Uno scarno comunicato stampa annuncia che il bando internazionale per l'affidamento del Porto Canale di Cagliari è pubblico.

Peccato che nessuno lo conosca e che il sito della stessa autorità indichi una sezione demanio inesistente.

Annunci che magari troveranno qualche riscontro dopo la conferenza stampa del presidente dell'autority.

Le solite carnevalate, per gettare un pò di fumo di qua e di la. In realtà la cosiddetta call è un salto nel vuoto, sia nella forma che nella sostanza.

Appare evidente a tutti coloro che sanno leggere le carte il maldestro tentativo di "timbrare il cartellino", ovvero adempiere ad un procedura con la speranza di aver scritto in maniera chiara che gestire il porto non conviene.

Una call tanto per farla, giusto per dare il contentino, ma senza alcuna volontà di definire un serio processo di riavvio del porto canale e del suo ruolo strategico.

Nessuna strategia complessiva, nessuna certezza del diritto, nessuna certezza dei costi, nessun piano pubblico per rendere appetibile la gestione del porto canale ormai messo fuori con dolo da tutto il sistema del transhipment internazionale.

Non esiste uno straccio di contratto di programma con almeno le proposte del pubblico, sul piano delle risorse e degli investimenti.

Tutte partite aleatorie a partire dallo strumento principale del porto: le gru.

Pensare di fare transhipment senza porsi il problema delle gru è roba da sabotatori seriali.

Nel comunicato che compare senza alcun richiamo linkabile al sito per la verifica degli atti concreti si legge che potrebbero essere messi a disposizione un parco gru e mezzi per la movimentazione previo un contratto di locazione o di acquisto, dal Consorzio Industriale Provinciale di Cagliari.

Se fosse così indeterminato, come lascia trasparire l'unica nota ufficiale, saremo dinanzi alla perfetta rappresentazione dell'armata brancaleone: da una parte si decide il piazzale, da un'altra parte le gru, da un'altra ancora il costo del lavoro. Insomma se un operatore serio volesse davvero interessarsi alla concessione diventerebbe matto ancor prima di iniziare.

E poi che fine hanno fatto i fondi per sostituire le gru?

In una normale gara di affidamento di una concessione bisognava indicare chiaramente le risorse per il rinnovo del parco gru, per essere al passo con i tempi e anzi anticipare i diretti concorrenti.

E invece nessuna menzione a quello che tecnicamente doveva essere un piano di investimenti pubblici in grado di rendere appetibile il Porto.

Investimenti pubblici per sollecitare e favorire investimenti privati.

Non penseranno che l'attrazione del porto canale è legata alla presenza o meno della ruota panoramica nel porto storico?

Ci sono riferimenti ai costi di concessione, che a vista d'occhio sembrano notevolmente superiori a quelli precedenti. Da una prima sommaria comparazione si potrebbe arrivare al 100% in più rispetto alla precedente gestione. Roba da matti!

Se così fosse saremo dinanzi ad ulteriori elementi che inducono a pensar male! Come dire, la Contiship se n'è andata perchè sosteneva che il porto non fosse conveniente e al successore gli si propone una spesa di concessione doppia!

E poi c'è la questione gestionale-urbanistica.

Qual'è la posizione della regione e del comune di Cagliari su quella bomba di gas che è stata progettata all'ingresso del porto? E sopratutto qual è la posizione dell'autority? Se dovesse essere favorevole il bluff sarebbe conclamato.

E se è vero come è vero che la fantomatica dorsale dovesse davvero partire dallo stesso punto di presa di quei depositi quante navi al giorno dovranno sostare e transitare in quell'area?

Lo capisce chiunque che sarebbe semplicemente folle, oltre che spregiudicato, perseguire il rilancio internazionale del porto canale mettendo nell'avamporto un vero e proprio muro di gas.

Navi gasiere e navi container nello stesso raggio di manovra. Roba da non credere.

Il progetto del gas lo hanno previsto nel bando? Lo verificheremo.

Di certo hanno previsto che per il bunkeraggio bisognerà andare alla Saras, giusto per auspicare un ulteriore appesantimento del transito marittimo in quell'area.

Fattori che lasciano comprendere la scarsissima attendibilità di questa operazione tutta comunicazionale funzionale alle conclusioni: non ha partecipato nessuno ma noi ci abbiamo tentato!

Non è assolutamente vero. Proporre una call internazionale affermando di disporre di un compendio di Zona Economica Speciale di oltre 1.600 ettari, per la cui istituzione si è in attesa della firma del Decreto istitutivo, e la Zona Franca Doganale interclusa, sulla quale sono in corso gli interventi di perimetrazione ed infrastrutturazione dei primi 6 ettari. Dicasi (6 ettari)! Manco un vigneto per una condominio.

In questo scenario già abbastanza compromesso si registra la totale assenza della regione. Inadeguata e assente.

E' possibile che su una partita così delicata non sia stata concertata, non dico molto, una delibera di giunta funzionale ad una strategia coordinata?

Troppi elementi sottratti al confronto: esclusi i sindacati, esclusi le istituzioni locali, esclusa la Regione.

E' fin troppo evidente che il salto è nel buio e al buio, magari con l'obiettivo di favorire definitivamente il frazionamento del porto a favore di taluni a scapito degli interessi generali.

C'è tempo per essere smentiti, di frottole in questi anni ne abbiamo sentito a sufficienza ed è giusto leggere dietro le righe!

Il piano già scritto per il deposito del gas e l'allaccio della fantomatica dorsale, l'allungamento della banchina ai privati, il palese sostegno alla diversificazione del molo rinfuse a favore dei container sono elementi che non sono molto di più di semplici indizi!

Possono prendere in giro molti ma non tutti!