VIAGGIO A BADU 'E CARROS E RITORNO, DAI BRIGATISTI AI TERRORISTI ISLAMICI

L’escursione termica si sente. Fuori gelo, dentro caldo. Il codice del vecchio carcere di Badu ‘e Carros, qui dentro, vale da sempre per tutti. Dai brigatisti rossi ai capi della mala organizzata, dal detenuto comune al terrorista jiadista: rispetto chiama rispetto. E’ un equilibrio non facile ma qui a Nuoro si tocca con mano. Una conduzione più sarda, anche se manca direttore effettivo e in pianta stabile. Follia di un governo penitenziario che lascia la Sardegna con meno del 50% dei direttori necessari, nonostante l’eterna discarica sia in continua evoluzione. Il braccio AS2, quello dell’alta sicurezza dedicata ai terroristi internazionali è nascosto nei meandri di questo carcere storico con fondazioni forti e stabili, in tutti i sensi. Percorri tratti vetusti, altri nuovi e fiammanti, rimessi a nuovo con riscaldamento a manetta e tecnologia avanzata. Per raggiungere il braccio islamico ti imbatti in tradizionali e significativi murales di Sardegna, con bandiera dei quattro mori in quadricromia impressa sulla parete più ampia verso il braccio dei detenuti comuni.

Per il resto nell’esagono centrale paesaggi di vita di Sardegna. Poi il tunnel interno, ancora abbandonato dalle ristrutturazioni necessarie. Capisci di essere arrivato nel braccio islamico quando una porta nera ultrablindata segna il codice rosso. Spie fisse accese. Vietato l’ingresso. Serve il codice vocale di una sola persona. Ti aprono gli uomini del corpo speciale della polizia penitenziaria. I ragazzi teste di cuoio del Gom, gruppo operativo mobile. Quello specializzato nel trattamento di detenuti ad altissimo rischio. Il corridoio è breve. La mia visita ispettiva non era preannunciata ma dentro il braccio islamico ci sono 6 agenti dei Gom. Sei specialisti per quegli otto detenuti accusati di aver gestito organizzazioni terroristiche di livello internazionale, la maggior parte in attesa di giudizio. Un rapporto decisamente diverso da quello di Sassari. Nel braccio jiadista di Bancali, quando arrivo, anche in quel caso senza preavviso, c’è solo un agente per 18 terroristi conclamati e la maggior parte condannati, tra cui uno dei trenta della black list dei terroristi più pericolosi individuati dall’amministrazione Obama. Un rapporto scandaloso che mette, se ne fosse ancora bisogno, in rilievo le carenze gravissime del carcere sassarese con oltre il 40% dei vuoti in organico. E con gli agenti sempre in pericolo. Nel carcere nuorese gli agenti dei Gom sono tutti sardi, rientrati nell’isola qualche anno fa per gestire capimafia e non solo. Sono stati assegnati, sperimentalmente, alla gestione del braccio più pericoloso di Badu ‘e Carros. Sperimentazione che dovrebbe essere regola. Sempre gli stessi 15 uomini che governano sempre gli stessi 8 detenuti. Ne conoscono ogni pensiero e azione. Nessuna intemperanza. Nessuna cella devastata. Un rapporto numerico decisamente superiore a quello riservato a Sassari dove ogni giorno quei pochi agenti sono esposti ad ogni tensione, con personaggi decisamente più rilevanti. Ma anche a Baddu ‘e Carros gli uomini del califfato non scherzano. Apparentemente bravi ragazzi, padri di famiglia. Facile considerarli degli invisibili. Le cronache giudiziarie, anche se non definitive, raccontano altro”.

Tra loro il nome di maggior spicco è quello di Abdul Rahman Nauroz, alias «Mala Omar», alias «Halo», alias «Tarany», alias «Sarzaby Nanasraw», alias «Omar Shaeazury», un uomo tranquillo, apparentemente, poi gli inquirenti hanno capito che era il capo del reclutamento. Secondo il Ros dei carabinieri che da Roma ha inseguito per 5 anni la cellula del radicalismo islamico in mezza Europa - era il fulcro della cellula che da Merano aveva ramificazioni in Norvegia, Finlandia e Gran Bretagna.

