformare la burocrazia e riappropriarsi di un sistema bancario da modellare sulle esigenze della Sardegna, una banca sarda che sia il motore del credito e dello sviluppo. Serve un grande piano di investimento in istruzione e cultura. Riqualificare i giovani. Difficilmente si attivano investimenti in progetti innovativi se la qualità professionale della popolazione è bassa. Dare dignità alle tante persone emarginate o che vivono in povertà. Per avere ampia coesione sociale e progetto condiviso occorre partecipazione. Per questo occorre partire dal basso, dalle comunità locali ed è quello che faremo, paese per paese, città per città”.

I QUATTRO PROGETTI STRATEGICI:

1) 100 MILIONI DI EURO PER UN GRANDE PIANO DI SVILUPPO DEI VOLI LOW COST - SARDEGNA LA PIATTAFORMA MEDITERRANEA DEI TRASPORTI A BASSO COSTO

10 milioni di passeggeri, 5 miliardi di incremento del pil della Sardegna, 500 milioni di entrate fiscali per la regione Sardegna

2) INVERSIONE RAPPORTO IMPORT E CONSUMI DA 20 A 80, DA 80 A 20

Oggi consumiamo 80% di prodotti importati, occorre ribaltare questo rapporto con un rapporto diretto e fiscalmente sostenibile tra produttori e reti di distribuzione. stiamo mettendo in campo una regia extra istituzionale per l’incontro tra i produttori, le filiere sarde di qualità e le grandi catene di distribuzione e commercializzazione. introdurre lo scontrino differenziato per tipo di produzione e provenienza, al fine di perseguire incentivi al consumo di prodotti locali.

3) IL PIU’ IMPORTANTE SISTEMA AGRO-ALIMENTARE DI ALTA QUALITA’ AL MONDO

La Sardegna ha la possibilità di decidere e di scegliersi un obiettivo

strategico, ambizioso, di alto profilo: DIVENTARE IL PIU’ IMPORTANTE SISTEMA AGRO-ALIMENTARE DI ALTA QUALITA’ AL MONDO. Progetto da perseguire attraverso grandi progetti di filiera con veri e propri contratti di sistema devono contenere e proporre (a Regione, Comuni, Enti vari-Sfirs,ecc…) soluzioni coerenti e transitabili per semplificare e responsabilizzare le forze economiche protagoniste della filiera nella gestione delle politiche settoriali. L’Agricoltura sarda, in particolare, vive in un paesaggio che la caratterizza nel mondo, che si lega sapientemente al turismo ma anche all’industria, che valorizza il territorio sul quale insiste. La sua tutela e il suo sviluppo sono obiettivi non solo degli agricoltori, ma dell’intero aggregato sociale ed economico in cui essa vive. La strategia per il conseguimento di tali obiettivi è la partecipazione dell’agricoltura allo sviluppo complessivo dell’area, l’integrazione con gli altri soggetti economici cominciando dall’AGRITURISMO, TURISMO RURALE E AGRO INDUSTRIA.

4) PIANO CULTURALE STRATEGICO TUTTO SARDO

Uno sviluppo autopropulsivo delle produzioni "virtuali" e delle tecnologie avanzate in Sardegna necessita di questa precondizione: formare i giovani e riformare gli adulti. Missione che vogliamo perseguire con un vero e proprio Piano Marshall della crescita e della cultura – che metta in campo formatori itineranti, che riaprano le scuole chiuse dei piccoli paesi, svolgendo la funzione di animatori culturali e formativi, organizzando e rendendo sinergiche le realtà aggregative e le agenzie del sociale, da quelle sportive a quelle delle tradizioni popolari sarde, dalla musica alla formazione professionale, sino ad una piena alfabetizzazione informatica. Arrivando ad un’università dispiegata nella ricerca scientifica e applicata, sempre più legata al territorio”.

I quattro piani strategici saranno dispiegati in quattro differenti conferenze tematiche itineranti che si svolgeranno nei primi tre mesi del prossimo anno