QUEL 16 LUGLIO DI 16 ANNI FA - IN TRINCEA CONTRO LE SCORIE NUCLEARI

16 anni in trincea contro i soprusi di Stato

Quella raccontata dall’Unione Sarda di allora è la giornata campale nella quale smontai il piano del generale Jean per il deposito unico nazionale delle scorie nucleari.

La cronaca racconta di una Sardegna leader che contrasta e aggrega, che si oppone in maniera dura e serrata agli stessi progetti della omologa maggioranza di governo!

Perché prima di tutto ho sempre posto gli interessi della mia terra!

E oggi, invece, servi del potere!

UNIONE SARDA - 16 LUGLIO 2003

Pili “scomunica” il capo della Sogin
A Roma le Regioni chiedono di stracciare il dossier sulle scorie

Dal nostro inviato Marco Mostallino

Roma. Il generale Carlo Jean «è andato oltre il suo mandato», ha cercato di «mettere le Regioni con le spalle al muro», pur sapendo che sullo smaltimento delle scorie nucleari «nessun accordo politico è possibile»: perciò i presidenti devono «rispedire al mittente tutti i suoi atti» sulla ricerca di un deposito nazionale «senza nemmeno esaminarli».

Mauro Pili irrompe a sorpresa in una riunione tecnica di funzionari e assessori all’Ambiente - a Roma, nella sede della Conferenza delle Regioni - e, unico governatore presente, attacca senza esitazioni il commissario delegato da Silvio Berlusconi alla soluzione del problema dei rifiuti radioattivi.

Il presidente - sfiduciato - della Sardegna smonta sin dalle fondamenta il lavoro fin qui svolto dal numero uno della società statale Sogin: «Nell’ordinanza di nomina firmata dal premier - sostiene Pili - si parla di “gestione centralizzata” delle scorie: ciò non vuol dire deposito unico, ma può significare controllo e monitoraggio centralizzato. Perciò ecco la mia proposta: conservazione e messa in sicurezza definitiva dei materiali radioattivi laddove oggi si trovano», ovvero in una serie di centrali spente e fabbriche in Piemonte, Emilia, Campania, Lazio e Basilicata. Sin qui la posizione di Pili, che trova un consenso di massima da parte dei - pochi - assessori presenti.

La decisione sul rinvio al mittente degli studi di Jean - relativi ai criteri di scelta del deposito unico - verrà presa dalla Conferenza dei presidenti nelle prossime settimane.

La riunione

Alle 14 e 30 in via Parigi 11 si incontrano i tecnici dell’Ambiente per esaminare il dossier della Sogin con le indicazioni per la scelta di un deposito dei materiali atomici.

Il Piemonte, che coordina i lavori, invia l’assessore Ugo Cavallera: altrettanto fa la Puglia con Michele Saccomanno. C’è anche l’assessore sardo Emilio Pani, che prima di varcare la soglia dice con chiarezza: «Sono qui per ribadire con forza che la Sardegna non vuole le scorie».

La sortita di Pili

Mauro Pili compare quando i lavori, a porte chiuse, sono cominciati da qualche minuto.

Entra nel salone al secondo piano e, dopo l’introduzione del Piemonte, prende la parola per circa cinque minuti.

«Intervengo - spiega - perché la Sardegna è stata la prima regione trascinata in questa vicenda. Sono convinto che una soluzione politica non sia possibile», visto che nessun territorio sarà disposto a prendersi in casa i rifiuti radioattivi.

«Non voglio - prosegue Pili - farmi trascinare lungo una strada che il commissario Jean ha perseguito in maniera arbitraria e autonoma rispetto all’ordinanza di Berlusconi». È un passaggio, questo, che colpisce: proviene da un esponente di Forza Italia che non fa mistero di avere buoni e frequenti contatti con il premier.

L’attacco a Jean

«Il generale Jean - riprende Pili - vuole coinvolgere le Regioni pur sapendo che il consenso non ci sarà».

Quindi il nuovo affondo, dopo la proposta di Cavallera di un incontro tra i presidenti e il generale: «Concordo - riprende Pili - sulla necessità di un’audizione di Jean, che ritengo un gentiluomo anche se non l’ho mai incontrato. I suoi atti però inducono alla diffidenza e alla fermezza. Per queste ragioni dico: prima il rigetto formale di ogni suo atto, poi il confronto. Il generale - dice ancora il presidente sardo - ha messo le Regioni con le spalle al muro di fronte all’opinione pubblica: è accaduto prima alla Sardegna, sta avvenendo ora alla Puglia».

Le centrali atomiche

Pili contesta quindi altre parti del lavoro del commissario per il nucleare: «Ha l’incarico di mettere in sicurezza le centrali atomiche spente, ma ha omesso di informare le Regioni su quanto fatto finora».

Pili non lo dice, ma questa parte del lavoro di Jean è illustrata in documenti sui quali è stato apposto il segreto di Stato, tanto che persino nella Gazzetta Ufficiale appaiono con gli “omissis”.

La Sardegna

Il presidente spiega poi che le rassicurazioni di Berlusconi lo hanno convinto che l’Isola «non ospiterà mai le scorie». Aggiunge tuttavia, come per coprirsi le spalle, che «nessuna ordinanza di chicchessia può violare il potere delle Regioni autonome, sancito dalla Costituzione, di governare direttamente il proprio territorio».

Quindi, per non far pensare a uno scaricabarile, Pili precisa: «Mantenere in via definitiva le scorie dove si trovano oggi vuol dire anche metterle davvero in sicurezza, per dare certezze e protezione alle popolazioni locali».

Le altre regioni

L’assessore pugliese Saccomanno sposa in pieno le proposte di Pili, mentre il piemontese Cavallera, al termine dell’incontro, sceglie toni morbidi: «Si è trattato di una riunione tecnica nella quale abbiamo sospeso l’esame dei documenti del commissario Jean, pur mettendone in discussione i presupposti, compresa la necessità di un deposito unico nazionale. Ora la decisione politica spetta alla Conferenza dei presidenti che metterà quanto prima la questione all’ordine del giorno».

Se ne parlerà nelle prossime settimane, dunque. Ma già ora si capisce che il “no alle scorie” si sta trasformando in un “no al generale”: un problema serio per Carlo Jean, visto che gli attacchi partono da Regioni - Sardegna, Puglia e Piemonte - governate non dai nemici di Berlusconi ma dai partiti della Casa delle libertà.

Marco Mostallino