Riservato n.3 - Sardegna & Libia, quelle bombe che ci tornano indietro

Le campane di Notre Dame hanno per il momento smesso di suonare. Le fiamme violente di una notte d’inferno sono entrate ovunque, in ogni casa d’Europa e non solo. Impatto devastante di una comunicazione senza filtri. Non foss’altro per la platealità del proscenio di Parigi.

I batacchi delle campane di Tripoli, Libia, invece, hanno appena iniziato a scandire i rintocchi di quel che accade a due passi da casa. Nel silenzio e nell’indifferenza.

Arrivare a Tripoli del resto non è facile. Se ci arrivi devi farlo con la copertura dell’uno o dell’altro dei contendenti. E il grandangolo d’osservazione sarò sempre deformato.

Inutile guardare e ascoltare le veline italiane.

Se ti soffermi solo un attimo a registrare i reiterati proclami di Stato ti illudi di essere in un Paese dove basta un appello del fantomatico premier al “cessate il fuoco” perché tutti i duellanti si fermino al cospetto dell’Italia.

Ovviamente niente di tutto questo. Né fragorose risate, tantomeno sommesse preoccupazioni. Inutilità sottovuoto spinto.

C’è chi, per esempio, ieri, nello stesso momento in cui le guglie di Notre dame colavano a picco nell’inferno della cattedrale, affermava l’inutilità assoluta dei proclami di palazzo Chigi e dintorni.

A proferire verbo era niente meno che il vice premier del Qatar, non proprio un pacifista. Schierato, però, con il governo di Tripoli contro il generale Haftar.

Del resto in Italia ci sono fatti di cui non si deve parlare, per ragioni di Stato. Segreti. Da occultare con l’informazione di regime che nega evidenza e realtà. Che esalta il nulla e nasconde la sostanza.

Non sentirete mai un telegiornale a propulsione statale affermare che l’Italia, con inutili banditori da piazza, non c’entra niente con la guerra in Libia. O meglio che non toccano palla. Inutili.

Registrerete, semmai, ogni giorno un appello al dialogo, generiche invocazioni al cessate il fuoco, qualche fuga in avanti di qualche novello napoleone che annuncia con la prosopopea dell’ignorante: che pensi mi!

Nessuno riferirà quel che ha detto ieri il vice del Qatar rivolgendosi all’avvocato del niente: dite da che parte state.

In realtà quell’esortazione a schierarsi più che un monito era un’affermazione: non contate niente.

Per capire quello che sta accadendo a due passi da casa, nell’uscio di Teulada e dintorni, non basta soffermarsi sulle distanze chilometriche.

Bisogna comprendere scenari e osservare quanto accade sull’altra sponda del Mediterraneo.

Partendo da un primo assunto: l’Italia è fuori dai giochi. Sarà vittima, semmai, in un modo o nell’altro. Vittima di se stessa. Vittima dell’ingordigia del petrolio e delle armi.

Una prostituta dedita al traffico e al denaro, che ora si ritrova scoperta e senza via di scampo.

Non ci vuole molto a capire che in Libia si combatte una partita di ben altra natura e livello rispetto agli affaruncoli di Stato italiani.

In ballo c’è il controllo di tutto il Mediterraneo, con le buone o con le cattive. Controllo energetico, il prezzo del petrolio per intenderci, militare ed etnico-religioso.

E la Sardegna che c’entra in tutto questo? C’entra eccome.

Basta mettere in campo due notizie riservate che in pochissimi hanno rilanciato per capire cosa sta per succedere: i sauditi, quelli che comprano le bombe tedesche prodotte in Sardegna, stanno finanziando a piene mani l’avanzata del generale Khalifa Haftar contro il presidente di Tripoli al Fayez al-Serraj.

Guarda caso l’Italia dice di essere schierata con il governo dell’Onu, quello di al-Serraj, ma nel contempo sommessamente fa trapelare un dialogo con il suo nemico giurato, Haftar.

Ponzio Pilato al cospetto di Conte e compagni era un dilettante.

In realtà il gioco è scoperto. L’Italia, Conte come prima Renzi e Gentiloni, non conta niente.

Scavalcati da tutto e da tutti per l’ingordigia petrolifera da una parte, l’Eni, e dall’altra le perverse relazioni commerciali e militari con il principe saudita Mohammed Bin Salman.

Si proprio lui, Bin Salman. Lo stesso che in una mia interrogazione parlamentare del 2017 sostenevo fosse un tizio pericoloso. Molto pericoloso. Lo dicevo e lo scrivevo per esortare il governo italiano a fermare quel commercio maldestro e vigliacco, fuorilegge e banditesco, di bombe dalla Sardegna all’Arabia Saudita.

