UCCIDONO BAMBINI - LA LOBBY DELLE ARMI SE NE FREGA - LA RISOLUZIONE DI MAURO PILI

Dopo la condanna del consiglio delle Nazioni Unite e la decisione del parlamento europeo di bloccare l'invio di bombe all'Arabia Saudita ieri la camera dei deputati ha respinto le risoluzioni che impegnavano il governo a fermare quel traffico di armi, facendo rispettare le leggi in materia.

Con un voto scandaloso le lobby delle armi, con il voto di Pd e Forza Italia insieme, hanno prevalso rispetto alle leggi e all'onestà intellettuale di chi in cambio di affari se ne frega della distruzione di un intero popolo.

L'avidità e la stoltezza di chi preferisce continuare a lucrare sugli affari di morte piuttosto che seguire le indicazioni del consiglio di sicurezza dell'Onu che ha sentenziato la gravità di quel conflitto, con palesi crimini di guerra dell'Arabia Saudita verso le popolazioni dello Yemen;

Nella mia risoluzione le ragioni giuridiche, strategiche e umanitarie per bloccare quel trasporto di armi

RISOLUZIONE MAURO PILI

La Camera dei deputati, premesso che:

da ormai tre anni il sottoscritto proponente denuncia e documenta l'invio di armi e munizionamenti fabbricati in Italia in Arabia Saudita utilizzati reiteratamente contro le popolazioni dello Yemen;

il sottoscritto proponente aveva già sottoposto due anni fa un ordine del giorno alla camera dei deputati con il quale si chiedeva di bloccare tale esportazione di munizionamento che stava generando una vera e propria strage di innocenti;

in reiterati atti di Sindacato ispettivo, nel silenzio generale, venivano denunciate e documentate le azioni di invio di tali munizionamenti in contrasto con le leggi in materia;

il 3 dicembre 2015, secondo l'agenzia Nena News un bombardamento dell'aviazione dell'Arabia Saudita ha colpito una clinica mobile in Yemen, nel villaggio di al-Khashabeh, nella zona meridionale di Al Houban;

la clinica era di proprietà dell'organizzazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere, target negli ultimi mesi delle violenze della guerra, prima in Afghanistan e poi in Siria;
sette persone sono rimaste ferite nel raid saudita, di cui due si trovano ora in gravi condizioni;

lo staff è stato evacuato;

si è trattato dell'ennesimo crimine commesso dalla coalizione sunnita anti-Houthi che dalla fine di marzo porta avanti una violenta operazione militare contro lo Yemen: quasi 6 mila i morti;

ad aggravare il crimine, il fatto che — secondo testimoni — i jet sauditi abbiano usato il metodo devastante del doppio attacco: un primo raid, seguito ad un secondo poco dopo, mentre sono in atto le operazioni di soccorso dei feriti;

è stato immediato l'intervento dell'Onu: il segretario generale Ban Ki-moon ha condannato l'attacco;

il raid era giunto a poco più di un mese da un precedente attacco contro un'altra struttura di Msf nel nord dello Yemen: il 27 ottobre 2015 un bombardamento della coalizione guidata dall'Arabia Saudita aveva distrutto un ospedale nel distretto di Haydan, nella provincia di Saada. Un raid cominciato di notte e proseguito a lungo. Il risultato è stato devastante: 200 mila civili yemeniti sono rimasti senza assistenza sanitaria;

con le bombe partite dall'Italia oltre 1500 bambini sarebbero stati feriti e uccisi;

la denuncia appena battuta dalle agenzie nello Yemen è devastante: Save the Children, ogni giorno tre bambini uccisi;

tali gravi conseguenze sarebbero conseguenza soprattutto di armi esplosive, denuncia il rapporto di Save the Children;

ogni giorno almeno tre bambini vengono uccisi nello Yemen, nella maggior parte come conseguenza diretta delle armi esplosive a largo raggio, utilizzate nelle aree abitate da civili;

nel rapporto di Save the Children è scritto: «Nessun luogo sicuro per i bambini dello Yemen» (Nowhere safe for Yemen's children), che analizza con testimonianze e dati l'impatto dei quotidiani attacchi aerei che utilizzano questo tipo di armi e delle terribili conseguenze in particolare sui bambini;

sono 1.500 i bambini che sono rimasti feriti o uccisi dall'inizio dell’escalation di violenze che ha coinvolto il Paese;

attualmente, dopo la Siria, lo Yemen ha il numero più alto di vittime a causa di armi esplosive in tutto il mondo;

l'impatto delle armi esplosive sui più piccoli, che sono fisicamente più vulnerabili, è particolarmente grave e spesso i bambini subiscono lesioni complesse che richiedono cure specialistiche e interventi chirurgici estremamente complessi — ha spiegato Edward Santiago, direttore di Save the Children nello Yemen – le strutture ospedaliere e sanitarie che dovrebbero curarli, però, sono spesso danneggiate o distrutte da quelle stesse armi esplosive e anche quando ci sono, spesso non hanno attrezzature mediche sufficienti ad intervenire né il carburante necessario a far funzionare correttamente le strutture, a causa del blocco di fatto delle importazioni, dell'insicurezza e delle restrizioni all'accesso umanitario;

a causa delle difficili condizioni del sistema sanitario nel Paese, sottolinea l'organizzazione, 14 milioni di persone in Yemen non hanno la possibilità di ricevere vaccinazioni o antibiotici, con il rischio di morire per malattie prevenibili come la diarrea, la polmonite e la malaria;

ormai sono 600 gli ospedali che sono stati chiusi perché danneggiati o perché non hanno forniture mediche e personale sufficiente a mandare avanti il servizio;

