RIMORCHIATORI DALLA SICILIA, SOCCORSI DALLA FRANCIA, IN RADA 17 PETROLIERE

IN RADA A SARROCH 17 PETROLIERE IN CONTEMPORANEA

SARDEGNA SENZA MEZZI DI SOCCORSO A MARE, DUE CASI GRAVISSIMI CHE DIMOSTRANO I RISCHI CHE SI STANNO CORRENDO

Una nave abbandonata in mare aperto scorre via lungo il Tirreno dall'isola di Ustica sino alle soglie dell'Arcipelago di La Maddalena.

E' il 19 dicembre scorso. L'equipaggio, se ne ignora il motivo, l'ha abbandonata lanciando un Sos che si rivelerà infondato.

L'allarme rosso sull'arcipelago de La Maddalena scatta quando si capisce che la nave cargo "Lira" è alla deriva e da un momento all'altro potrebbe finire a ridosso del paradiso dell'arcipelago.

I soccorsi devono arrivare dall'altro lato della Sardegna, da Porto Torres e sopratutto dalla Francia che invia un grosso rimorchiatore.

E' la prima avvisaglia di un soccorso drammatico finito bene.

Quante ore ci sono volute per raggiungere il cargo?

Troppe se si considera quello che sarebbe potuto capitare, su un'oasi ambientale di pregio universale o ancor peggio con un porto tra i più movimentati del Tirreno.

E' finita bene, grazie a Dio e alle poche risorse disponibili.

Quattro giorni fa, dalla parte opposta della Sardegna un altro cargo, invece, si schianta sulle coste dell'isola di Sant'Antioco.

Non si capisce cosa trasportasse, ma se fosse stato carico di petrolio avremmo potuto assistere alla più immane delle tragedie ambientali del nostra terra.

E' finito sugli scogli, con la sola giustificazione del forte vento.

Non si è saputo niente di più, come se fosse normale che per un pò di vento si debba finire la propria corsa schiantandosi sulle rocce della costa.

Di certo il caso di La Maddalena e di Sant'Antioco fanno riflettere e non solo.

Come è possibile che una nave possa restare senza controllo da Ustica sino al nord della Sardegna e per quale arcano motivo un'altra deve fare il periplo dell'isola di San Pietro per poi schiantarsi su quella di Sant'Antioco?

Chi controlla il traffico navale intorno alla Sardegna, esiste un monitoraggio h24 di quello che accade nel nostro periplo?

Da quel accade parrebbe di no. Messi in salvo, con una brillante operazione della Guardia Costiera e dei mezzi aerei Sar, i membri dell'equipaggio, la nave ha continuato a schiantarsi sulla parete rocciosa di Capo Sperone.

Con tutti i rischi del caso. Non si è spezzata e non era carica di petrolio.

Stasera, dopo tre giorni sono arrivati i primi soccorsi per la nave: un mezzo del Ministero dell'Ambiente, Falisca del gruppo Castalia, è dovuto arrivare da Trapani, mentre il mezzo tecnico noleggiato dalla compagnia armatoriale è arrivato dalla Francia per conto di una società di Amsterdam.

I soccorsi sono arrivati dopo tre giorni.

In Sardegna poco o niente in grado di intervenire con adeguatezza in casi di disastri marini.

E poco fa in rada a Sarroch si contavano 17 navi petroliere di dimensioni ciclopiche!

Sì, 17 navi! In rada!

I fatti di La Maddalena e Sant'Antioco sono due fatti di una gravità inaudita per pianificazione dei soccorsi marino - ambientali che configurano una Sardegna abbandonata a se stessa.

Sulle nostre coste da Sarroch a Porto Torres ad Oristano, passando per Portovesme vi sono carichi potenzialmente distruttivi e con la folle corsa alle navi gasiere la Sardegna rischia di essere una polveriera in mare.

Quei due incidenti, che potevano finire in tragedia, sono una manna dal cielo. Sono un sonoro e materiale avvertimento: per evitare e prevenire ogni altra disgrazia bisogna attrezzarsi con mezzi adeguati, da nord a sud, e sopratutto con il necessario e tempestivo monitoraggio di quel che accade intorno alla Sardegna.

Prevenire è molto meglio che patire un disastro ambientale che la nostra isola deve scongiurare in ogni modo.

Comprate qualche inutile nave militare in meno e dotate la Sardegna di mezzi sufficienti per proteggere una costa unica che merita attenzione e non menefreghismo.