TILLENIA, ONOLATO & OSTLICHE NELL'ANNO DEL MAIALE

Il passaparola dai piani alti è stato esplicito come un dispaccio tedesco: silenzio!

Nessuno deve sapere cosa succederà e sopratutto chi salirà a bordo della motonave Bithia, che per quel giorno, dopo la traversata sardo-ligure, sarà ormeggiata nel porto di Genova.

Il molo prescelto è quello della Tirrenia, e non poteva essere diversamente visto che quella nave, ancora da pagare, come tante altre, risulta nel registro della compagnia sovvenzionata dallo Stato italiano con 73 milioni di euro all'anno di contributi pubblici.

Dunque, nave pubblica, sino a prova contraria, gestita da un privato, che fa il ricco con i soldi degli altri, dei sardi per primi.

Quella che sto per raccontarvi è una storia che doveva restare asserragliata nella cambusa di casa Onorato ma come si sa, in un porto di mare, è sempre difficile tenere segreti.

E se all'ora di pranzo una nave da riassettare per la ripartenza serale verso la Sardegna si trasforma in un ristorante cinque stelle lusso con cumuli di ostriche e pinne gialle di tonno rosso qualche sospetto finisce per generarlo.

La data prescelta è quella del 5 aprile, nell'anno del maiale 2019.

I pulmini van oscurati arrivano sotto bordo quando tutto è pronto. Come si conviene agli incontri d'alto bordo. Quando i testimoni devono essere ridotti all'osso, ciechi, sordi e muti.

E non è un caso che il menù per il pranzo d'oriente sia rigorosamente marchiato Onorato Armatori! Niente Tirrenia, niente Moby. Ma Onorato armatori.

E' il primo indizio di quanto accade a bordo della Bithia.

Il lauto pranzo, servito sulla motonave dove un pezzo di pollo si paga come un'aragosta, è di quelli che devono restare segreti.

Non si può e non si deve sapere che in tempi di difesa ad oltranza di italiani e marinai qui si vende e si compra tutto da cinesi e affini.

Non si deve sapere, per l'amor di Dio.

Del resto qualche tempo fa, l'anno scorso, l'anno del cane, fu annunciato un accordo con il sol levante per l'ipotetico acquisto di navi cinesi, costruite con manodopera cinese, in cantieri cinesi.

Ma allora a sottoscrivere l'intesa ci fu il marchio Moby. Mai quello di Tirrenia. E i cantieri CSSC allora schierarono sorrisi e plateale cartello rossomao per annunciare l'evento.

La cortesia non è stata la stessa. Onorato preferisce chiudere gli ospiti sulla motonave, per evitare occhi indiscreti.

Il cargo di ostriche e pinne gialle non lascia adito a dubbi. Bisogna fare colpo. Alle polpette di riso bianco di cinese memoria consumate nel cantiere Guangzhou si replica con ricchi piatti e cotillon.

Peccato, niente foto opportunity.

Chi sono i commensali dagli occhi a mandorla non è dato sapere. Certo mistel Cheng avrebbe meritato un invito in terra ligure. Almeno un assaggio di quelle ostriche dorate gli avrebbe fatto comprendere quanto è ospitale la Tirrenia di onorata memoria.

Di certo non è stata la Moby a ricambiare l'invito cinese. E tantomeno poteva essere la Tirrenia, che ha l'unico scopo di fornire i soldi liquidi, quelli di stato, quelli non pagati "allo" Stato, e quelli pagati "dallo" Stato.

C'ha pensato il gran maestro di cerimonia ad organizzare il tutto. Onorato, Vincenzo, mascalzone latino in persona, schierando il suo marchio, giusto per confondere le idee al malcapitato cinese.

Per ricapitolare: il pranzo suntuoso si consuma a bordo di una nave Tirrenia. Su una nave non pagata "allo" Stato, per la quale Onorato riceve "dallo" Stato soldi pubblici in quantità sufficiente per pagare un cargo di aragoste al giorno.

Ad essere ospitata a spesa dello Stato, ovviamente, dei cittadini, dei sardi prima di tutto, una mega delegazione niente di meno che cinese.

Accolta con tutti gli onori dell'anno del maiale, a suon di tartara di tonno rosso pinne gialle battuto al coltello su crema di mozzarella di bufala, come recita il menù da melodramma finanziario.

Mangiate e bevete Mandarini venuti qui dall'antica Cina, carichi di denari, forse per comprare o vendere navi, per foraggiare il pozzo senza fondo della grande mangiatoia della Tirrenia.

Nessuno vi ha detto che quella nave, quella che vi ha ospitati, la Bithia, come gran parte di quella flotta, non è stata pagata! Mancano ancora all'appello 180 milioni.

Nessuno vi ha detto che, nonostante il ministro dei trasporti della repubblica delle banane continui a dormire sonni grillini, un tribunale, quello di Milano, esamina il pignoramento di 180 milioni di euro non pagati dal grand commis di mascalzone latino.

Ecco, si prepara l'ennesimo piattino tutto pinne gialle e tonno rosso. Sintesi di squali multicolori, balene blu e denari a gogò, quelli di Stato e dei Mandarini.

A fottele, come si addice ad una storia fatta di intrighi, pranzi segreti, navi non pagate e soldi cinesi.

A Roma, nell'anno del maiale, si continua a dormire!