SALVIAMO PRATOBELLO, SIMBOLO DELLA RESISTENZA DEL POPOLO SARDO

Ogni volta che varco quel cancello inutile e sgangherato dell'antico borgo di Pratobello, nel cuore del Gennargentu, tra Orgosolo e Fonni, vorrei, solo per un attimo, indossare gli occhiali virtuali dei bambini moderni. Quelli che ti fanno rivivere in tridimensionale le avventure più improbabili. Dove l'audio in cuffia è dolby surround, da cinema supertecnologico. Mi piacerebbe trasporre su questo villaggio ormai abbandonato i dialoghi serrati tra le donne d'Orgosolo e i militari d'Italia spediti nel giugno del 1969 ad occupare i pascoli del Gennargentu. Esercitazioni, poligono permanente e poi provvisorio, negli obiettivi dello Stato militare.

Mi piacerebbe rivedere quei tremila e passa Orgolesi, donne, bambini e uomini calarsi con ogni mezzo, a piedi o lambretta, su quell'enclave che lo Stato voleva occupare. Osservare quel passo fiero e fermo di chi non temeva né denunce, né lacrimogeni.

Le sei giornate di Pratobello, però, non sono cronache da libri di storia. Tantomeno di quella storia scritta e stampata con i sigilli di Stato.

Del resto, come capita spesso, anche Caporetto non ha grande spazio nella storia.

Sì, perchè Pratobello è molto più che una Caporetto dello Stato. Una fuga a gambe levate messa in atto con la più imponente ribellione di Popolo mai vista in Sardegna. Popolo di Orgosolo, Popolo di Sardegna.

Ribellione con capiales, mucadores, isciallos e manteddos, neri e non solo.

La voce narrante irrompe nella virtuale ricostruzione: E'il 27 maggio del 1969. Due mesi prima che Neil Armstrong posasse il primo piede sul suolo lunare. Ad Orgosolo, paese simbolo della Sardegna, sui muri del paese durante la notte sono stati affissi i manifesti di Stato: la Brigata Trieste ordina ai pastori di abbandonare i pascoli, quelli interessati dalle esercitazioni di tiro.

Il passa parola in paese è forte e chiaro: difendere ad ogni costo il pascolo e il bestiame. Quaranta mila capi! Lo Stato, ieri come oggi, è pronto a comprare tutto e tutti, con i soldi pubblici. La proposta è secca: risarcimento da 30 lire giornaliere a pecora. Il mangime costa 75 lire al Kg.

Ad Orgosolo la dignità, i pascoli e il bestiame, non si vendono e non si comprano.

E' il 7 giugno. Il popolo sovrano scende in piazza. Non chiacchiera sentenzia: “Tale manifestazione è stata decisa per dare un primo avvertimento alle autorità militari e politiche che hanno deciso arbitrariamente di invadere i nostri territori con grave danno per tutti i lavoratori”.

I prefetti di Stato, apparati di regime, tentano ogni mediazione: risultato nullo. I pastori non discutono: non ce ne facciamo niente dei vostri indennizzi, fuori dai nostro pascoli.

Democrazia Cristiana e Partito Comunista propongono un telegramma unitario al Ministro della Difesa Luigi Gui e al sottosegretario Francesco Cossiga per limitare le esercitazioni della Brigata Trieste. Gli orgolesi rispondono: "il terreno di lotta dei pastori non è il parlamento!”.

E' giugno, il 19. Primo giorno di esercitazioni. La strada che conduce al bivio di Pratobello è un serpente infinito di ogni genere di mezzo a ruote, camion, motocarrozzelle. Di tutto di più.

La prima autocolonna militare è bloccata! Si fa sotto la polizia. Si oppone un muro di donne e di uomini. Le forze dell'ordine arretrano, passo dopo passo. Circondati. L'autocolonna è costretta ad innescare l'unica marcia a ritroso: la retromarcia. I poliziotti indietreggiano dopo essere stati circondati.

Alle 11 la colonna marciante di Orgolesi irrompe a Pratobello. Con i corpi le donne egli uomini di Barbagia tracciano il limite invalicabile del confine comunale. Qui non si entra.

Le esercitazioni finirono prima di iniziare.

Pratobello è, dunque, simbolo Sardo di resistenza, di libertà, di autodeterminazione.

Quel No alle imposizioni di Stato, agli indennizzi in cambio di occupazione militare, è il solco profondo scavato nella genesi di questa terra.

Ora, però, tolti gli occhiali virtuali della storia vera di resistenza del Popolo Sardo, restano macerie e abbandono, sotto ogni punto di vista.

Quella lezione di Pratobello è vita, è libertà, è orgoglio.

Non può quel villaggio simbolo finire in rovina, desolato e martellato da sprezzanti demolitori di storia.

Ora e qui, per quel che rappresenta e può significare Pratobello per la Sardegna tutta, sento il dovere di rivolgere un accorato e sentito appello ai Sindaci di Fonni e Orgosolo.

Poco importano le forse diverse posizioni politiche ma di certo so che non lasceranno cadere nel vuoto questa umile, modesta, esortazione a salvare Pratobello.

Sono a chiedervi, con spirito costruttivo e nel profondo rispetto che nutro per il vostro mandato popolare: incontratevi a Pratobello. Fatelo pubblicamente o riservatamente, ma fatelo.

Lanciate Voi, autorevoli più di me, un appello alla Sardegna tutta per salvare quel simbolo, per farlo rinascere!

Servono i Sardi, tutti, senza colore e senza appartenenza, servono le istituzioni.

Esistono le piattaforme di crowdfunding on line. Nel mondo i progetti più innovati e avvincenti attingono a questa rete di finanziamento pubblico e popolare.

E' il crowdfunding il percorso più adatto per Pratobello. Si possono recuperare i fondi necessari per far rinascere quel borgo antico ed ergerlo a simbolo di Libertà del Popolo Sardo ma nel contempo si può attivare un interesse promozionale internazionale.

Immagino una diretta perenne da quel sito, della sua ricostruzione, giorno per giorno. Un evento permanente, che faccia rivivere ad ogni bambino di Sardegna la storia della sua terra. Pratobello meta imprescindibile per Sardi e turisti.

Serve un cenno dei comuni protagonisti di quel villaggio, serve un cenno per ricostruire la storia e far rinascere la speranza.

Ripartendo da Pratobello.