Save the Children chiede un immediato cessate il fuoco nel Paese e che nel frattempo tutte le parti in conflitto smettano di utilizzare armi esplosive all'interno di aree popolate da civili;

la riluttanza della comunità internazionale a condannare pubblicamente le perdite umane della guerra in Yemen dà l'impressione che le relazioni diplomatiche e la vendita di armi vengano prima delle vite dei bambini – aggiunge Santiago – il mondo non deve stare a guardare mentre i bambini vengono bombardati. Si deve esigere che la vita dei civili e le strutture civili, come gli ospedali, vengano protetti;

è probabile che ancora una volta tali gravissimi fatti siano stati resi possibili dall'invio, denunciato reiteratamente dal sottoscritto proponente, di munizionamenti e in particolare bombe partire reiteratamente anche nei mesi scorsi dall'Italia prodotte dalla soc. RWM;

tale invio illegale, proprio perché il conflitto nello Yemen è duramente condannato dall'Onu, è stato denunciato dal proponente con precedenti atti di sindacato ispettivo e con un preventivo intervento alla Camera dei deputati con il quale si chiedeva l'intervento del Governo per bloccare tale trasbordo;

è evidente che tale nefasto e inaccettabile comportamento del Governo italiano sta confermando la responsabilità oggettiva verso il conflitto non autorizzato nello Yemen;

in tal senso si tratta non solo della violazione di norme internazionali ma anche di quelle nazionali che impediscono questo tipo di traffico di armi verso Paesi ritenuti a «rischio»;

con questo tipo di trasporto emergono anche le notizie fatte trapelare alle agenzie di stampa dai servizi segreti tedeschi;
secondo i servizi segreti tedeschi in Arabia Saudita si rischia di fatto un golpe;

è del due dicembre 2015 la notizia che i servizi segreti tedeschi hanno diffuso la notizia che in Arabia saudita sarebbe in corso un vero e proprio golpe;

secondo i servizi segreti il «progressivo accentramento del potere da parte del principe della corona presenta il rischio latente di un tentativo di successione anticipata al trono»;

aver consentito tale invio di armi è da irresponsabili e il rischio è che quelle stesse armi possano davvero essere usate per destabilizzare i rapporti con la stessa coalizione internazionale;

il dispaccio d'agenzia riporta quanto segue: «Speciale difesa: Germania, i servizi segreti mettono in guardia dall'Arabia Saudita – Berlino, 02 dic – I servizi segreti tedeschi (Bnd) mettono in guardia dal ruolo destabilizzante dell'Arabia Saudita nel mondo arabo, riferisce il « Frankfurter Allgemeine Zeitun. Una politica interventista impulsiva sta prendendo il posto del cauto approccio diplomatico dei membri più anziani della famiglia reale», si legge in un'analisi del Bnd, in cui si parla della situazione dell'Arabia Saudita come di una «potenza regionale preda di un cambio di paradigma dagli imperativi di politica estera alle esigenze di consolidamento della politica interna», in un contesto di crescente rivalità con l'Iran. Soprattutto il ruolo del nuovo Ministro della difesa e figlio del re Salman, Mohammed Bin Salman, viene guardato con sospetto dall’intelligence tedesca: il progressivo accentramento del potere da parte del principe della corona «presenta il rischio latente di un tentativo di successione anticipata al trono»;

la Bnd scorge anche il rischio di un deterioramento delle relazioni «coi paesi amici e alleati» nella regione. Un fattore cruciale nella politica di potenza saudita nella regione, stando all'analisi dei servizi segreti tedeschi, è la fiducia nella protezione strategica garantita dagli Stati Uniti;

per il Bnd, la campagna militare lanciata da Riad in Yemen presenta «rischi militari, finanziari e politici non ignorabili»;
dinanzi a questo scenario di un alleato come la Germania risulta gravissimo che, invece, il Governo italiano si sia limitato a giustificare tale invio di armi come un regolare commercio di armi –:

IMPEGNA IL GOVERNO

ad assumere iniziative per bloccare tale traffico di armi verso Stati a «rischio» e che viola di fatto le leggi italiane in materia di vendita e trasporto di armi dal territorio italiano verso contesti poco chiari e comunque condannati dalla stessa Onu;

a prendere conoscenza delle rilevanti e inquietanti informazioni di cui sono in possesso i servizi segreti tedeschi;

ad intervenire presso l'Onu per garantire supporto all'azione di immediata conclusione dei bombardamenti verso civili e bambini da parte dell'Arabia Saudita;

ad assumere iniziative affinché sia garantito che gli ospedali e il personale medico siano tutelati come previsto dal diritto umanitario internazionale, tenendo conto che un attacco deliberato contro i civili e le infrastrutture civili costituisce un crimine di guerra;

ad imporre all'Arabia Saudita, l'esigenza di rispettare il diritto umanitario internazionale e definire, in caso contrario, ulteriori misure in conformità degli orientamenti dell'Unione europea volti a promuovere l'osservanza del diritto umanitario internazionale;

a porre in essere azioni per il rispetto e l'applicazione delle recenti risoluzioni del Parlamento europeo, la normativa nazionale (legge n. 185 del 1990) e il Trattato internazionale sul commercio di armamenti;
Mauro Pili Roma, 18 settembre 2017