PORTO CANALE FUORI BINARIO, IL BOICOTTAGGIO A TAVOLINO

SABOTAGGIO INTERNO PER FAVORIRE LE CONGREGHE DI PARTITO E DI PALAZZO

I SINDACATI APRANO IL TAVOLO CON IL MINISTERO DEGLI ESTERI NON CON LO SVILUPPO ECONOMICO

Diciamo le cose come stanno: sul porto canale di Cagliari da tempo è iniziata un'opera di boicottaggio giocata tutta in casa!

E insieme a questa è in campo una sibillina quanto vergognosa operazione funzionale alla distrazione di massa.

Una volta si inventano quella farlocca e inesistente vicenda legata alle autorizzazioni paesaggistiche, un'altra volta il sabotaggio di gru e macchinari, giusto per sollevare qualche dubbio su lavoratori o su aziende!

A quando la gigantesca gru 7 esce dal binario rischiando di ribaltarsi, e solo per la mia denuncia si parla dell'accaduto, oppure della Mercedes schiacciata dal container caduto in casa degli amici sul porto estremo autorizzato a quelle operazioni!

Magari sarà opportuno indagare su chi sta facendo lavori, se son eseguiti a regola d'arte e per evitare che il controllore non finisca per coincidere con il controllato!

Tutte messe in scena dal solito tessitore di bufale e innaffiatore di gazzosa funzionali solo a coprire la vera azione di boicottaggio, quella sì, studiata a tavolino per scardinare la funzione strategica del Porto Canale nel Mediterraneo!

In ballo c'è la via dello spezzatino che passa per le cooperative rosse che gestiscono quell'osceno progetto di bomba di gas attaccato ala città di Cagliari e dall'altra gli affari di qualche privato, dai trasportatori di bombe ai neo amici di renzi in Sardegna. Una lobby che mira a spezzettare il porto canale funzionalmente agli affari di casa e di condominio.

E poi c'è la via seria, quella per ridare strategia Mediterranea e internazionale al Porto Canale di Cagliari!

L'unica ipotesi per rilanciare il Porto canale, ridare speranza e lavoro ai dipendenti, è quella di bloccare l'operazione spezzatino messa in campo dall'autorità portuale, tale Deiana, fido del presidente della fondazione del Banco di Sardegna.

I due, Cabras e Deiana si sentono spesso, l'ultima volta si sono visti a "casa" di Onorato, quello delle navi, nel chiostro di San Giuseppe a Cagliari.

Si sono seduti insieme, in prima fila, e oltre ai convenevoli, la preoccupazione di Deiana che non fosse nella lista degli oratori e poi nobilitato da Onorato in persona con la chiusura della kermesse da mille e una notte, i due hanno scambiato delle opinioni!

Non hanno parlato di politica, di barche a vela o di porto canale, ma stranamente di energia e di gas!

Spero non mi si voglia smentire perchè il diavolo fa le pentole ma molto spesso si dimentica il coperchio.

Vi è un sottobosco intrecciato che fa prevalere altro rispetto al ruolo strategico del porto canale, a partire da quella bomba che vogliono costruire nello spazio portuale, all'ingresso del porto, rendendo l'infrastruttura inutile sul piano strategico!

Se passa quell'operazione il porto canale è morto e sepolto. Ogni salamelecco alla Deiana è destituito di ogni fondamento!

Se si fa il deposito di gas il porto canale è finito!

E non ha grande futuro anche se si persegue la sua frammentazione, roba da condominio!

Nessun grosso gruppo metterà Cagliari nelle sue rotte mondiali se il porto non sarà funzionale ad una gestione lineare e non frammentaria.

Non è un caso che uno dei soggetti che sta facilitando lo spezzettamento di Cagliari è proprio il nuovo proprietario di Gioia Tauro, la MSC.

Con l'avallo di Deiana ormai è stata creata una sorta di concorrenza totale con la banchina principale del porto canale, tutto nell'interesse di MSC che con qualche scalo su Cagliari ottiene due risultati: fa fuori tutto l’import export di porto provinciale e nel contempo minimizza l’infrastruttura sarda togliendo ogni appeal al un eventuale operatore che si troverebbe un bene parziale
Tutto questo quando, invece, al Transhipment servono terminal grandi perché spesso e sovente accumuli vuoti o fai operazioni di fase IN e fase OUT (scarico e ricarico completo di navi giganti per entrata uscita dal servizio o fine nolo) che richiedono grandi spazi!

E in tutto questo emerge dirompente una constatazione evidente: gli investitori cinesi non hanno un posto tattico avanzato nel mar Tirreno, naturale ingresso in Europa dal gate meridionale.

Il Tirreno, per tutta una serie di fattori, è nuovamente focal point ed è incredibile che nessuno veda Cagliari e la Sardegna. O meglio è gravissimo che Cagliari non si voglia far vedere!

Gli operatori italiani hanno messo in campo un'azione funzionale a far fuori Cagliari per spartirsi la torta italiana del trashipment ma lo hanno fatto anche e forse sopratutto con l'ambizione e la speranza di tenere lontana dalle coste italiane la Cosco, la più grande compagnia di trasporti cinese!

I cinesi sono lo spauracchio degli altri carrier, stanno crescendo del 20% all’anno come capacità di stiva e volumi trasportati e, quindi, di fatto produci carichi e trasporti, scarichi, distribuisci e gli altri bye bye!

Non possono neanche affrontarli a viso duro perché poi in Cina non caricano più ma il lavoro italiano è subdolo.

Solo a Vado Ligure i cinesi hanno il 49% con APMT (Maersk) ma tutto è fermo con un fazzoletto di terra, attaccato all’Aurelia di fronte al paese.
Una realtà che non può minimamente sopportare i volumi di cui ha bisogno COSCO.

I cinesi hanno anche un altro problema loro trattano solo con lo Stato non con gli imprenditori,se hanno certezze statali vengono altrimenti non si affidano mai ai privati.

E' tutto qui il futuro del Porto canale di Cagliari: bisogna far fuori Deiana da quel ruolo, metterci uno capace e con visione strategica, lontano dalla bassa lega e attivare subito un confronto diretto con il ministero degli esteri.

Non serve in questa fase il ministero dello sviluppo economico, serve quello degli esteri.

Deve essere scaricata la piena e totale responsabilità politica e istituzionale addosso a Di Maio che, se ha davvero stretto relazioni dirette con il governo cinese, non deve far altro che dare la copertura del governo italiano all'ingresso della Cosco nel porto canale di Cagliari, facendola diventare la prima e più importante porta orientale verso l'Europa.

Tutto il resto è tempo perso, bassa lega e piccolo cabotaggio.

I lavoratori diverranno disoccupati, il porto canale una latrina di gas e abbandono, due gru per quattro container a prezzo d'oro!

La via per il rilancio esiste, basta evitare che il Porto canale finisca sul binario morto.