CLASS ACTION CONTRO ABBANOA - UDIENZA AGGIORNATA AL 15 DICEMBRE

I Giudici del Tribunale Civile di Cagliari hanno rinviato l'udienza per l'ammissione della Class Action contro i conguagli Abbanoa al 15 dicembre prossimo. Attendiamo fiduciosi!

Se la Class action, come speriamo, verrà ammessa daremo le indicazioni ad ognuno per come aderire formalmente.

Ribadisco il concetto: se la class action verrà ammessa e il suo esito fosse positivo potrà ottenere il risarcimento o non pagare solo chi avrà aderito alla class action secondo le modalità che il giudice indicherà.

IL DOVERE DI OPPORSI, CONTRO L'ARROGANZA DEL POTERE -

IN TRIBUNALE A CAGLIARI LA PIU’ IMPORTANTE AZIONE LEGALE COLLETTIVA MAI PROMOSSA IN SARDEGNA

E' così iniziato il percorso giudiziario contro i conguagli di Abbanoa. Il giudice dovrà decidere se ammettere o meno la class action contro quel furto nelle tasche dei sardi messo in atto dalla società di gestione del servizio idrico con i fantomatici conguagli retroattivi 2005/2011. Azione messa in atto per decisione e avallo del Presidente della Regione Pigliaru e del suo assessore dei lavori pubblici Maninchedda.

Quando abbiamo deciso di intraprendere questa azione collettiva sapevamo che non sarebbe stato nè facile nè semplice. E' la prima volta in Sardegna che si mette in piedi una class action che riguarda 750 mila utenti.

Dovevamo farlo, per coscienza e per senso civico.

Non si poteva, come non si può accettare, un vero e proprio furto con scasso ai danni delle famiglie sarde.

Tutte le forze politiche sono state a guardare e si sono limitate a flebili e inutili dichiarazioni di maniera. In realtà il sistema idrico in Sardegna è in mano a lobby politiche e non solo che utilizzano i cittadini come un bancomat per coprire una gestione inadeguata e priva di regole.

Per questa ragione con l'ausilio di uno dei più importanti studi legali della Sardegna,lo studio Ballero, abbiamo deciso di agire.

E' una sfida importante e decisiva perchè costituisce uno dei pochi, se non l'unico baluardo di difesa dei cittadini.

Per questa ragione l'avvio della class action è un fatto importantissimo: per resistere e contrastare l'arroganza dei potentati.

Confidiamo nei giudici che sappiano ripristinare la legalità.

Nel contempo vorremo dirvi che ogni ingiustizia va combattuta, a prescindere da quale possa essere l'esito: questa è una di quelle.

Non sappiano se il giudice ammetterà la class action e quali saranno i tempi della decisione. Esser arrivati a questo punto è merito di tanti di voi, degli avvocati dello studio Ballero e della tenacia con la quale stiamo difendendo la Sardegna e i sardi.

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Vi riproponiamo, per chi volesse approfondire, le argomentazioni tecnico - giuridiche alla base della nostra class action

I conguagli di Abbanoa sono palesemente una violazione di legge e i rilievi proposti nel ricorso mettono sotto accusa una vera e propria rapina ai danni dei cittadini sardi.

Le violazioni di legge sono evidenti e vanno perseguite in ogni grado di giudizio. In queste settimane i vertici di Abbanoa e la giunta regionale si sono sperticati a sostenere che i conguagli fossero un obbligo di legge: tutto falso. Dai ricorsi emerge, invece, una serie rilevante di violazioni che smontano punto per punto i conguagli che appaiono viziati proprio nei fondamentali principi del diritto. Il primo rilevante motivo è dato dal fatto che i conguagli non costituiscono una componente tariffaria di competenza 2014, ma bensì una rimodulazione della tariffa per il periodo 2005-2011, con evidenti effetti retroattivi. La vicenda interessa oltre 750.000 sardi che si sono visti recapitare una bolletta con la quale Abbanoa S.p.A. pretende un pagamento nell’anno 2016 di somme a titolo di partite pregresse o conguagli, per gli anni 2005 – 2011, con minaccia di slaccio in caso di mancato pagamento. Tali partite pregresse vengono classificate quale "conguaglio anni 2005-2011", risultando delle illegittime forme di recupero dei ricavi essendo sganciate dai reali consumi. Bollette totalmente svincolate dalla regola di corrispettività essendo determinato forfettariamente, ossia a prescindere da un accertamento specifico (o quantomeno indicato nella fattura). Inoltre, gran parte del debito (almeno i 4/5), anche se la quantificazione complessiva e pluriennale impedisce di distinguere le diverse annualità, sarebbe relativo a diritti ampiamente prescritti, considerando che si tratta di richieste che vanno oltre gli ultimi cinque anni”.

