SCUOLA SARDA, DEPORTATI D'AGOSTO IN TERRA DI NESSUNO

Provo a dirlo con parole semplici e concetti chiari, nonostante il caos della finta buona scuola di renziana memoria.

Centinaia di docenti sardi, con casa e famiglia in Sardegna, se non vorranno perdere il proprio posto di lavoro, a fine agosto lasceranno la propria terra. Per un perverso meccanismo di Stato, dovranno lasciare i propri affetti e andranno ad insegnare in giro per l'Italia, nonostante in Sardegna ci siano posti disponibili in abbondanza.

E' la stoltezza del sistema a concepire tale aberrazione da deficienza acuta.

Burocrazia al contrario, funzionale a far male piuttosto che perseguire il bene.

Ieri, 7 d'agosto e 36 gradi all'ombra, due anni dopo la nostra grande mobilitazione per la Scuola Sarda, ho dovuto precettare tastiera e mail per comunicare al Questore di Cagliari che, sotto la mia responsabilità, si sarebbe svolta una manifestazione di docenti sardi "deportati" in giro per l'Italia.

In questa terra di Sardegna, infatti, se non dai un nome e un cognome non puoi nemmeno civilmente protestare. Due anni fa un Questore di Stato, chiamato ad amministrare l'ordine pubblico a Cagliari, trovò persino il tempo di denunciarmi per aver promosso una manifestazione di docenti non autorizzata.

Questo è poco, però, rispetto all'insipienza di chi guida o dovrebbe questa sgangherata e inutile Regione.

E' possibile che nessuno in Regione sapesse di tanti docenti sardi costretti a lasciare la Sardegna, le proprie famiglie?

Siamo terra di nessuno, maltrattati da Roma, ignorati da viale Trento.

Ci vuole molto per chiamare un ministro di Stato e spiegargli che cos'è la Sardegna?

Non ci vogliono disegnini per far comprendere che la Sardegna non è Italia.

Non ci vuole molto a capire che se un docente sardo va ad insegnare in "continente" non è la stessa cosa per un docente di Firenze andare a insegnare a Bologna o a Roma.

In un'ora ruota il compasso di 300 km.

Lo capisce anche un cretino che se un docente sardo deve lasciare la propria terra per andare ad insegnare fuori dall'isola non gli basta lo stipendio ne per il viaggio, tantomeno per vivere fuori casa, dall'affitto al sopravvivere quotidiano.

Era così difficile, è così difficile, chiamare al telefono, anche al telefonino se necessario, il ministro dell'Istruzione e chiedergli, esigere, la deroga per l'utilizzazione di questi docenti in Sardegna?

Non ci vuole uno scienziato per capire come fare. E sarebbe da stolti incaponirsi su norme stolte e irrazionali.

Un Presidente della Regione serio, e non un cazzaro, spiega che in Sardegna ci sono 3.000 bambini che hanno diritto all'insegnante di sostegno.

Prende la sentenza del tribunale di Reggio Emilia, ne legge il dispositivo finale e capisce che il governo non può tirarsi indietro da una deroga oggettiva per la regione insulare della Sardegna.

Il Tribunale senza troppi fronzoli spiega: il Ministero deve utilizzare prima di tutto il personale di ruolo per coprire i posti vacanti per il sostegno.

Lo deve fare con due presupposti: si tratta di personale con esperienza didattica e perchè sono già pagati dal ministero in quanto insegnanti di ruolo.

Nella risposta alla mia interrogazione 4 giorni fa alla camera il governo ha spiegato che la priorità sono i bambini disabili.

Siamo d'accordo, peccato che gran parte di questi docenti sardi lo scorso anno, per via di un accordo regionalizzato, hanno svolto le proprie funzioni di docenti di sostegno con altrettanti alunni bisognosi di sostegno.

Certo, non hanno la specializzazione per il sostegno, ma è facile rispondere che non esistono insegnanti abilitati al sostegno perchè non vengono fatti corsi e benchè mai viene promossa una puntuale formazione per la riconversione didattica.

Se passasse il criterio di non operare questi leciti e auspicabili "rimpatri" in terra sarda si concretizzeranno tre danni:

1) i bambini perderanno la continuità didattica ed affettiva attivata con la deroga degli anni scorsi;

2) i docenti sardi saranno costretti alla deportazione fuori Sardegna;

3) i bambini con disabilità o restano a casa o verranno affidati a personale che non ha mai insegnato e che, quindi, non ha specializzazione di classe e tantomeno di sostegno;

Dunque, Presidente ed Assessore alzate il telefono: usate le buone maniere e poi incazzatevi. Dite al Ministro che siamo in Sardegna. A 600 km dalla terra ferma, senza aerei e senza navi. I treni solcano poco e male la Sardegna figuriamoci il Tirreno.

Non è una partita che riguarda qualche centinaia di docenti sardi, e solo questo basterebbe per meritare un autorevole intervento, ma è una partita più alta: la sovranità scolastica e didattica della Sardegna.

Non preoccupatevi del generale Agosto, godetevi il fresco che irradiano le pompe refrigeranti dei vostri uffici e alzate la cornetta!

Rispettate la Sardegna e i Sardi, non deportati in terra di nessuno!