Come capita spesso in questi casi si annida il sospetto: far finta di fare per non fare niente.

Il Porto canale di Cagliari passa dal non far niente al far finta di fare.

Purtroppo il far finta di fare non corrisponde nemmeno minimamente al fare quanto è necessario.

Ho già scritto ieri le riserve sostanziali e formali di questo annuncio pomposo del bando internazionale.

Non ci ritorno perchè dalla presentazione di oggi non sono venuti né fatti nuovi né tantomeno chiarimenti!

http://www.unidos.io/porto-canale-un-salto-nel-vuoto/

Per affrontare la vicenda porto canale ci sono due modi: il primo è funzionale a far vedere “che si è fatto quanto previsto dalla procedura” , il secondo è operare concretamente per far succedere veramente le cose.

Il transhipment è un business intrinsecamente rischioso a causa della volatilità dei traffici e dell’alta intensità di capitali richiesta per adeguare le infrastrutture portuali alle crescenti esigenze delle navi.

Ciò nondimeno - Malta docet- rappresenta una opportunità strategica per il territorio e per le attività produttive connesse.

Per concretizzare ciò occorre, però, creare un sistema che attragga gli investitori e che chiarisca quali elementi il territorio può mettere in gioco per mitigare il rischio, in modo da sviluppare un piano di business sostenibile nel lungo periodo.

Gli elementi fondamentali sono quattro:

1) un investitore che supporti almeno in parte l'operazione;

2) un cliente/partner che possa garantire uno “zoccolo duro” di volume di traffici;

3) un operatore/gestore che a partire dallo zoccolo duro possa sviluppare ulteriormente i volumi grazie ai suoi contatti internazionali fornendo prestazione ed efficienza in linea con gli standard di mercato;

4) ultima ma fondamentale pedina, avere una squadra sul territorio che sappia rendere appetibile l'offerta, che capisca il punto di vista dell'investitore e che sappia offrire le garanzie necessarie a rendere il pacchetto attrattivo;

L'analisi dei presupposti necessari è quindi propedeutica e fondamentale al successo di un bando che deve essere emesso dopo aver capito chi è come attrarre.

Per fare un esempio - forse non tanto campato per aria - supponiamo che ci sia un fondo sovrano interessato alle opportunità che la Sardegna può offrire e all'acquisizione di alcuni asset strategici.

Supponiamo che fra questi asset si possa inserire un'infrastruttura come il porto canale di Cagliari nostra.

Supponiamo che elemento importante sia capire l'influenza che il fondo potrebbe avere nel coinvolgere abche una Linea di navigazione in qualche maniera controllata.

Supponiamo che con le premesse di cui sopra possa essere coinvolto anche un operatore terminalista per la nuova gestione.

A questo punto segue una domanda: ma c'è qualcuno che pensa che tutto ciò si realizzi per magia perché è stato fatto un bando dove si parla in maniera lacunosa della infrastruttura senza nemmeno affrontare tutti i dettagli?

Solo un ingenuo può crederci. O peggio solo chi è in malafede!

Non ci vuole la bacchetta magica ma un gioco di squadra fra Governo - Regione e autorità portuale che dialoghi in termini concreti e credibili e non a colpi di slogan e di carnevalate da quattro soldi.

Se si vuole perseguire un progetto serio e strategico di rilancio la strada non è quella di timbrare il cartellino di una procedura.

A meno che la strada sia già segnata per spianare il percorso che porta dritti dritti allo scellerato progetto del gassificatore e alla morte commerciale del porto canale e di quanto vi sta attorno, Sardegna compresa.

Sardo avvisato, mezzo salvato!