“ L’azione legale che abbiamo promosso – ha detto Pili accompagnato dai legali dello studio Ballero – persegue l’azione collettiva attraverso la class action e nel contempo mette a disposizione i ricorsi ai giudici di pace per chi volesse intentare la causa singola. Le due azioni, che sono alternative, mettono sotto accusa pesantemente le azioni messe in atto da Abbanoa con la richiesta di conguagli. Per quanto riguarda la class action i tempi saranno scanditi dal tribunale. Non appena sarà fissata la prima udienza potrà essere fatta l’adesione alla class action con un modulo che il comitato distribuirà in tutta l’isola e che consentirà di far parte della class action. Va sottolineato che senza l’adesione alla class action non si avrà diritto a beneficiare dell’eventuale cancellazione dei conguagli se così fosse deciso dal giudice. Per questo motivo è indispensabile che via fax, raccomandata, pec o consegna personale si data l’accettazione alla class action non appena il giudice avrà fissato la data della prima udienza. Non potendoci essere altre azioni collettive sulla stessa materia – ha ribadito Pili - è evidente che sarà necessaria l’adesione a questa azione collettiva per essere eventualmente risarciti”.

“Sul piano del diritto – ha detto il deputato di Unidos – class action e ricorsi al giudice di pace si fondano su un dato di fatto ineludibile: le somme richieste sono illegittime per i diversi motivi.

1) Intervenuta prescrizione
ai sensi dell’art. 2498, n. 4, c.c., l’intervenuta prescrizione del diritto di credito azionato da Abbanoa, posto che la stessa prescrizione decorre dal giorno in cui è stato effettuato il consumo e, nel caso di specie, i consumi (come indicato in fattura) riguardano gli anni dal 2005 al 2011.

2) Violazione del principio di trasparenza.
l’utente non è stato informato delle delibere che hanno portato all’emissione della bolletta oggi contestata, né ha avuto una allegazione chiara e semplice di tutte le ragioni che hanno condotto l’impresa monopolista a pretendere tale illegittimo conguaglio e soprattutto su come sono stati fatti i conteggi. Abbanoa, di imperio, ha imposto un conteggio forfettario e indiscriminato, tanto è vero che tale modus ha riguardato talvolta anche utenti che nel periodo di riferimento (2005 – 2011) non erano neppure titolari dei contratti di somministrazione, quindi per consumi per essi impossibili o quantomeno a loro non attribuibili.
I consumatori avevano il diritto ad essere informati preventivamente, quantomeno sulle seguenti circostanze:

A) Sulle ragioni poste a base della decisione di richiedere dei conguagli regolatori, con la specificazione anno per anno dei concreti consumi sulla base dei quali sono stati poi quantificati e addebitati i costi;

B) sulla ragione delle perdite, e quali sono i soggetti che hanno operato per l’ente pubblico e che sono responsabili anche civilmente;

C) sulle ragioni per le quali si sia proceduto ad avere quale parametro di riferimento i consumi maturati nell’anno 2012, piuttosto che quello degli anni per i quali viene richiesto il conguaglio (2005/2011), specie se si considera che il Gestore è in possesso di tutti i dati relativi alle varie utenze;

D) sulle ragioni per le quali si sia proceduto alla richiesta di conguaglio a distanza di così tanti anni (undici anni) dai singoli periodi di riferimento.