In quell’atto parlamentare scrivevo e allertavo: il progressivo accentramento del potere da parte del principe Bin Salam «presenta il rischio latente di un tentativo di successione anticipata al trono»;

A lanciare l’allarme di quanto stava accadendo erano stati anche gli agenti della Bnd, l’agenzia dei servizi segreti tedeschi, che esortava il proprio governo a fermare qualsiasi rapporto con Bin Salam.

Un’esortazione che portò la Germania a proclamare l’embargo bellico e militare verso l’Arabia Saudita. Salvo, poi, produrre le bombe a Domusnovas e venderlo con marchio italo-sardo proprio al principe saudita.

L’atto parlamentare in maniera esplicita diceva che i servizi segreti scorgevano il rischio di un deterioramento delle relazioni «coi paesi amici e alleati» nella regione.

Del resto tre anni fa in quella interrogazione parlamentare, rimasta senza risposta, si affermava che la campagna militare lanciata da Riad in Yemen presentava «rischi militari, finanziari e politici non ignorabili».

Ora il gioco è fatto: Bin Salam a capo del governo dell’Arabia saudita foraggia il generale Haftar, il nemico di Serraj, ufficialmente sostenuto dal governo italiano.

La convergenza dell’intera area verso Haftar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, contro i cosiddetti “Fratelli Musulmani”, Qatar e Turchia, schierati con Serraj, sta innescando un conflitto le cui dimensioni non sono prevedibili. E a questo si aggiunge che sempre Bin Salam, proprio nei giorni scorsi, ha dato il via libera al golpe militare in Sudan.

Proprio davanti a casa. Casa nostra.

E guarda caso il protagonista è proprio quel soggetto che da tre anni aveva iniziato ad armarsi pesantemente con le bombe sardo-tedesco-italiane.

Le stesse che oggi costituiscono il più imponente arsenale in tutta l’area del Mediterraneo. Del resto le migliaia di bombe, Mk, prodotte e partite dalla Sardegna in questi ultimi tre anni, sono state utilizzate solo in minima parte contro le povere popolazioni dello Yemen. La maggior parte costituiscono il propellente di un potenziale bellico sconfinato e indefinito.

Dunque, non è da escludere che quelle bombe alla fine dei conti arriveranno ad Haftar che le potrebbe usare per sfondare a Tripoli sotto l’egida proprio di Bin Salam. Bombe italiane contro il governo dell’Onu per il controllo militare per il controllo del Magreb, lasciando la sponda est al controllo russo.

A questo scenario bellico, già di per se devastante, si affianca quello dei confini.

E’ evidente che le parole di al-Serraj di ieri sono una minaccia: 800 mila persone possono invadere l’Italia.

Un’esortazione finale all’italietta: deciditi a prendere posizione.

In realtà, per come stanno le cose, tutto oggi è impossibile.

E se il flusso migratorio dovesse riprendere vigoroso non vedrà di certo le imbarcazioni delle Ong protagoniste. Il loro ruolo sarà declassato con la pia illusione di poter chiudere i porti.

L’unica via di fuga sarà l’Algeria. Attivare un canale di traffico umano non sarà un problema. Basteranno un po’ di soldi per scortare un flusso indescrivibile di migranti, di ogni genia, che partirà dalla Libia in guerra, con lo status di rifugiati, passerà il confine desertico e giungerà ad Annaba, 200 km da Teulada, Porto Pino.

E non saranno barconi con comandante! Arriveranno ovunque e comunque verso la Sardegna.

Saranno di tutto e di più, sospinti dalla guerra libica prodotta da coloro che abbiamo foraggiato con bombe e protezioni di ogni genere.

Con quelle bombe, partite anche in questi giorni da Domusnovas verso l’Arabia saudita, otterremo anche un altro risultato: il prezzo del petrolio non sarà più controllato dall’Opec ma da un nuovo dominus, Bin Salam, sì, quello a cui vendiamo delle bombe.

Il ragazzo saudita non fa la guerra solo per smania imperialista, ha l’obiettivo di alzare il prezzo, quello del petrolio. Pensa di raddoppiarlo. Per guadagnare sempre di più, armarsi sempre di più, mettere sotto scacco l’intero mediterraneo e l’intera penisola araba. Dettare legge, nel petrolio, nelle armi e nei flussi migratori.

Del resto se Arabia Saudita e Libia metteranno insieme le loro scorte di petrolio, come progetta Bim Salam, diventeranno il maggior mercato di petrolio al mondo e il prezzo lo farà Riyadh.

E l’Italia?

Probabilmente continuerà a vendere armi a chi le userà per farci pagare di più il carburante e per invaderci con migliaia di immigrati fattisi profughi e rifugiati.

Quelle maledette bombe ritorneranno indietro. Come si conviene a chi gioca con il fuoco, alla fine ci si brucia con le proprie mani.

Fermare tutto ciò non sarà facile. L’ingordigia si paga a caro prezzo. E la Sardegna pagherà quello più alto, come capita spesso.

Per colpa dei silenzi, degli affari di Stato e dell’ignavia.