In carcere con accusa per proselitismo jihadista, con rito abbreviato 6 anni, 2 mesi e 20 giorni di carcere, il marocchino Abderrahim El Khalfi, pizzaiolo di 38 anni, arrestato a Roma l'1 luglio 2015 e ritenuto appartenente ad una presunta cellula terroristica. Secondo l'accusa, l'uomo, attraverso un'attività di proselitismo su web, si proponeva anche la pianificazione e l'esecuzione di atti terroristici in Italia e in Nord Africa. Da dietro le sbarre della sua cella dice esplicito: questo tipo di carcere è una scuola di terrorismo, è una detenzione incivile con 20 ore in cella.

A fargli compagnia nel braccio islamico di Badu ‘e Carros Antar Mustafa A.H. Hachim, 43 anni, egiziano, macellaio in cassa integrazione, viveva a Cassano D’Adda (Milano), dove secondo le indagini dei carabinieri conduceva una vita dimessa, senza dare nell’occhio. In rete però, sempre secondo gli investigatori, si muoveva alla ricerca di seguaci dell’Islam radicale pronti a partire per andare a combattere in Nord Africa.

Nessuno di loro si muoverà da qui dentro, i processi saranno in teleconferenza. Loro scelta. Preferiscono il carcere ristretto che affrontare la continuità territoriale per raggiungere i luoghi dei processi.

Il carcere di Nuoro non si ferma con i terroristi islamici. Agli 8 jiadisti si aggiungono ben 90 detenuti del braccio AS3, esponenti di spicco del traffico internazionale di droga. Tra loro nomi di spicco, insieme a Graziano Mesina. Appartato e poco propenso alla socializzazione, raccontano. Braccio carcerario rimesso a nuovo, con ballatoio e silenzio religioso. Segno che qui il comandamento dai rispetto, ricevi rispetto è pienamente in vigore.

Lasciandosi la detenzione alle spalle in uno snodo del carcere ti imbatti in un lucchetto che ha poco di carcere. Il braccio storico di Badu ‘e Carros. La residenza dei terroristi rossi e dei camorristi più incalliti. Il braccio della morte. Chiuso, sta crollando. L’allora presidente della corte d'appello Salvatore Buffoni, definì il supercarcere di Badu 'e Carros un «focolaio di violenza che rischia di incendiare la Barbagia».

Non erano semplici timori. Nel 1980, durante una rivolta, furono uccisi Biagio Iaquinta, 28 anni, cosentino, e Francesco Zarrillo, 34 anni di Caserta. Per quel delitto furono condannati Pasquale Barra (detto O' Animale), il boia delle carceri Cesare Chiti e il cutoliano Marco Medda. Una delle due vittime fu decapitata. Poi fu la volta di Claudio Olivati, strangolato durante l'ora d'aria. Ma il 17 agosto del 1981 fu soprattutto l'omicidio di Francis Turatello «Faccia d'Angelo», boss della mala milanese, che mostrò cosa stava diventando il supercarcere nuorese nel quale erano compresse realtà criminali e politiche estreme: un mattatoio. Durante l'ora d'aria Turatello venne assalito e massacrato a coltellate. I suoi boia gli strapparono il cuore dal petto e lo morsero come gesto di estremo dileggio. Poi Turatello fu sventrato. Quel braccio ora cade a pezzi. L’amministrazione penitenziaria ha deciso di spendere altri milioni per costruire un nuovo edificio, come se non bastasse quello esistente, che magari ristrutturato potrebbe adempiere alla sua funzione. L’obiettivo di Roma però è un altro, riempiere anche Nuoro di altri detenuti, nonostante la carenza d’organico anche qui sia all’ordine del giorno.

Non meno di 70/80 gli agenti che mancano, oltre il 30%. Troppi per garantire l’equilibrio di un carcere apparentemente tranquillo ma con la storia che impone cautela. Un equilibrio garantito dall’esperienza del corpo di polizia penitenziaria ma precario per responsabilità di chi continua ad accumulare in Sardegna criminali di ogni genere, sempre più pericolosi. Una escalation sempre più grave che va fermata prima che sia troppo tardi.