3) Indeterminatezza del conteggio – Violazione art. 48, comma 1, lett. c, Cod. cons. – Retroattività. Violazione del principio di buona fede e correttezza nelle relazioni contrattuali.
La fattura fa riferimento a “conguagli/ partite pregresse 2005/2011”. In pratica, Abbanoa sulla base dei consumi del 2012, di ciascun utente, ha deciso di chiedere un conguaglio sui consumi degli anni che vanno dal 2005 al 2011. Operazione inspiegabile logicamente. Oggi, tra l’altro, essendo trascorso un enorme lasso di tempo, non è neppure possibile alcun effettivo controllo dal momento che le fatture, come noto, non vanno conservate oltre i 5 anni, ossia oltre i termini prescrizionali. A ciò aggiungasi che non si comprende, né si spiega la ragione per la quale si sia scelto l’anno 2012 quale riferimento per i consumi da prendere in considerazione per gli anni 2005 – 2011, anche alla luce del fatto che tra il 2005 ed il 2012 è normale che ad ogni utente siano capitate circostanze diverse che possono aver alterato significativamente i consumi di ciascuna famiglia (es. matrimoni, convivenze, separazioni, figli nascituri oppure che abbandonano la residenza dei genitori, malattie, ricoveri, decessi, perfino distacchi delle utenze etc.). A voler riconoscere la legittimità di un simile modus operandi si giungerebbe ad ammettere che il somministrante potrebbe chiedere un conguaglio regolatore per somme pagate anche trent’anni prima. È facilmente intuibile la violazione della buona fede nei rapporti contrattuali e la mancanza di trasparenza da parte del Gestore Idrico che, abusando della posizione dominante (art. 24 Cod. Cons.), monopolistica e del ruolo pubblico ricoperto per l’erogazione di un bene di primaria necessità (ed irrinunciabile) ha pensato di addebitare sugli utenti costi ipotetici di consumi sostenuti undici anni prima ma in realtà costruendo in questo modo solo un sistema per ripianare le perdite della società; perdite che controparte ha preferito addebitare ai consumatori con pubbliche minacce di interruzione del servizio in caso di mancato pagamento del conguaglio (art. 24 Cod. Cons.). Una volta di più emerge come Abbanoa, in spregio alle disposizioni del codice del consumo abbia voluto far cassa sui consumatori /utenti, anziché agire nel rispetto dei principi di legalità, buon andamento e trasparenza oltre che buona fede.

4) Mancanza di previsione contrattuale e violazione contrattuale (art. 6.1 della Carta del Servizio Idrico).
mancanza di una disposizione contrattuale che legittimi Abbanoa a fatturare conguagli regolatori, a distanza di tanti anni dall’effettivo consumo, in spregio dei consueti principi civilistici che Abbanoa, agendo nel diritto privato, è obbligato a rispettare. La mancanza di una clausola in tal senso rende illegittima la fattura, oggi contestata, e si pone in violazione delle disposizioni in tema di trasparenza, di buona fede e correttezza nelle relazioni contrattuali, oltre che di irretroattività, come sopra richiamate, e conferma che Abbanoa ha posto in essere una condotta inquadrabile nell’abuso del diritto e di posizione dominante. Una condotta che si censura essere assolutamente illegittima ed in contrasto con l'impianto normativo di rango legislativo esistente.
“Siamo dinanzi – ha concluso Pili – ad evidenti e palesi illegittimità e irragionevolezze della pretesa economica dell’ente gestore del servizio idrico a titolo di “partite pregresse”, oltreché l'ingiusto e lesivo inserimento unilaterale di tali conguagli in fattura per violazione dei principi di trasparenza, correttezza e buona fede previsti nel contratto. Le “partite pregresse” sono il tentativo maldestro di far pagare la malagestione ai cittadini con una pretesa infondata e non provata in alcun modo, oltre che decisamente prescritta. Per questo motivo la contrasteremo in ogni modo e in ogni grado di giudizio”.